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I nuovi battezzati: presi per mano dal Padre

I catecumeni, che la notte di Pasqua riceveranno dal Vescovo il Battesimo e gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, arrivano da Paesi, situazioni, storie famigliari diverse, ma i loro cammini sono tutti accomunati da un desiderio profondo di Dio e dall’amore del Padre che, al momento giusto, li ha presi per mano.

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I nuovi battezzati: presi per mano dal Padre

Camilla, Jospin, Anisa, Agostino, Iris: sono solo alcuni nomi dei catecumeni che sabato 19 aprile in cattedrale a Treviso riceveranno i sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia durante la Veglia pasquale. Per nome il Signore li ha chiamati, per mano li ha condotti fino a Lui, sino a farli divenire suoi figli, mettendo al loro fianco sacerdoti, padrini, catechisti e amici che li hanno saputi accompagnare in questa strada; un cammino, per certi versi, tutt’altro che semplice: ma è proprio nella difficoltà che il Signore si è fatto sentire con tutta la sua forza.
Albania, Costa d’Avorio, Cuba, Burkina Faso, Cina, Benevento, Thiene: questi i luoghi di provenienza, di nascita biologica; Musile di Piave, Treviso, S. Donà, Postioma, Paese, Cusignana, Ramon, Merlengo, i luoghi della loro seconda nascita spirituale: comunità parrocchiali che hanno saputo accogliere un dono e valorizzarlo, portandolo fino a Gesù. E’ forte l’esperienza di chiesa che compiono anche coloro che devono accompagnare qualcuno al battesimo: ciò permette di comprenderne meglio il significato, di sentire la presenza di Dio. E’ necessario però non limitarsi solo ad accompagnare chi chiede di ricevere il Battesimo, ma bisogna agevolare anche l’inserimento in comunità, nei gruppi famigliari, nel consiglio pastorale: una comunità bella, accogliente, che si apre all’esterno, è prova tangibile di una chiesa capace di incontro e di relazioni, è la storia di Gesù che si fonde con la nostra storia.
Accogliere il dono
Riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana per mano del nostro Vescovo, che ha avuto modo di incontrarli e ascoltare i loro percorsi: “La vostra storia vi conduce qui, il Signore ha atteso il momento giusto e vi ha presi per mano - ha detto loro mons. Gardin -. Ci sono milioni di persone che non sanno chi sia Gesù, eppure Lui è venuto anche per questi. Amici, grazie di accogliere il dono della fede e di rispondere a questo dono!”. Nell’incontro con loro, a febbraio, ha sottolineato che essere cristiani è impegnativo, la Chiesa è molto più di una semplice associazione che fa del bene.
Quel desiderio di Dio
Camilla, 35 anni, non ha mai vissuto in un ambiente ostile alla fede, ma la sua famiglia voleva lasciare a lei la scelta del battesimo. Il suo percorso è iniziato due anni fa grazie ad un cammino con i padri Carmelitani, ora la sta accompagnando il marito Rudy, battezzato sin dalla nascita.
Iris, 25 anni, è albanese e vive a San Donà da 5 anni per motivi di studio. Vive con zia Kozeta, ed entrambe riceveranno il Battesimo quest’anno; la loro famiglia è ortodossa, Iris ha sempre pregato e frequentato la chiesa e afferma: “Ho sempre sentito la presenza di Dio”.
Erleda ha 35 anni ed è anche lei albanese, da diciotto anni vive in Italia e la sua famiglia è un miscuglio di religioni: la madre musulmana, il padre greco ortodosso; ha iniziato il suo percorso di preparazione due anni fa a Merlengo, con l’accompagnamento di Alessandro e di sua moglie. Lei con gioia afferma: “Finalmente ho la possibilità di attribuire un significato a tante cose che mi sono successe nel corso della vita”.
La supplica di Rosanne, nell’imminenza del sacramento, commuove il cuore: “Ho sempre cercato Dio nella mia vita, ho sempre desiderato il Battesimo, ma mi sono sempre dovuta spostare e non ho mai potuto esaudire questo mio desiderio. Quando ho chiesto di battezzare mio figlio, ho chiesto anch’io il sacramento. Ma ora ho un po’ paura. Nella mia famiglia, infatti, sono tutti battezzati, ma non vivono la fede come dovrebbero, e io non voglio fare lo stesso: non voglio più lasciare la mano di Dio”. Queste esperienze si rivelano importanti anche per la fede di coloro che stanno accanto ai battezzandi, lo lasciano trasparire le parole di due mariti: “Ero abbastanza contro la Chiesa, ma è cambiato tutto quando è nato il nostro primo figlio. E il percorso per iniziarlo alla fede cristiana è stato un grande aiuto anche per me”. Un altro si apre dicendo: “Sono colpito da come chi vive la fede sappia esprimere quello che ha dentro. Si percepisce concreta questa forza. Col Signore posso sapere chi sono, so dove sto andando e so che il mio cammino, con Lui, non è di certo allo sbaraglio”.
Scomparso per tutti  ma non per il Signore
Il percorso di Augustin per diventare parte della famiglia di Dio è un percorso lungo. Nasce nel 1974 in Burkina Faso da una famiglia musulmana; dice che, anche se suo padre non era cristiano, lui ha voluto fortemente diventarlo, scegliendo il nome di Agostino: fin da giovane si recava in chiesa e ascoltava il Vangelo, è immigrato a diciotto anni in Costa d’Avorio, e dopo si è sposato in chiesa nel 2006 con una ragazza battezzata, di famiglia cristiana; insieme hanno due figli di 15 e 8 anni, e hanno deciso di battezzarli. Il suo cammino verso il battesimo è iniziato in Italia qualche anno fa con don Adolfo a Padernello, ma nel momento in cui aveva deciso di ricevere il sacramento, è stata emanata la legge che regolava i flussi migratori ed è stato costretto a scappare. “Ho fatto il giro dell’Italia per non essere espulso, sono arrivato fino a Reggio Calabria, e il battesimo non era più tra le priorità perché non sapevo neanche più dov’ero!”. Era difficile per lui tornare al nord, e ha fatto perdere le sue tracce finché è riuscito a tornare nel 2003. Qui l’ha raggiunto anche la sua famiglia e con la moglie ha avuto il secondo figlio. Dice: “Ho comunque sempre avuto un grande desiderio di ricevere il Battesimo, perché nella famiglia che ho creato con mia moglie sono tutti battezzati: solo io non lo sono. È questo per me è un dispiacere molto grande. Sto chiedendo alla mia comunità molte preghiere, perché dopo questo lungo cammino, io possa finalmente esaudire il mio desiderio di diventare parte della famiglia di Dio”.
Di lui parla don Gerardo Giacometti, responsabile del servizio diocesano per il catecumenato: “Di Agostino avevamo avuto il contatto diversi anni fa, tramite il suo catechista, poi il fascicolo è rimasto lì e ci siamo sempre chiesti dove fosse andato a finire. Poco tempo fa padre Jean Baptiste ci ha detto che era tornato, e così abbiamo ricostruito tutta la vicenda: è riuscito a far perdere le sua tracce a noi, allo Stato italiano, ma non al Signore!”.

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