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I 90 anni di mons. Magnani: "Non mi sento vecchio perché ho la pastorale nel sangue"

La messa di ringraziamento nella chiesa di Sant'Agnese e poi il pranzo condiviso con i sacerdoti in Seminario.

I 90 anni di mons. Magnani: "Non mi sento vecchio perché ho la pastorale nel sangue"

C'erano i fedeli della "sua" parrocchia di Sant'Agnese, c'erano cinque Vescovi concelebranti e c'erano tantissimi sacerdoti diocesani, molti dei quali ordinati proprio da lui: così stamattina alle 10.30 mons. Paolo Magnani, vescovo emerito di Treviso, ha festeggiato con una messa, nella chiesa di Sant'Agnese di Treviso, i suoi 90 anni. Una festa bella, partecipata, semplice e solenne al tempo stesso, dopo la festa "in famiglia" nella parrocchia di Sant'Agnese sabato sera, dopo la celebrazione eucaristica con il canto del Te Deum, il giorno del suo compleanno, il 31 dicembre. Tra i concelebranti il vescovo di Treviso, Gianfranco Agostino Gardin, i vescovi originari di Treviso, mons. Angelo Daniel, emerito i Chioggia, mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, mons. Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto e mons. Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi, la diocesi di cui mons. Magnani è stato pastore prima di arrivare a Treviso. Al termine della celebrazione mons. Gardin ha fatto dono a mons. Magnani di un libro, "Testimone fedele", edito dalla San Liberale, che raccoglie le sue omelie del Giovedì santo in Cattedrale, nei 15 anni del suo episcopato trevigiano. “Si tratta di un piccolo omaggio reso alla sua persona in occasione del suo novantesimo compleanno - scrive il vescovo Gardin nella presentazione -, come segno di gratitudine; ma possiamo dire che, nello stesso tempo, è un dono di mons. Magnani a questa Diocesi e in particolare al suo presbiterio”.

Pubblichiamo l'omelia integrale di mons. Magnani:

"Confratelli nell'Episcopato, presbiteri, diaconi, fedeli laici che rappresentate i vari carismi e doni battesimali nella vita consacrata, nella famiglia o in altre forme di vita cristiana laicale, umile e nascosta, vi saluto, tutti e ciascuno; tutti voi mi offrite una grande opportunità di fede e di grazia. A tutti dico: grazie!

Un ringraziamento particolare sento il dovere di rivolgerlo al nostro vescovo, mons. Gardin, per essersi fatto promotore di questo bel momento fraterno, e per gli auguri che mi ha rivolto, condividendoli con tutta la diocesi, attraverso il giornale diocesano “La Vita del Popolo”, auguri che ho gradito per l’affetto e la stima dimostratami. Grazie di cuore.

Novant’anni sono tanti, sono diversi, sono anelli di una lunga catena in cui nessun anello è inutile, o sprecato. Ognuno di questi anelli forma una vita, l'unica vita in cui ogni anello è collegato all'altro, arriva dall'altro e produce l'altro. È un'unica catena che sembra dire: ieri, oggi, domani.

Se volessimo evocare uno di questi novant’anni, sarebbe necessario evocare molte persone. Mi piacerebbe fare una chiamata, ma è impossibile perché il lungo tempo distrugge anche le memorie, i ricordi, anche se non tutti.

Eppure una chiamata si impone e penso alla chiamata di tante mani, di tante strette di mani, quella dei volti gioiosi o sofferenti, quelle delle molte richieste di preghiera. Come Vescovo ho conosciuto la vocazione dell'intercessore che continua anche oggi perché a volere esaudire tutte le richieste di preghiera mi occorrerebbero ancora alcuni anni.

Ricordare tutti, o riconoscere tutti, dico, è impossibile. Eppure ogni incontro mi ha plasmato, nessuno è stato banale, nessuno è stato casuale.

Alla luce di queste considerazioni il ricordo dei miei anni, mi si presenta come un evento di insieme, mi ispira una grande riconoscenza verso tanti, verso molti. La loro presenza ha dato senso alla mia presenza.

Desidero vivere questa circostanza come un forte momento di comunione e di condivisione. E qui mi si affacciano i volti dei familiari, di fratelli e sorelle nel sangue e nella fede, di collaboratori o persone generose e verso i quali ho il dovere della riconoscenza.

La celebrazione del novantesimo anno della mia vita mi consente di viverlo non come evento solitario ma quasi come epifania di coloro che hanno fatto con me la mia storia.

Parto dai miei genitori, parto dai miei parroci e cappellani, parto dai miei vescovi, parto dal mio seminario, da coloro che mi hanno educato. Parto dalla diocesi di Pavia, dalla diocesi di Lodi, e in modo del tutto e definitivo, dalla diocesi di Treviso, di cui sono tutt'ora vescovo emerito.

Io sono quello che hanno fatto di me tutte queste realtà personali e istituzionali. È così che il ricordo dei novant’anni diventa vita di tante vite, di tante condivisioni, diventa scelta affettiva di riconoscimento e di riconoscenza. Solo la riconoscenza riscatta la propria esistenza dall'oblio e le conferisce vera consistenza umana. È così che per me dire grazie è riconoscere e farmi riconoscenza.

Questo è il giorno della riconoscenza, è la giornata del mio ringraziare, il giorno memoriale della misericordia di Dio, il giorno anche di coloro che mi hanno usato misericordia. Novant’anni di vita dice una biografia corposa, ma per me vescovo è soprattutto biografia di fede, comunione dei santi, celeste e terrestre, vissuta in una rete di relazioni personali belle, e nello scambio di espressioni interiori concentrate nella celebrazione Eucaristica.

Se volessi individuare il filo conduttore di tutta la mia vita lo vedo nella vocazione sacerdotale ed episcopale. Quand’ero molto giovane, inserito nell'Azione Cattolica Ragazzi, sentivo parlare di apostolato. Più tardi alla voce apostolato ho sostituito quella di pastorale.

Forse non mi sento vecchio perché ho la pastorale nel sangue. Del resto il sangue di un vescovo non può essere che un sangue pastorale a somiglianza del Sangue di Gesù Cristo Buon Pastore, proteso a pensare, a pregare, a lavorare e a dare il tutto della propria vita per trasmettere la fede per amore di Gesù Cristo: “In Persona Christi”, come ho stampato nel mio stemma.

E per fare questo, novant’anni sono tanti e sono pochi. Comunque anche per me il tempo si è fatto breve.

Almeno in questa celebrazione Eucaristica, facciamo una bella alleanza fraterna e preghiamo gli uni per gli altri.

Il senso più spirituale e più cristiano di questo nostro essere qui, questa mattina nella chiesa di Sant'Agnese è l'Eucaristia, cioè la celebrazione della Pasqua di passione e di resurrezione di Cristo.

In questo momento ci associamo al grande rendimento di grazie di Gesù Cristo, nel quale confluiscono tutti i rendimenti di grazie dell’umanità e quindi anche il mio, umile e consapevole.

A voi dico: fatevi personalmente rendimento di grazie in modo che un unico grazie ci accomuni e incroci tutte le nostre esistenze, ci rafforzi nella fede e ci sostenga nella speranza.

Interceda per noi la Beata Vergine Maria e ci unisca al suo magnificat".

I 90 anni di mons. Magnani: "Non mi sento vecchio perché ho la pastorale nel sangue"
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