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Giovani: la veglia per la Gmg in cinque diverse chiese della diocesi

Cosa vuol dire “cadere nelle braccia di Dio”? Abbiamo avuto modo di intravedere una risposta riunendoci in preghiera con il vescovo Michele sabato 20 novembre scorso, in occasione della Giornata mondiale della gioventù

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Veglia Gmg

Cadere, perdere l’equilibrio, smarrire il sentiero, sentire la presa sui punti di riferimento farsi sempre meno salda… Si tratta di situazioni difficili da vivere; esse sono infatti in grado di disorientare fortemente chiunque si trovi a subirle. Cosa vuol dire quindi “cadere nelle braccia di Dio”? Abbiamo avuto modo di intravedere una risposta riunendoci in preghiera con il vescovo Michele sabato 20 novembre scorso. In contemporanea, in cinque chiese della Diocesi, si è tenuta la tradizionale veglia dei giovani, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, fissata da papa Francesco, da quest’anno in poi nella solennità di Cristo Re. A Treviso, Monastier, Montebelluna, San Martino di Lupari e Mirano, tanti giovani, provenienti dai diversi vicariati, si sono incontrati per pregare e condividere con gioia la fede e l’appartenenza alla comunità cristiana; a Mirano la veglia era presieduta dal vescovo Michele, nelle altre chiese dai suoi vicari. “Cado nelle Tue braccia” è stato il tema che ci ha accompagnato, e l’immagine della locandina suggeriva questo paradossale e vitale rovesciamento: una caduta dal mare verso il cielo, nelle braccia del Padre.

La testimonianza di san Paolo
La veglia è iniziata con la coinvolgente testimonianza di San Paolo: un giovane attore ha raccontato in prima persona, in una sorta di monologo teatrale, la conversione di Saulo; mentre cavalcava verso Damasco per perseguitare i Cristiani, è stato travolto da una luce talmente intensa da disarcionarlo e, al contempo, così evocativa e accogliente da cambiarlo per tutta la vita. Al racconto di Paolo ha fatto seguito il secondo momento della veglia, un lungo tempo di silenzio, in cui ciascuno ha potuto scegliere come abbandonarsi tra le braccia del Signore, muovendosi tra quattro possibilità: in chiesa c’era la presenza di Gesù nell’adorazione eucaristica, per una preghiera cuore a cuore, ed erano disponibili tanti sacerdoti per la riconciliazione e anche altre persone (religiose/i, coppie di giovani sposi, singoli) per “quattro chiacchiere in verità”; in una sala separata si poteva dedicarsi all’ascolto della Parola di Dio. A conclusione di questo momento, è stata offerta da chi presiedeva la veglia una meditazione.

Cadere e chiedere aiuto
Il vescovo Michele ci ha aiutati a entrare nell’esperienza della “caduta”, anche facendo riferimento alla propria personale esperienza. Ci ha ricordato che risulta spesso difficile accettare aiuto e ancor di più chiederlo; tuttavia, possiamo affidarci a Dio con assoluta fiducia e serenità: Egli ama tutti noi di un Amore immenso e incondizionato, sciolto da qualsiasi giudizio o contratto, ed è questo che rende così bello e naturale il lasciarsi cadere tra le Sue braccia. Anche noi possiamo farci travolgere dalla stessa luce di san Paolo, impegnandoci quindi a cercarla, riconoscerla e a farci guidare da essa. Infine, il vescovo ci ha suggerito che, se cercheremo di vedere l’Amore di Dio in ogni aspetto della nostra vita, sarà per noi più facile amarci e amare gli altri a nostra volta. Per essere strumenti nelle mani del Signore, abbiamo concluso la veglia con un gesto: ognuno di noi ha scritto il nome di una persona, perché il Signore possa farla “cadere nelle Sue braccia”. Così, tutti insieme, le nostre vite potranno essere manifestazione della sua Bellezza.

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