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Il Messaggio di papa Francesco per il 1° gennaio: Tre strade per la pace

Il Pontefice chiede dialogo tra generazioni, educazione e lavoro. Orizzonti d’impegno che saranno approfonditi durante tutto il mese, anche a livello locale

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Il Papa al Colosseo

Tre sono le strade per la pace che papa Francesco ci indica nel messaggio per la 55ª Giornata mondiale della Pace: dialogo fra le generazioni, educazione, lavoro. Scrive il Papa: “Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale”.

I più colpiti sono i bambini
Nel mondo un bambino su sei, più di 450 milioni in tutto, vive in una zona di conflitto; circa 200 milioni vivono nelle 13 aree di conflitto più devastanti al mondo. Cifra di circa il 20% superiore rispetto ai 162 milioni dell’anno precedente, in parte a causa delle violenze scoppiate in Mozambico, nel Sahel e nel Tigray, dei conflitti in corso in Afghanistan, Siria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan, Nigeria e Yemen, Paesi già gravemente colpiti dalle conseguenze della crisi climatica e con livelli di crisi alimentare potenzialmente letali. Anche il numero di minori che vivono in aree di conflitto è aumentato del 5% rispetto al 2019, ed è la cifra più alta mai raggiunta negli ultimi 20 anni.
Così, i minori lavorano per mantenere la famiglia. E spesso sono costretti a saltare i pasti. I bambini, in Sudan, pagano sulla loro pelle il prezzo di una crisi economica e umanitaria che peggiora di giorno in giorno. E così accade anche in Afghanistan. Il Paese sta affrontando una delle peggiori crisi alimentari di sempre. Genitori disperati sono costretti a ricorrere a misure drastiche per sfamare le proprie famiglie, come vendere le loro case se non anche i loro figli per pagare i debiti. E, ancora, è il caso dei piccoli Rohingya, fuggiti in Bangladesh a causa delle persecuzioni e delle violenze, troppo spesso avviati alla tratta e al lavoro minorile per sostenere le loro famiglie.

La strada della scuola
Tantissimi bambini si sono ritrovati a vivere per le strade, senza cibo, protezione e in condizioni igienico-sanitarie terribili, aggiungendosi purtroppo a quelli che già vivono ai margini delle favelas sudamericane, bidonville africane e slum asiatici.
La pandemia di Covid-19 sta contribuendo in modo determinante a peggiorare la situazione, perché, a causa delle restrizioni, l’impossibilità di lavorare e l’aumento dei prezzi, le scuole sono state chiuse. Ad aggravare ulteriormente la situazione, negli ultimi cinque anni, è stata la chiusura di migliaia di scuole danneggiate a causa dei conflitti armati. Impedire a metà delle generazioni future dei Paesi dove sono in corso conflitti di accedere all’istruzione avrà conseguenze catastrofiche sul futuro di queste nazioni. “E’ opportuno e urgente - scrive il Papa - che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti”. Nel Messaggio il Papa torna ad affermare che “il perseguimento di un reale processo di disarmo internazionale non può che arrecare grandi benefici allo sviluppo di popoli e nazioni, liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio e così via”.

La casa comune
“Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?”, si chiede Francesco, affrontando il tema della cura della nostra casa comune. Di qui l’incoraggiamento ai “tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia. E’ opportuno e urgente che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti”.
Bisogna invertire la rotta con un patto educativo globale “per” e “con” le giovani generazioni, che impegni famiglie, comunità, scuole e università, istituzioni e religioni, governanti e umanità intera nel formare persone mature.
Ribadisce così un pensiero che gli è caro: il dialogo tra generazioni “è la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente con rattoppi o soluzioni veloci, ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili. Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?”.

Lavoro dignitoso e per tutti
La parte finale del messaggio è dedicata alla questione del lavoro, che la pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato: “Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica”. I giovani in cerca di lavoro e i disoccupati vivono prospettive drammatiche. Perciò “è più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato”, sottolinea papa Francesco. Appello rilanciato anche nell’omelia del 24 dicembre, quando ha richiamato le istituzioni a migliori condizioni e opportunità di lavoro per tutti: il lavoro sia luogo di vita e non di morte, luogo di riscatto della dignità umana e non di sopruso e caporalato.

Due modelli alternativi
Da un lato, le guerre e i conflitti combattuti in varie parti del mondo, la pandemia, le catastrofi naturali e ambientali provocate dal cambiamento climatico, intere popolazioni che soffrono la fame e la sete. Dall’altro, “un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale”. Due facce della stessa medaglia che portano a “implorare giustizia e pace”. “Oggi ci sono più armi che nella guerra fredda”.
In sostanza, papa Francesco delinea il mondo attuale individuando due assi portanti: da un lato “un’«architettura» della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società” e dall’altro “un «artigianato» della pace che coinvolge ognuno in prima persona”. E continua: “Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e gli Stati”.

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