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I funerali di don Raffaele Coden sono stati un grande abbraccio corale

Le esequie funebri si sono tenute in duomo a Treviso il 5 dicembre scorso. Don Raffaele, parlando della sua malattia, diceva: "Non capisco, Signore, ma mi fido di te". Parole che il vescovo Tomasi ha ripetuto al funerale, al quale hanno partecipato 150 sacerdoti, insieme a tanti laici, religiose, catechisti, animatori e scout di ogni età.

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I funerali di don Raffaele Coden sono stati un grande abbraccio corale

Lunedì 5 dicembre nel pomeriggio gran parte della diocesi si è fermata in cattedrale per partecipare alla celebrazione delle esequie di don Raffaele Coden che ha concluso il suo percorso terreno lo scorso 30 novembre dopo un anno di malattia, durante il quale non è mai venuta meno la sua fede: “Signore, io non capisco, ma mi fido di te” sono le parole da lui usate in un articolo pubblicato dalla “Vita del popolo” in agosto e più volte citate dal Vescovo durante l’omelia. Don Raffaele era nato in Svizzera nel 1970 ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. Dopo essere stato vicario parrocchiale a Santa Maria del Rovere, Mussetta e Zero Branco, nel 2005 venne nominato parroco di Campocroce di Mirano, nel 2010 di Fonte e Paderno del Grappa, nel 2014 di Mignagola e nel 2018 anche amministratore parrocchiale di San Giacomo di Musestrelle e per qualche anno coordinatore della Collaborazione pastorale di Carbonera. Durante i suoi 25 anni di ministero era stato, fra l’altro, responsabile della promozione vocazionale nel vicariato di San Donà, della pastorale giovanile e assistente dei giovani di Ac nel vicariato di Paese, assistente ecclesiastico dell’Agesci, membro dell’assemblea sinodale e membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Opera Monte Grappa Cfp. 

Si potrebbe definire un sacerdote del quotidiano, che sapeva coniugare proposte innovative e iniziative tradizionali, un sacerdote che sarebbe piaciuto a papa Francesco, perché il suo sorriso, non oleografico o stereotipato, accompagnato dal suo sguardo trasparente, significava vicinanza, partecipazione, incoraggiamento, pensiero positivo, giudizio sereno, capace di mettere tutti a proprio agio, come ha ricordato la sindaca di Carbonera, Federica Ortolan, presente al funerale. Per questo in cattedrale erano numerosi non solo i giovani e i giovanissimi, ma anche gli anziani delle comunità, delle associazioni e dei gruppi che aveva servito. E così mons. Tomasi, interpretando il pensiero dei presenti e dei familiari, ha detto: “Il dolore è grande, e la morte di don Raffaele ci lascia senza respiro, senza parole, un po’ smarriti, sicuramente più soli”, in quanto si è perso “un compagno di strada nel pieno della vita, un compagno di cammino affidabile, e amico”. E ha subito aggiunto: “Ma questo dolore non è l’ultima parola, se siamo disposti ad accogliere la testimonianza di don Raffaele e dei suoi cari nella sua essenziale semplicità: potente, perché portatrice di forza di verità e di luce”, fondata su una “fede autentica, che ha sempre illuminato il suo sguardo, se possibile sempre più trasparente e luminoso con il passare del tempo”.

“Lo vorremmo ancora qui con noi, don Raffaele. Io lo vorrei qui e, lo so, lo vorremmo tutti - ha ammesso con commozione il Vescovo -. Ma voglio anche imparare da lui - come mi sembra di poter imparare anche dal suo caro papà e dai suoi familiari - a dire «non capisco, ma mi fido di te». Non capisco, ma è certo che il sepolcro del Signore è vuoto, e che colui che è vivo non può essere preda della morte. E che i suoi amici sono chiamati a risorgere con Lui, ad essere nella vita, nella gloria. Nella luce dell’amore di Dio che illumina l’incontro di don Raffaele con il suo amico e Signore Gesù. E con la sua cara mamma. E anche con noi tutti, se lasceremo aperta, anche nel pianto, la porta del cuore al soffio della fiducia e della speranza”. Durante la celebrazione, animata dai cori di Mignagola e San Giacomo, si avvertiva una partecipazione corale e serena da parte dei 150 sacerdoti presenti, dei religiosi e dei laici, catechisti e animatori, scout di ogni età. Ha concelebrato anche il vescovo emerito, mons. Paolo Magnani, che aveva ordinato prete don Raffaele 25 anni fa, e c’erano alcuni dei confratelli della Casa del clero che lo hanno accolto e accompagnato nel suo percorso di malattia, di cura e di affidamento. Mons. Gardin, che non ha potuto essere presente, ha fatto arrivare la sua vicinanza attraverso il vescovo Tomasi.

Chi in questi anni ha incontrato don Raffaele si è arricchito delle sue omelie, delle sue riflessioni, delle sue proposte operative semplici e concrete, come le parole chiave scritte nel citato articolo di Vita: un rapporto stretto con il Signore, la comunione con i fratelli, l’impegno concreto nella vita quotidiana; e quelle usate nella lettera di settembre alle comunità di Mignagola e S. Giacomo: un amore concreto, che si fa vicino nel silenzio e nella discrezione, che non si aspetta nulla in cambio; un amore che sa correggere e accettare le correzioni; un amore tenace che non vuole perdere la persona amata; un amore che sa perdonare e lasciarsi perdonare. Per don Raffaele queste non erano parole vuote, perché ha amato e pregato per ogni comunità nella quale è stato chiamato a svolgere il suo ministero, come ci dice il parroco di Carbonera, don Luca Vialetto, e le presenze in cattedrale, se ce ne fosse stato bisogno, lo hanno confermato. 

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