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Grazia sovrabbondante dalla risurrezione - III DOMENICA DI PASQUA

La novità di vita in noi è il segno più grande della vittoria di Cristo sul male e sulla morte

Grazia sovrabbondante dalla risurrezione - III DOMENICA DI PASQUA

Con quattro scene memorabili il Vangelo di Giovanni presenta la terza manifestazione di Gesù Risorto ai suoi discepoli: anzi la quarta. Protagonista principale e punto di riferimento per ogni credente, infatti, in questa domenica, è Simon Pietro, ma non va dimenticata Maria Maddalena.    

Quella notte non presero nulla

La scena inziale è alquanto desolante: i pescatori che erano stati chiamati da Gesù per una nuova missione di annuncio, pur avendo visto personalmente il risorto e avendo fatto una straordinaria professione di fede (anche Tommaso è nominato in questo gruppetto), sembrano rassegnati a tornare semplicemente al proprio lavoro di prima (Gv 21,1-3). Come se, alla fine, non fosse cambiato proprio nulla. Il dramma è che non sembrano più nemmeno capaci di fare quello che hanno sempre fatto in precedenza: infatti, in quella notte non presero proprio nulla.
Ma all’alba, quando ormai le speranze di una pesca fruttuosa sembrano totalmente svanite, appare Gesù Risorto, anche se ancora non lo riconoscono. In un primo momento si presenta come bisognoso, chiedendo qualche cosa da mangiare, ma poi sarà lui a offrire tutto ciò che i discepoli stavano cercando (Gv 21,4-8). Sembra di rivivere la scena descritta nel capitolo sesto, quando Gesù, lungo il lago di Tiberiade, durante la festa di Pasqua moltiplica i cinque pani e i due pesci condivisi da un ragazzino. Questi due eventi sono da sempre ricordati insieme, poiché il luogo di questa ultima apparizione del Risorto si trova vicinissimo alla chiesa della Moltiplicazione dei pani. E in effetti la dinamica è la medesima: Gesù interpella i discepoli con una richiesta di cui non sembrano in grado di farsi carico; questi, dopo aver accolto la richiesta di fare quel che possono – anche se il loro contributo appare totalmente inadeguato – sperimentano una sovrabbondanza insperata. Ecco perché il Discepolo amato e gli altri finalmente lo riconoscono: si tratta di una caratteristica del modo di agire di Gesù.
La terza scena, in effetti, lo presenta mentre prepara loro da mangiare: nessuno ha più bisogno di chiedergli chi sia, perché ormai tutti lo hanno riconosciuto (Gv 21,9-14). A questo punto, l’evangelista annota: “Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti” (Gv 21,14). Qualcuno fa notare che, in verità, era apparso anche a Maria Maddalena la quale, tra l’altro, era stata la più pronta a riconoscerlo e a farsi annunciatrice della buona notizia: però quell’esperienza era effettivamente riservata solo a lei e non a tutto il gruppo dei discepoli.

“Mi ami più di costoro?”

La quarta scena concentra, invece, l’attenzione sul dialogo tra Gesù e Pietro, che in questo caso viene interpellato con il suo patronimico: “Simone, figlio di Giovanni” (Gv 21,15-19). Ai tre rinnegamenti di quella drammatica notte seguono tre domande ripetute e caratterizzate da una sorta di progressione al contrario (si potrebbe anche dire “regressione”?). La risposta che Pietro al momento è in grado di offrire è sempre la stessa: “Tu lo sai che ti voglio bene”. Ma Gesù, almeno in un primo tempo, sembra voler puntare più in alto. Inizia chiedendo: “Mi ami più di costoro?” (Gv 21,15). Poi sembra abbassare un po’ il tiro: “Mi ami?” (Gv 21,16). Infine, avendo sentito una risposta non totalmente adeguata alla domanda, chiede a Pietro quello che è capace di offrire in quel momento: “Mi vuoi bene?” (Gv 21,17). Dopo ciascuna delle risposte, Gesù conferma la sua intenzione di affidare comunque il suo gregge a Pietro. Gli indica quale dovrebbe essere l’ideale a cui mirare, ossia un amore al di sopra di quello degli altri, ma gli rinnova la fiducia anche a partire da quel che è in grado concretamente di offrire. Se non altro, a questo punto, la consapevolezza di Pietro della propria povertà è decisamente maggiore di quella manifestata durante l’ultima cena, nella quale, in maniera entusiastica ma un po’ avventata, aveva detto, poco prima di rinnegarlo: “Darò la mia vita per te” (Gv 13,37).

“A colui che siede sul trono e all’Agnello, lode”

La Prima Lettura però ci consola, mostrandoci ancora un Pietro che è ormai totalmente riscattato dai tentennamenti vissuti durante la Passione: evidentemente quest’ultimo incontro con il Risorto, nel quale ha assunto una maggiore consapevolezza di sé, sentendosi rinnovare la fiducia da parte di Gesù, ha portato i frutti sperati.
La Pasqua, dunque, porta con sé alcuni frutti che si possono già sperimentare in questa vita: si tratta di un’esistenza trasformata, proprio come quella di Pietro. La novità di vita in noi e in chi si è lasciato toccare dalla grazia della risurrezione è ciò che si può constatare più facilmente e costituisce il segno più grande e convincente della vittoria di Cristo sul male e sulla morte. Ma, appunto, ne è solo un segno. Il Libro dell’Apocalisse, nel brano ascoltato come seconda Lettura, presenta ciò che sarà nella pienezza dei tempi, quando tutte le creature riconosceranno la signoria di Cristo, agnello immolato che siede sul trono. È il punto di arrivo: occorre tenerlo presente per orientare correttamente i nostri passi lungo il cammino.

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