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Il Papa ai terremotati: ricostruire senza perdere la capacità di sognare

È l’invito rivolto dal Papa, come eco delle due testimonianze ascoltate oggi un Aula Paolo VI, durante l’udienza alle popolazioni colpite dal terremoto, in cui ha parlato delle “parole che più hanno toccato” il suo cuore.

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Il Papa ai terremotati: ricostruire senza perdere la capacità di sognare

“Ricostruire, ricominciare sì, ma anche ricominciare senza perdere la capacità di sognare, di riprendersi. Avere il coraggio di sognare una volta in più”. È l’invito rivolto dal Papa, come eco delle due testimonianze ascoltate oggi un Aula Paolo VI, durante l’udienza alle popolazioni colpite dal terremoto, in cui ha parlato delle “parole che più hanno toccato” il suo cuore. La prima, ha detto Francesco, è una parola che “è stata come un ritornello: ricostruire”. “Ricostruire i cuori ancor prima delle case”, hanno detto gli interlocutori che lo hanno preceduto: “Ricostruire i cuori, ricostruire il tessuto sociale e umano, la comunità ecclesiale. Ricostruire”. A questo punto Francesco ha citato la testimonianza di un uomo che ha incontrato il 4 ottobre, quando è andato a far visita alle zone terremotate: “Mi viene in mente quell’uomo che mi ha detto: per la terza volta ricomincerò a costruire la mia casa”. “Ricominciare, non lasciarsi andare dicendo ‘ho perso tutto’, non lasciarsi amareggiare”, l’invito del Papa: “Il dolore è grande, ricostruire col dolore. Le ferite del cuore ci sono, voi avete perso gente della vostra famiglia. I cuori sono feriti”.

“Ho voluto prendere le vostre parole per farle mie, perché nella vostra situazione il peggio che si può fare è fare un sermone”.  Con queste parole il Papa ha riassunto il suo discorso, durato poco più di un quarto d’ora e pronunciato interamente a braccio, e impostato come “risonanza” delle due testimonianze ascoltate poco prima in Aula Paolo VI: quella di Raffaele Testa, che ha raccontato come lui e la sua famiglia siano scampati al terremoto in una piccola frazione di Amatrice, chiedendo al Papa di aiutarli a “ricostruire i cuori, ancor prima delle case”, e quella di don Luciano Avenati, prete da 43 anni della diocesi di Spoleto-Norcia e parroco dell’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci, che si è detto “orgoglioso oggi più di ieri” della sua gente: “Abbiamo perso le case, ma siamo diventati una grande famiglia, la cosa più importante è ricostruire il tessuto sociale e umano”. “Ho voluto soltanto prendere quello che dice il vostro cuore, farlo proprio e dirlo con voi e fare poi una riflessione su questo”, ha spiegato il Papa al termine del suo discorso. E ancora: “Voi sapete che vi sono vicino. Vi dico una cosa: quando mi sono accorto di quello che era accaduto quella mattina –  appena svegliato ho trovato un biglietto dove si parlava delle due scosse –  due cose ho sentito: ci devo andare e poi ho sentito dolore. E con questo dolore sono andato a celebrare la Messa da solo”. “Grazie per essere venuti oggi e in alcune udienze di questi mesi”, l’omaggio di Francesco: “Grazie di tutto quello che voi avete fatto per aiutarci, per ricostruire i cuori, le case, il tessuto sociale, anche per ricostruire col vostro esempio l’egoismo del nostro cuore, di tutti noi che non abbiamo sofferto questo. Grazie tanto a voi, vi sono vicino”. Infine il Papa ha ringraziato i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile, i sindaci, le autorità e “anche tutti quelli che si sono immischiati nel dolore vostro: tutti”.

Fonte: Sir
Il Papa ai terremotati: ricostruire senza perdere la capacità di sognare
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