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Il Papa in Giappone: una visita attesa

La Grande Aerea di Tokyo include Tokyo ma anche oltre 30 prefetture che fanno di questo territorio la più grande area metropolitana del mondo con più di 30 milioni di residenti. Tokyo è un miscuglio di super modernità con i suoi grattacieli altissimi e antichità secolari ancora visibili nei kimono, templi e pagode che resistono nonostante l’urto potente delle più aggiornate tecnologie. E’ qui in questa isola bagnata dall’Oceano Pacifico che arriverà papa Francesco sabato 23 novembre. Accolto dalla piccola comunità cristiana.

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Il Papa in Giappone: una visita attesa

“Visitare un piccolo gregge di cattolici, con radici storiche profonde, che vivono tra religioni diverse, per dare loro sostegno e incoraggiamento”. È questo, ha detto il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, lo scopo principale del 32° viaggio apostolico del Papa, che è in Thailandia (dove è arrivato mercoledì mattina) e Giappone dal 19 al 26 novembre. Al centro del viaggio, ha proseguito Bruni, “l’incontro e il dialogo con le altre religioni, visti i legami storici, di grande stima e amicizia, con i buddisti in Thailandia e con i buddisti e gli shintoisti in Giappone”.

Quello nel cuore del Giappone, in particolare, sarà un viaggio per parlare al mondo di pace e rilanciare la cultura del dialogo e dell’incontro. Per farlo papa Francesco chiamerà accanto a sé i leader delle grandi religioni perché la costruzione della pace è un lavoro lungo e paziente che ha bisogno di tutti. All’incontro per la pace di Hiroshima ci saranno rappresentanti dello shintoismo, del buddismo, musulmani ed ebrei. Per le chiese cristiane, metropoliti ortodossi e pastori protestanti.

Tokyo, non solo una città. La Grande Aerea di Tokyo include Tokyo ma anche oltre 30 prefetture che fanno di questo territorio la più grande area metropolitana del mondo con più di 30 milioni di residenti. Tokyo è un miscuglio di super modernità con i suoi grattacieli altissimi e antichità secolari ancora visibili nei kimono, templi e pagode che resistono nonostante l’urto potente delle più aggiornate tecnologie. E’ qui in questa isola bagnata dall’Oceano Pacifico che arriverà papa Francesco sabato 23 novembre.

Le religioni più diffuse in Giappone sono lo shintoismo e il buddhismo ma stabilire quale sia quella con il maggior seguito è praticamente impossibile visto che vi è la tendenza ad accomunare diversi elementi di varie religioni in modo sincretico.

Una minoranza. In questo mare infinito di simboli e tradizioni, i cattolici sono una minoranza. A seconda delle fonti, il numero di cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi) varia da 1 a 3 milioni di fedeli. I cattolici a Tokyo sono 97.656. In vista della visita di papa Francesco, la settimana scorsa in tutta la nazione, la polizia si è mossa simultaneamente ed ha controllato tutti i siti ufficialmente denominati “cattolici” per testare la presenza dei cristiani e il loro rapporto con la società civile. La “popolazione cristiana” qui è costituita anche dagli stranieri, per lo più vietnamiti, filippini, cingalesi, indonesiani.

Una piccola Chiesa, silenziosa, aperta ai più poveri. In tutto il mondo, le storie di solidarietà hanno ovunque la stessa radice e sono mosse dalla stessa motivazione. Alla domanda, “Perché lo fate?”, anche qui, in questa parrocchia della Sacra Famiglia di Fuchu, a 20 chilometri dal centro di Tokyo, il parroco padre Andrea Lembo, missionario del Pime, risponde: “Ci siamo sentiti interpellati dai poveri, dovevamo fare qualcosa, anche di piccolo, per loro”. Nella città di Funabashi, alle porte di Tokyo, è nato nel 2014 il centro culturale “Galilea” per risolvere problemi sociali e avvicinare le persone al cristianesimo.

La Mensa degli Angeli. I segnaposti sono piccoli angeli realizzati all’uncinetto da una delle volontarie. I piatti della buona cucina giapponese sono curati in ogni dettaglio: la ciotola di riso, le bacchette, lo sformato di patate, le verdure in miniatura, le polpette di maiale in brodo, i dolci e l’immancabile tè. Così la parrocchia di Fuchu accoglie ogni sabato gli ospiti della “Mensa degli Angeli”, una trentina di persone in situazione di povertà materiale. La “Mensa degli Angeli” è in rete con le attività e i servizi sociali del Comune. E’ la seconda parrocchia a Tokyo che propone un servizio caritativo di questo tipo.

Le povertà invisibili. “In Giappone è difficile capire chi è veramente povero - spiega Sakyiama San, la veterana delle volontarie -. I vestiti si possono comprare a poco prezzo e molti per pudore non si fanno vedere”. Eppure nell’area metropolitana di Fuchu, dove vivono 1 milione di persone (su 30 milioni della megalopoli), 1 bambino su 6 è povero. Cadono in povertà le madri single, le donne in fuga dalle violenze del marito, chi perde il posto di lavoro, gli anziani e i malati. L’assegno sociale non arriva a 70.000 yen (circa 600 euro al mese), che in una città cara come Tokyo non basta nemmeno per l’affitto. La Caritas parrocchiale di Fuchu ha voluto realizzare questa mensa “non solo per mangiare insieme – aggiunge Sakyama San – ma per dare supporto e vicinanza alle persone”. Il salto culturale rispetto alle nobili tradizioni del passato è evidente in un Paese che sembra posseduto dal consumismo e dall’ipertecnologia. La gente appare sempre stanca o di fretta, comunica poco, lavora troppo.

La Scuola della Gioia. Il livello di performance scolastiche e lavorative richiesto è altissimo, e studiare è molto costoso. Oltre ad andare a scuola tutti i giorni della settimana i ragazzi devono frequentare corsi extra-scolastici per arrivare preparati ai difficili test di accesso alle facoltà. Per chi è in situazione di fragilità sociale e non può permetterselo la parrocchia propone la “Scuola della Gioia”. La fondatrice è una insegnante, Yumi Takahashi, cattolica, che ha creato un doposcuola gratuito.

Fonte: Sir
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