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Il Papa: "Siamo qui perché amiamo la scuola"

 “Si vede che questa manifestazione non è contro, è per! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola" ha detto papa Francesco alleoltre 300mila persone che hanno affollato piazza SanPietro e via della Conciliazione. Diecimila i partecipanti dal Triveneto, 1.200 dalla nostra diocesi

Il Papa: "Siamo qui perché amiamo la scuola"

“Un incontro molto buono”, “una festa” caratterizzata dall’essere “per” e non “contro”. Così, oggi pomeriggio, Papa Francesco, in una piazza San Pietro e via della Conciliazione gremite di studenti, professori e anche genitori, ha definito l’iniziativa promossa dalla Cei “La Chiesa per la scuola”, un incontro del mondo della scuola con il Pontefice. “Prima di tutto - ha detto il Papa - vi ringrazio, perché avete realizzato una cosa proprio bella! Questo incontro è molto buono: un grande incontro della scuola italiana, tutta la scuola: piccoli e grandi; insegnanti, personale non docente, alunni e genitori; statale e non statale…”. Dopo aver ringraziato il cardinale Bagnasco, il ministro Giannini e tutti quanti hanno collaborato, ha apprezzato le testimonianze, “veramente belle, importanti”: “Ho sentito tante cose belle, che hanno fatto bene a me!”. Francesco ha, quindi, sottolineato: “Si vede che questa manifestazione non è ‘contro’, è ‘per’! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo”. Ma “voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola”. “Dico ‘noi’ - ha chiarito - perché io amo la scuola, l’ho amata da alunno, da studente e da insegnante. E poi da vescovo”.

“Nella diocesi di Buenos Aires - ha ricordato il Papa - incontravo spesso il mondo della scuola, e oggi vi ringrazio per aver preparato questo incontro, che però non è di Roma ma di tutta l’Italia. Per questo vi ringrazio tanto. Grazie”. Francesco ha voluto spiegare, a braccio, perché ama la scuola: “Ho un’immagine. Ho sentito che non si cresce da soli, ma che sempre uno sguardo che ti aiuta a crescere. Io ho un’immagine della mia prima insegnante, quella maestra. Mai ho potuto dimenticarla, lei mi ha fatto amare la scuola. E poi sono andato a trovarla durante tutta la vita, fino al momento in cui è mancata a 98 anni”. E “quest’immagine mi fa bene - ha confidato il Pontefice -: amo la scuola perché quella donna mi ha insegnato ad amarla. Questo è il primo motivo perché io amo la scuola”. 

"Andare a scuola significa aprire la mente e il cuore alla realtà, nella ricchezza dei suoi aspetti, delle sue dimensioni”. E noi, ha aggiunto a braccio, “non abbiamo diritto ad avere paura della realtà, la scuola ci insegna a capire la realtà”. E “questo è bellissimo!”. Lo ha sottolineato, oggi pomeriggio, il Papa. “Nei primi anni - ha detto - si impara a 360 gradi, poi piano piano si approfondisce un indirizzo e infine ci si specializza. Ma se uno ha imparato a imparare - è questo il segreto - questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!”. Questo “lo insegnava anche un grande educatore italiano, che era un prete: don Lorenzo Milani”. Per Francesco, “gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà.

La scuola, luogo di incontro

Un altro motivo per il quale Papa Francesco ama la scuola è che essa “è un luogo di incontro”, come ha spiegato nella manifestazione a piazza San Pietro, promossa oggi pomeriggio dalla Cei. “Tutti noi siamo in cammino, avviando un processo - ha detto il Pontefice -. Abbiamo sentito tutti oggi che la scuola non è un parcheggio, ma un posto di incontro nel cammino. Si incontrano i compagni; si incontrano gli insegnanti; si incontra il personale assistente. I genitori incontrano i professori; il preside incontra le famiglie, eccetera. È un luogo di incontro”. E “noi oggi abbiamo bisogno di questa cultura dell’incontro per incontrarci, per conoscerci, amarci, per camminare insieme”, ha aggiunto a braccio. E questo “è fondamentale nell’età della crescita, come complemento alla famiglia”, che “è il primo nucleo di relazioni: la relazione con il padre e la madre e i fratelli è la base, e ci accompagna sempre nella vita”. Ma “a scuola noi ‘socializziamo’: incontriamo persone diverse da noi, diverse per età, per cultura, per origine, per capacità differenti… La scuola è la prima società che integra la famiglia”.
 

Famiglia e scuola insieme, perché per educare un figlio ci vuole un villaggio

Perciò, ha sostenuto il Papa, “la famiglia e la scuola non vanno mai contrapposte! Sono complementari, e dunque è importante che collaborino, nel rispetto reciproco. E le famiglie dei ragazzi di una classe possono fare tanto collaborando insieme tra di loro e con gli insegnanti”. Questo, ha sostenuto il Pontefice, “fa pensare a un proverbio africano tanto bello: ‘Per educare un figlio ci vuole un villaggio’. Per educare un ragazzo ci vuole tanta gente, famiglia, scuola, insegnanti, tutti, personale assistente, professori, tutti”. Poi Francesco, rivolgendosi alla piazza, ha chiesto: “Vi piace questo proverbio africano? Diciamolo insieme: ‘Per educare un figlio ci vuole un villaggio’”. "Per favore, non lasciamoci rubare l'amore per la scuola". Questa l'esortazione finale del Papa ai presenti.
 

Il ministro Giannini: La scuola è un bene comune

“Noi tutti sentiamo profondamente l’autenticità e la solidarietà a cui lei ha deciso di abituarci dal primo giorno del suo Pontificato e che parla a tutti - ha detto il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini al Papa -. Un legame autentico e solidale lega del resto da sempre maestri e allievi, in quell‘esercizio quotidiano di ascolto, conoscenza reciproca e rispetto, che significa insegnare e imparare, insegnare ai giovani e ai giovanissimi a entrare nella vita e imparare, da parte loro, a leggerla e interpretarla, con spirito autonomo e coscienza critica”. A ciò “serve la scuola in qualunque luogo e in qualunque tempo”. Ogni mattina, in tutta Italia, le scuole “aprono le loro porte agli 8 milioni di bambini e di studenti e ai loro insegnanti. “In questo modo - ha sottolineato Giannini - l’Italia cresce, ogni giorno, si confronta con la propria storia e determina il proprio futuro”. Si tratta “di un esercizio quotidiano che non fa rumore. Ma che richiede attenzione”. Ad esso “dobbiamo l‘assunzione esplicita di una responsabilità politica: restituirgli dignità e funzione, perché insegnare è e deve tornare ad essere un lavoro bello, attrattivo e appassionante; perché studiare è la più efficace forma di allenamento alla vita adulta; e perché la scuola è un bene comune: un diritto di ciascuno e un dovere per lo Stato”. Per il ministro, “garantirlo a tutti, alle medesime condizioni e senza distinzioni, è il segno più convincente della libertà di educazione”. “Alla vostra scuola - ha aggiunto rivolgendosi ai ragazzi - non dovete chiedere solo qualche nozione o qualche competenza in più. Arricchiranno il vostro curriculum, ma non necessariamente le vostre coscienze. Siate esigenti e intransigenti. La vostra scuola deve aiutarvi a scoprire chi siete, a coltivare e promuovere le vostre passioni, a sviluppare il vostro desiderio di conoscenza e di affermazione della vostra personalità. Cari ragazzi, non scommettete su quello che farete, ma su quello che sarete. La scuola, a fianco della famiglia, vi accompagnerà in questo percorso”.

Fonte: Sir

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