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I missionari trevigiani con il Papa in Ecuador, Bolivia e Paraguay

Grande attesa tra i nostri missionari per gli incontri con papa Francesco, in visita pastorale nei tre paesi latinoamericani

Parole chiave: Bolivia (9), papa Francesco (653), Ecuador (20), Paraguay (23)
I missionari trevigiani con il Papa in Ecuador, Bolivia e Paraguay

"Questo Papa è grande, perché è dalla parte dei poveri e degli ultimi, ama la giustizia e la pace e anche qui in America Latina non mancherà di far sentire la propria voce e di dire ciò che non va, nella società e nella Chiesa". Don Graziano Mason è appena tornato nella sua Quito, dopo un breve periodo trascorso in Italia e, insieme agli altri missionari trevigiani presenti in Ecuador, in Bolivia e in Paraguay parteciperà agli incontri con papa Francesco. Da Quito ci scrive anche Daniela Andrisano, laica “fidei donum" partita due anni fa, che parteciperà agli eventi pubblici con il Santo Padre. E così alcune delle religiose e dei religiosi operanti in Bolivia.

Grande attesa anche in Paraguay, terza e ultima tappa latinoamericana per papa Francesco, da dove don Gianfranco Pegoraro, missionario fidei donum, annuncia: “Siamo molto felici per la visita di papa Francesco. Ci siamo organizzati con due gruppi per la messa del papa al santuario mariano di Caacupé, sabato 11 luglio".

“Ho visitato l’Ecuador in diverse occasioni per motivi pastorali; così anche oggi, vengo come testimone della misericordia di Dio e della fede in Gesù Cristo”. Lo ha detto, ieri (ore 22 in Italia), papa Francesco nella cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Quito, in Ecuador. “La stessa fede - ha proseguito - che per secoli ha plasmato l’identità di questo popolo e ha dato tanti buoni frutti, tra i quali risaltano figure luminose come santa Marianna di Gesù, il santo fratello Michele Febres, santa Narcisa di Gesù o la beata Mercedes di Gesù Molina, beatificata a Guayaquil trent’anni fa durante la visita del Papa san Giovanni Paolo II”. Essi, ha osservato il Pontefice, “hanno vissuto la fede con intensità ed entusiasmo, e praticando la misericordia hanno contribuito, in diversi ambiti, a migliorare la società ecuadoriana del loro tempo”. Per il Pontefice, “oggi, anche noi possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili, che sono ancora il debito che tutta l’America Latina ha”.Per questo scopo, ha dichiarato rivolgendosi al presidente Rafael Correa, “potrà contare sempre sull’impegno e la collaborazione della Chiesa per servire questo popolo ecuadoriano, che sia messo in piedi con dignità”. Il Papa ha quindi ricordato che “in Ecuador si trova il punto più vicino allo spazio esterno: è il Chimborazo, chiamato per questo il luogo ‘più vicino al sole’, alla luna e alle stelle. Noi cristiani paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa; la luna non ha luce propria e se la luna si nasconde dal sole diventa buia. Il sole è Gesù Cristo, e se la Chiesa si allontana o si nasconde da Gesù Cristo diventa oscura e non dà testimonianza. Che in queste giornate si renda più evidente a tutti noi la vicinanza del ‘sole che sorge dall’alto’, e che siamo riflesso della sua luce, del suo amore”. Da qui, ha aggiunto, “voglio abbracciare l’intero Ecuador. Dalla cima del Chimborazo, fino alla costa del Pacifico; dalla selva amazonica fino alle isole Galapagos; non perdete mai la capacità di rendere grazie a Dio per quello che ha fatto e fa per voi; la capacità di difendere il piccolo e il semplice, di aver cura dei vostri bambini e anziani, che sono la memoria del vostro popolo, di avere fiducia nella gioventù, e di provare meraviglia per la nobiltà della vostra gente e la bellezza singolare del vostro Paese, che secondo il presidente è il paradiso”.

Tre Paesi, dalle Ande al fiume Paraguay
Quito è la prima tappa del nono viaggio internazionale del Papa, che lo porterà prima in Ecuador, poi in Bolivia e Paraguay, con rientro a Roma lunedì 13 luglio. Fino a questo momento è il più lungo viaggio del pontificato, ed è la prima volta che il papa latinoamericano va di sua iniziativa nel proprio continente: è stato a Rio nel 2013, ma per la Gmg che aveva convocato Benedetto XVI. Nei giorni in sud America il Pontefice passerà dalle Ande alla zona amazzonica, cambiando diverse volte altitudine, per esempio con i 2.800 metri di Quito, i 40 di Guayaquil, i 4.000 di El Alto, l'aeroporto internazionale più alto del mondo.

Il Pontefice incontrerà popoli di diverse etnie, indigeni, meticci, figli dell'immigrazione europea. Ascolterà diverse lingue, da quelle andine al guaranì che con lo spagnolo è delle lingua ufficiale Paraguay. Cambierà tre fusi orari.

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