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Gesù “reclama” per Dio tutto l’uomo - XXIX domenica del Tempo Ordinario

L’immagine impressa sul volto dell’uomo è quella del suo Creatore. Non si tratta di riservare per Dio solo le espressioni della “religiosità”, lasciando al potere politico tutto il resto. Piuttosto, si tratta di “rendere a Dio” tutto l’uomo, che è creato, appunto, a sua immagine

Gesù “reclama” per Dio tutto l’uomo - XXIX domenica del Tempo Ordinario

Il regno di Dio non riguarda la gestione del potere temporale: eppure, anche le autorità civili possono contribuire alla realizzazione del progetto di Dio sull’uomo.
Rendete a Dio quello che è di Dio
Rimproverati da Gesù, i farisei inviano i propri discepoli con gli “erodiani”, sostenitori di una sostanziale “fedeltà” all’Impero, per mettere alla prova Gesù (Mt 22,15-21): “E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare?”. La domanda voleva provocare una presa di posizione politica che potesse essere utilizzata contro Gesù: se avesse detto “sì”, sarebbe stato presentato anche lui come “collaborazionista” del potere “occupante”; se avesse detto “no”, sarebbe stato denunciato come “ribelle” nei confronti dell’autorità costituita. La sua, però, non è solo una risposta astuta e nemmeno la semplice affermazione di un – pur legittimo – principio di distinzione tra il potere politico e quello religioso. Se l’immagine sulla moneta utilizzata è quella di Cesare, è giusto che gli venga restituito quanto gli appartiene: per chi usufruisce di un dato sistema politico-economico, un’adeguata tassazione permette di mantenerne il regime monetario. Ma per chi riconosce che l’immagine impressa sul volto dell’uomo è quella di Dio (Gen 1,26), l’affermazione “rendete a Dio quello che è di Dio”, diventa sconvolgente: non si tratta di riservare per Dio solo le espressioni della “religiosità”, riservando al potere politico tutto il resto. Piuttosto, si tratta di “rendere a Dio” tutto l’uomo che è creato, appunto, “a immagine di Dio”. Pur riconoscendo la legittima autonomia del potere politico – quando realizza in maniera corretta il proprio compito – Gesù “reclama” per Dio l’intera esistenza dell’uomo, che deve essere trasformata dalla relazione vitale con Lui in tutti i suoi aspetti.
Io sono il Signore, non ce ne sono altri
Ciro il Grande, re di Persia, dopo aver conquistato Babilonia, nel 538 a.C. emana un editto grazie al quale gli Ebrei – ancora in esilio – poterono tornare in patria e iniziare a ricostruire il tempio di Gerusalemme: “Così dice Ciro, re di Persia: «Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!»” (2Cr 36,23). Nel brano proposto come prima lettura (Is 45,1.4-6) il profeta Isaia presenta questo fatto come la realizzazione del disegno di Dio sulla storia: “Io l’ho preso per la destra, per abbattere davanti a lui le nazioni”. Probabilmente lo scritto profetico è rivolto agli Israeliti che diffidavano di questo nuovo “leader”, per cui temevano di partire per rientrare nella Terra promessa: vengono dunque incoraggiati a riconoscere, anche in un evento puramente politico, la capacità di Dio di guidare la storia. Se può essere pericoloso vedere nei “potenti di turno” degli “inviati” di Dio – soprattutto quando essi stessi si presentano come tali – occorre però imparare a leggere i segni concreti dell’agire di Dio nelle vicende umane.
Siete stati scelti da lui
Il più antico scritto cristiano, la lettera ai Tessalonicesi, inviata tra il 50 e il 51 d.C., inizia con un breve saluto a cui segue immediatamente una preghiera di ringraziamento che, lontano dall’essere una “captatio benevolentiae”, esprime proprio la capacità di riconoscere l’agire di Dio nella vita dei cristiani a cui si rivolge (1Ts 1,1-5). Lodando Dio, dunque, l’Apostolo compie una vera e propria opera di “evangelizzazione”, in quanto aiuta i credenti a riconoscere la “buona notizia” realizzata nella propria esperienza concreta. Ne emergono cinque elementi essenziali, che potrebbero caratterizzare ogni credente in Cristo.
I primi tre presentano le virtù “teologali”: una capacità di agire ed operare che è mossa dalla fede, un impegno, a volte faticoso, che è sostenuto dalla carità, e una fermezza – nonostante le prove – che è sostenuta dalla speranza riposta in Gesù Cristo.
Il quarto elemento esprime una consapevolezza che dovrebbe essere di ogni cristiano: “siete stati scelti da lui”, per cui non avete nulla da “vantare” come vostra “conquista”, ma neanche nulla da “temere”, poiché colui che vi ha scelto è capace di realizzare quanto ha promesso. L’ultimo mette in evidenza come il Vangelo, che Paolo ha portato con la parola della predicazione, si è diffuso grazie a un dono ricevuto – la potenza dello Spirito Santo – che però opera solo se c’è la “profonda convinzione”, ossia la libera risposta dell’uomo.

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