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Gesù ci visita dentro le nostre paure, oltre le porte chiuse - II domenica di Pasqua

E' proprio nella “sera” della speranza e attraverso le porte chiuse delle nostre paure che Gesù viene. L’amore non conosce barriere e, senza abbatterle, le attraversa. Ed è grande lo stupore nel non udire da Lui alcuna parola di rimprovero, di colpevolizzazione o di condanna. Come per i suoi discepoli ieri, così anche per noi oggi, il Crocifisso Risorto sa solamente dire: “Pace a voi!”. Ed è proprio tutto ciò di cui abbiamo estremo bisogno

Gesù ci visita dentro le nostre paure, oltre le porte chiuse - II domenica di Pasqua

Ciò che appare evidente dai racconti della resurrezione è che non sono i discepoli ad andare in cerca di Gesù Risorto, ma che è sempre Lui ad andare incontro a loro. Questo, a dispetto di quanti pensano che la resurrezione di Gesù sia frutto di una riflessione dei suoi amici, desiderosi di conservarlo ancora in vita nella loro memoria. E poi, a quale persona di buon senso verrebbe in mente di poter incontrare vivo chi sa essere morto e sepolto da tre giorni? Se per le donne l’incontro con Gesù avviene al mattino, come il sorgere inatteso di un sole senza più tramonto, i suoi discepoli devono attendere la sera per incontrarlo. Pare quasi che per loro debba prolungarsi quel buio in cui, diversamente dalle donne, li aveva cacciati la loro paura, già dalla sera in cui avevano abbandonato il loro maestro al momento della cattura. 

Una presenza che vince la paura 

Benedetta, però, quella sera, perché è la nostra sera. Benedetta quella stanza chiusa per paura, perché è la stanza i cui tutti ci troviamo ad abitare quando raggiungiamo le zone più oscure del nostro cuore. Benedetta quella paura dei discepoli, perché più nessuno si vergogni di aver paura. Tutto ciò torna ad esser ancor più dolorosamente vero in questi giorni, “ora che già sconvolta scorre notte/…ora, mentre schiavo il mondo d’abissale pena soffoca” (Ungaretti). Eppure, è proprio nella “sera” della speranza e attraverso le porte chiuse delle nostre paure che Gesù viene. L’amore non conosce barriere e, senza abbatterle, le attraversa. Ed è grande lo stupore nel non udire da Lui alcuna parola di rimprovero, di colpevolizzazione o di condanna. Come per i suoi discepoli ieri, così anche per noi oggi, il Crocifisso Risorto sa solamente dire: “Pace a voi!”. Ed è proprio tutto ciò di cui abbiamo estremo bisogno. Quando la paura e il buio ci attanagliano il cuore, non sono i ragionamenti a farci ritrovare la pace. Sono solo la voce buona e la mano affidabile di una presenza amica che può aiutarci ad attraversare le oscurità profonde della vita. Il dono pasquale della pace scaturisce proprio dalla presenza di Gesù risorto che viene a visitare e ad abitare le prigioni più buie e impenetrabili dell’esistenza. 

Vedere attraverso le ferite 

Per quei poveri uomini feriti dalla loro vergogna e dalla loro paura, sono le ferite che Gesù mostra loro nelle sue mani e nei suoi piedi, ad aprire gli occhi sul loro amico risorto e vivo. Attraverso quelle piaghe i discepoli intravedono la via d’uscita dalle loro paure. Ieri come oggi Gesù non disdegna di visitarci dentro le nostre meschine storie personali e comunitarie, per soffiare su di esse il dono del suo Spirito. C’è sempre però il rischio di non accettare di vivere dentro queste nostre comunità che appaiono talora così povere e meschine, come fu quella dei primi amici di Gesù. Così facendo, rischiamo di precluderci l’incontro con il Risorto. Un po’ quello che accadde a Tommaso, che non era presente quella sera di Pasqua. E’ infatti dentro questa povera Chiesa di poveri uomini e di povere donne che il Signore non si stanca di farsi trovare presente con la sua parola e il suo pane di vita. Potessimo scoprire il dono di pace e di forza che ci viene da quel pane spezzato per noi, anche se ridotto alle poche briciole sul palmo della mano del vescovo Van Thuan, che per tredici anni in cella d’isolamento celebrò di nascosto l’Eucaristia. Anche in quella prigione del Vietnam Gesù passava a porte chiuse.

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