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Giovani e santità: una strada bella e possibile

Cosa vuole dire Gesù al mondo con la tua vita? E’ la chiamata alla santità che il Papa fa risuonare nella esortazione “Gaudete et Exsultate”. Domanda rivolta anche ai giovani

Parole chiave: Pastorale giovanile Treviso (2), don Lorenzo Zannoni (1), giovani (230), fede (47), santità (14)
Giovani e santità: una strada bella e possibile

“Voglia il cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita. Lasciati trasformare, lasciati rinnovare dallo Spirito, affinché ciò sia possibile, e così la tua preziosa missione non andrà perduta” (Gaudete et Exsultate n. 24). Trovo bello questo invito che papa Francesco rivolge a tutti nell’Esortazione apostolica sulla chiamata alla santità, spingendoci a riconsiderare la santità come via concreta di risposta a quella parola che il Signore ci rivolge.
Cosa vuole dire Gesù al mondo con la tua vita? Mi sembra di sintetizzare così la chiamata alla santità che il nostro pontefice vuol far risuonare nell’esortazione. Domanda rivolta a tutti, ma che non può rimanere inevasa per nessuno, tanto meno per i giovani in cerca della propria via verso il futuro. Questo invito alla santità che pervade tutta l’esortazione si innesta in un tempo ecclesiale sempre più aperto al mondo giovanile. Non va dimenticato che il prossimo ottobre tutti i vescovi si riuniranno per un nuovo Sinodo, sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
Concetto e termine fuori moda? Il dialogo ecclesiale è già aperto da tempo e le prospettive sembrano stimolanti, tuttavia c’è da chiedersi subito quanto i giovani sentano davvero questa chiamata alla santità; dobbiamo infatti riconoscere che nel linguaggio giovanile il termine santità rischia di perdersi nelle nebbie del desueto e del “fuori moda”; ne è riprova il fatto che se si va a digitare sui social #santità si noterà facilmente come per effetto boomerang tutto vada a riferirsi al Papa, ai santi del passato o a immagini di chiese; come a dire: “sono affari vostri, noi non c’entriamo”!
Ma se parlare di santità giovanile è una prospettiva perdente in termini di linguaggio, le cose cambiano in termini di significato intrinseco. I giovani infatti, pur non riconoscendo un fascino nella chiamata alla santità, sono senz’altro attratti da orizzonti ad essa affini.
Desiderio di autenticità. Un primo grande orizzonte verso la santità si tratteggia attraverso quello che definirei il loro profondo desiderio di autenticità: ai giovani piace che emerga ciò che è più sincero, coerente, limpido non solo riguardo loro stessi, ma anche circa la realtà e le persone che li circondano. Questa loro sete enorme viene frustrata dalle ambiguità e malizie con cui troppo spesso, e a volte troppo presto, si trovano a sbattere. Eppure permane la spinta e l’attrazione verso ciò che è autentico, che non è toccato da macchie di peccato e incoerenza. Questo desiderio diventa spesso un grido verso il mondo adulto che li porta a invocare un ritorno a ciò che davvero conta, a venire considerati e guardati attraverso uno sguardo fiducioso e benevolo, che faccia loro percepire come sia bello essere se stessi e cercare, magari col Signore, la propria profonda identità.
Relazioni, famiglia, Chiesa. Don Rossano Sala, uno dei segretari incaricati dal Papa per il prossimo Sinodo, con altre parole sembra confermare questo sentore: “Una Conferenza episcopale ci ha scritto che abbiamo a che fare con una «generazione mistica», alla ricerca di trascendenza in un mondo dominato dall’immanenza, dove sembra che il consumo sia al primo posto. Certo, i ragazzi consumano. Ma non sono riempiti da questo e se ne rendono conto. Molte indagini mostrano che sono alla ricerca più di beni relazionali che materiali, soprattutto nel nostro mondo occidentale, in particolare di amicizia, amore, famiglia. Paradossale, in un momento in cui la famiglia vive una crisi per molti motivi. E quando parlano della Chiesa la intendono nell’ottica familiare. Sono alla ricerca di una Chiesa che non sia istituzionale, ma accogliente, una Chiesa che sia casa”. “I giovani sono anche spesso critici nei confronti della Chiesa - continua don Rossano -. Ma a mio parere molte delle loro critiche sono costruttive. Quando si va in profondità, ci si accorge che le loro sono critiche verso una Chiesa che vogliono più santa, vera, coerente”.
La ricerca della gioia vera. Oltre ad autenticità e coerenza vi è un secondo orizzonte, intersecato perfettamente dai messaggi del santo Padre, che attraversa i secoli di intere giovani generazioni: la ricerca della vera gioia. Entusiasmo, gioia e passione sono infatti caratteristiche vitali per una “santità giovane”. Ancora molti giovani sono abitati da questa freschezza e la Chiesa vuole alimentare in loro la ricerca di gioia ed entusiasmo secondo uno stile bello e sano. Spesso infatti i giovani si imbattono in miraggi di gioia facili e deludenti e con sempre più frequenza sono spinti a cercare la gioia lontano dal Signore. Invece, papa Francesco ci insegna come sia proprio la gioia uno dei motori più importanti per correre sulla via della santità: “Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo. Senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è gioia nello Spirito Santo, perché all’amore di carità segue necessariamente la gioia… se lasciamo che il Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, allora potremo realizzare ciò che chiedeva san Paolo: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti»” (GE n°122).
Alla luce delle parole del pontefice sento di poter concludere che la santità giovanile è una strada più che mai percorribile e presente nel cuore di molti giovani, tuttavia ancora nascosta e spesso latente. Il giovane d’oggi va aiutato in tutti i modi a uscire dal guscio per manifestare la gioia e l’entusiasmo dei suoi anni e a credere con forza alla promessa di autenticità che il Signore gli rivolge. Quanto è preziosa, allora, l’intuizione del nostro santo Padre di volere un Sinodo sui giovani che metta al centro la loro fede e il discernimento della loro personale vocazione. Diventerà davvero un’occasione per alimentare nella vita della Chiesa una nuova ondata di giovane santità.
* vicedirettore ufficio diocesano di Pastorale giovanile

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