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Il Papa ai movimenti popolari: fate politica, democrazia atrofizzata

“Non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola”: è l’appello che il Papa ha rivolto sabato scorso alle “organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società” perché rivitalizzino e rifondino “le democrazie che stanno attraversando una vera crisi”.

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Il Papa ai movimenti popolari: fate politica, democrazia atrofizzata

“Non abbiate paura di entrare nelle grandi discussioni, nella Politica con la maiuscola”: è l’appello che il Papa ha rivolto sabato scorso alle “organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società” perché rivitalizzino e rifondino “le democrazie che stanno attraversando una vera crisi”. Il rapporto tra popolo e democrazia, ha osservato, “dovrebbe essere naturale e fluido”, ma “corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile”. “Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia – ha sottolineato – si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle”. I movimenti popolari, che “non sono partiti politici” esprimono una “forma diversa, dinamica e vitale di partecipazione sociale alla vita pubblica”. Il Papa ha però messo in guardia contro “due rischi che ruotano attorno al rapporto tra i movimenti popolari e politica: il rischio di lasciarsi incasellare e il rischio di lasciarsi corrompere”. “Finché vi mantenete nella casella delle ‘politiche sociali’ – ha osservato -, finché non mettete in discussione la politica economica o la politica con la maiuscola, vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei i poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema”. Invece quando si osano “mettere in discussione le ‘macrorelazioni’, quando strillate, quando gridate, quando pretendete di indicare al potere una impostazione più integrale, allora non ci si tollera più tanto perché state uscendo dalla casella, vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste”.

Così “la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino”. “Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente – ha avvertito -. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria”.

Il denaro governa “con la frusta della paura”, che è “un buon affare per i mercanti di morte” perché “ci indebolisce, ci destabilizza, distrugge le nostre difese psicologiche e spirituali, ci anestetizza dei fronte alla sofferenza degli altri e alla fine ci rende crudeli”. Lo ha detto oggi Papa Francesco, parlando in Aula Nervi alle migliaia di delegati dei movimenti popolari provenienti da più di 60 Paesi per esprimere “la stessa sete di giustizia, lo stesso grido: terra, casa e lavoro per tutti”. Il Papa ha ricordato il loro lavoro e le loro rivendicazioni, tra cui “la felicità di ‘vivere bene”, “la vita buona” e “non quell’ideale egoista che ingannevolmente inverte le parole e propone la ‘bella vita’”. Invece, ha osservato “il colonialismo ideologico globalizzante cerca di imporre ricette sovraculturali che non rispettano l’identità dei popoli”. Papa Francesco si è congratulato con i membri dei movimenti popolari perché continuano “ad aprire strade e lottare”, nonostante “forze potenti” possono “neutralizzare questo processo di maturazione di un cambiamento che sia in grado di spostare il primato del denaro e mettere nuovamente al centro l’essere umano”. Questa “struttura ingiusta che collega tutte le esclusioni che voi soffrite”; ha osservato, si può trasformare in una “frusta esistenziale” che “rende schiavi, ruba la libertà, colpisce senza misericordia alcuni e minaccia costantemente altri” fin dove “vuole il denaro divinizzato”. Il denaro governa dunque “con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza, in una spirale discendente che sembra non finire mai”.

Fonte: Sir
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