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I cento anni del Pime a Treviso: una storia di annuncio condiviso

A presiedere la celebrazione il vescovo Michele, che durante l’omelia, dopo la lettura del Vangelo di Matteo con l’invito rivolto ai discepoli da parte del Signore risorto ad andare a testimoniare e battezzare tutte le nazioni, ha sottolineato il prezioso ruolo che svolgono i missionari nella Chiesa.

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I cento anni del Pime a Treviso: una storia di annuncio condiviso

Sabato 18 giugno si è svolta nella parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice, a Treviso, la celebrazione per i 100 anni della presenza nel nostro territorio del Pime (Pontificio istituto missioni estere). A presiedere la celebrazione il vescovo Michele, che durante l’omelia, dopo la lettura del Vangelo di Matteo con l’invito rivolto ai discepoli da parte del Signore risorto ad andare a testimoniare e battezzare tutte le nazioni, ha sottolineato il prezioso ruolo che svolgono i missionari nella Chiesa.
“Questo Vangelo è la storia così come è - ha affermato il Vescovo -. Gli apostoli sono rimasti in undici, provati dalla ferita del tradimento, della scomparsa di Giuda. Questa è una storia fatta di impegno, attenzione, vicinanza, fedeltà alla Parola di Dio e alla sua missione ma anche di limite, di abisso e peccato. In questo Vangelo c’è la testimonianza grande e bella di un annuncio di fedeltà, con tutte le fatiche. Gesù appare ma non spiega, non dà prove, non fa un trattato teologico, invita gli apostoli ad andare e a fare discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gesù chiede di andare e annunciare che il Signore è vivo e ama e cambia la vita. Invita a non concentrarsi solo sulle fatiche, che certo ci sono, ma ad andare, ad essere missionari. Ecco l’impulso originario, non solo del Pime, della Chiesa di Treviso, ma di tutta la Chiesa. Non chiudersi su se stessi ma agire secondo la Sua giustizia per rendere questo mondo un po’ più bello. Questo crea un legame, una storia condivisa di uomini e donne che si sono messi a disposizione, di convivialità delle differenze che non annullano le caratteristiche, ma arricchiscono un mondo che è colorato di usi, costumi e lingue diverse, ma si riconosce nell’unico linguaggio dell’amore. Ecco che il Signore è con noi e ci accompagna, e vale davvero lo sforzo di essere qui, di essere mandati a dire alle persone «il Signore ti vuole con sé, vuole la tua presenza», e poi crescere insieme”.
Dopo il Vescovo ha preso la parola padre Ferruccio Brambillasca, superiore del Pime che, dopo aver ringraziato a nome di tutto l’istituto non solo il Vescovo ma anche i numerosi sacerdoti e vescovi emeriti che hanno concelebrato, ha ringraziato padre Ferdinand Kouadio, già rettore dell’istituto, in partenza per il Messico e padre Fernando Milani, nuovo rettore “strappato” dalla sua missione nelle Filippine.
“Per noi è un momento particolare - ha affermato p. Brambillasca -. Quest’anno stiamo festeggiando il biennio per i 170 del primo seminario lombardo per le missioni estere e oggi siamo qui, a Treviso, per celebrare il centenario della fondazione del seminario per le missioni estere di questo territorio. Oggi celebriamo quindi passato, presente e futuro, perché il passato può dire qualcosa sulla Chiesa e sul mondo intero. Questo centenario dice che la missione è ancora importante, i missionari sono importanti. La missione è ancora centro della Chiesa e del mondo intero”.
La festa è poi proseguita nella palestra della chiesa Votiva accompagnata dal suono di balafon e da coreografie. È seguita quindi la testimonianza di mons. Mario Pasqualotto, vescovo ausiliare emerito di Manaus, e per i più piccoli, sono stati organizzati dall’ufficio Educazione Mondialità dei laboratori. Dopo il pranzo comunitario si è svolta l’esibizione del coro Tata Zambe e in conclusione la narrazione della storia del Pime in Veneto.

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