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I giovani, le cose, gli stili di vita

In cinquecento hanno accolto l'invito formativo dell'Ac alla Due sere Giovani, tra riflessioni, interventi e testimonianze.

Parole chiave: giovani (267), azione cattolica (63), stili di vita (17)
Giovani durante la prima serata

Giovani di tutta la diocesi (più di cinquecento) si affacciano alle porte dell’auditorium del collegio Pio X, si salutano, chiacchierano, discutono e poi prendono posto tra le poltrone rosse, curiosi di sapere quale nuova proposta ha dedicato loro l’Azione cattolica diocesana. E’ la “Due sere per giovani”, evento che ormai è tradizione per i giovani della diocesi e che quest’anno si è svolto il 31 gennaio e il 4 febbraio. Il tema, “Ma come vivi?”, ha visto i partecipanti riflettere sulla forte relazione che ognuno ha con le cose e sulle scelte che è possibile fare per avere uno stile di vita cristiano. Nella prima serata  è intervenuto  don Rinaldo Ottone, direttore dell’istituto superiore di Scienze Religiose della diocesi di Belluno-Feltre. Don Rinaldo, ponendo un interrogativo originale “Come fanno le cose a sapere di noi?” ha posto l’accento sulla forte relazione che c’è tra l’uomo e le cose. Partendo da un punto di vista prettamente umano, le mani, ponte tra il nostro pensiero e le cose, è arrivato ad una conclusione: le cose “sanno” perché la mano che le ha fatte è una mano sapiente, è la mano di Dio.

Nella seconda serata l’atmosfera è stata molto più simile ad un salotto di discussione che ad una conferenza: più voci si sono alternate raccontando ognuna la propria storia e toccando aspetti diversi della vita quotidiana. Chiara, studentessa universitaria a Treviso, ha rovesciato la sensazione di costrizione che hanno molti giovani universitari, parlando invece di entusiasmo per la novità che questa esperienza porta, in quanto occasione per vivere da protagonisti. Pietro e Alessandra, una coppia con cinque figli, hanno raccontato la bellezza, pur tra le fatiche, di essere famiglia, in quanto la nascita di uno o più figli porta con sé la grandezza dell’atto creativo. La loro scelta è stata quella di vivere nell’essenzialità, creando giorno per giorno il proprio stile, per capire che volto dare alla propria famiglia, come educare i propri figli, sempre ricordandosi che Dio è parte di tutto questo. Per ultimo è intervenuto Francesco, uomo e imprenditore, che nell’epoca della crisi ha saputo reinventarsi, creando l’«Accademia delle cinque T», una rete di 300 aziende nel territorio nazionale che operano secondo criteri di Tracciabilità e Trasparenza, producendo o somministrando prodotti legati al Territorio e che si distinguono per Tradizione e/o Tipicità, facendo quindi una scelta  coraggiosa e più faticosa, ma atta a promuovere, tutelare e diffondere il buono e il naturale. Le cose fanno parte della nostra vita e la Mano sapiente che le ha create ci chiede di apprezzarle e viverle con rispetto senza abusarne.

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