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Francesco: la fede è l'eredità più grande da trasmettere ai figli

Papa Francesco amministra 26 battesimi nella Cappella Sistina. La fede “è la più grande eredità” che i genitori possono trasmettere ai figli

Parole chiave: Battesimo (16), fede (52), papa Francesco (654)
Francesco: la fede è l'eredità più grande da trasmettere ai figli

“Non dimenticatevi che la più grande eredità che voi potrete dare ai vostri bambini è la fede. Abbiate cura che non venga persa, di farla crescere e lasciarla come eredità”. È l’augurio del Papa ai genitori dei 26 bambini, 13 maschi e 13 femmine, battezzati ieri – come è tradizione nella festa del Battesimo di Gesù – nella Cappella Sistina. “Vi auguro questo oggi, in questo giorno gioioso per voi”, le parole di Francesco: “Vi auguro che siate capaci di far crescere questi bambini nella fede e che la più grande eredità che loro riceveranno da voi sia proprio la fede”. “Quaranta giorni dopo la nascita, Gesù è portato al Tempio. Maria e Giuseppe lo portarono per presentarlo a Dio”, ha esordito il Papa nell’omelia: “Oggi, nella festa del battesimo del Signore, voi genitori portate i vostri figli a ricevere il battesimo, a ricevere quello che avete chiesto all’inizio, quando io vi ho fatto la prima domanda: ‘La fede. Io voglio per mio figlio la fede’. E così la fede viene trasmessa da una generazione all’altra, come una catena, nel corso dei tempi”. “Questi bambini, queste bambine, passati gli anni, occuperanno il vostro posto con un altro figlio – i vostri nipotini – e chiederanno lo stesso: la fede”, ha fatto notare il Papa: “La fede che il battesimo ci dà. La fede che lo Spirito Santo oggi porta nel cuore, nell’anima, nella vita di questi vostri figli. Voi avete chiesto la fede. La Chiesa, quando vi consegnerà la candela accesa, vi dirà di custodire la fede in questi bambini”.

Sotto gli affreschi di Michelangelo, in una Cappella Sistina insolitamente vestita a festa di famiglie con bambini, il Papa ha concluso la sua breve ma intensa omelia con un riferimento molto concreto alla vita familiare. “E un avviso soltanto”, ha detto nel finale, ritornando su un tema a lui caro: “Quando un bambino piange perché ha fame, alle mamme dico: se il tuo bambino ha fame, dagli da mangiare qui, con tutta libertà”.

Poi la recita dell'Angelus, con la ripresa del tema del Battesimo. La “realtà stupenda di essere figli di Dio comporta la responsabilità di seguire Gesù e riprodurre in noi stessi i suoi lineamenti: mansuetudine, umiltà, tenerezza” ha detto il Papa, prima di recitare l’Angelus di ieri dalla finestra del Palazzo apostolico. “E questo non è facile, specialmente se intorno a noi c’è tanta intolleranza, superbia, durezza”, ha ammesso Francesco: “Ma con la forza che ci viene dallo Spirito Santo è possibile!”, ha assicurato ai fedeli che gremivano la piazza, soffermandosi sul battesimo di Gesù, “attestato da tutti e quattro i Vangeli”. Nel battesimo cristiano, ha spiegato, lo Spirito Santo “è l’artefice principale: è Colui che brucia e distrugge il peccato originale, restituendo al battezzato la bellezza della grazia divina; è Colui che ci libera dal dominio delle tenebre, cioè del peccato, e ci trasferisce nel regno della luce, cioè dell’amore, della verità e della pace”. “Lo Spirito Santo, ricevuto per la prima volta nel giorno del nostro Battesimo, ci apre il cuore alla Verità, a tutta la Verità”, ha proseguito il Papa: “Lo Spirito spinge la nostra vita sul sentiero impegnativo ma gioioso della carità e della solidarietà verso i nostri fratelli, ci dona la tenerezza del perdono divino e ci pervade con la forza invincibile della misericordia del Padre”.

Il Papa ha poi affidato un "compito a casa" ai fedeli. “Oggi, festa del Battesimo di Gesù, pensiamo al giorno del nostro Battesimo, ringraziamo per questo dono e riaffermiamo la nostra adesione a Gesù, con l’impegno di vivere da cristiani, membri della Chiesa e di una umanità nuova, in cui tutti sono fratelli. Il battesimo si riceve una volta sola, ma va testimoniato tutti i giorni, perché è vita nuova da condividere e luce da comunicare, specialmente a quanti vivono in condizioni non degne dell’uomo e camminano su sentieri tenebrosi”.

Fonte: Sir
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