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Il Papa incontra Cl: il diario di un partecipante trevigiano

Francesco ha incontrato in piazza San Pietro 80mila persone appartenenti al movimento. C'era anche un nutrito gruppo di trevigiani. Ecco il racconto di uno di loro, rappresentante di Cl nella Consulta delle aggregazioni laicali.

Parole chiave: cl (65), papa francesco (653), comunione e liberazione (5)
Il Papa incontra Cl: il diario di un partecipante trevigiano

Cosa ha mosso verso Piazza San Pietro più di 80.000 persone, uomini e donne di ogni età, giunti da 47 paesi di tutto il mondo, in una ventilata e fresca mattina di marzo, in una Roma ancora addormentata? Molti sono arrivati la sera precedente, altri hanno viaggiato tutta la notte in auto, in pullman o in treno. Commovente il modo di attraversare il colonnato del Bernini, di seguire senza rimostranze le indicazioni del servizio d’ordine, non solo Forze dell’ordine o Guardie Svizzere, ma soprattutto giovani studenti universitari con le casacche gialle, arrivati prima di tutti gli altri. I più mattinieri si sono assicurati i posti a sedere: chi come me è arrivato alle 8.20 è rimasto in piedi per 5 ore fino alla fine. Altri hanno portato il “mitico zainetto verde con seggiolino incorporato”, ricordo del pellegrinaggio a Loreto del 2002 in occasione dei 20 anni dal riconoscimento pontificio della Fraternità ed oramai compagno indispensabile nei raduni di popolo , da Roma al Meeting di Rimini. Tutti intenti a guardarsi intorno con la speranza, anzi la certezza, di incrociare quanto prima tra la folla qualche vecchio amico.

E’ successo anche a me mentre arrivavo con mia moglie: in un vicolo di via della Conciliazione ritroviamo Maria Teresa, una amica che non vedevamo da anni, ora ricercatrice a Washington, giunta a Roma per l’occasione . Un incontro casuale, di quelli che ti riempiono il cuore.

C’è chi si è dato appuntamento in piazza, come è accaduto al nostro amico Samuele, insegnante, per ritrovarsi con gli amici anglicani arrivati con l’ex arcivescovo di Canterbury insieme a chi vive l’esperienza di CL in Inghilterra ed accomunati da una amicizia appassionata.

Sugli schermi intanto le immagini di Giotto della Basilica Superiore di Assisi e la musica classica aggiungono bellezza ad una attesa già bella.

Don Julian Carron, successore di Don Giussani e Presidente della Fraternità di CL, spiega a tutti il motivo di questo “pellegrinaggio”:

“Che cosa sarebbe una mattina senza incontrarLo ancora, senza poterLo riconoscere presente, una mattina in cui vincesse la distrazione o il formalismo? Che cosa sarebbe la vita senza di Te, Cristo? Sarebbe davvero insopportabile. Solo rendendoci conto di questo, possiamo capire quale grazia accade ogni mattina, quando il Signore ci sceglie di nuovo destandoci dal sonno per farsi sentire compagno del nostro cammino, tirandoci fuori dalla smemoratezza per poterLo riconoscere ancora vivo, per farci capire chi è Lui.”

L’Angelus e le lodi restituiscono un silenzio surreale ad una piazza che potrebbe sembrare vuota a chi si avvicina: è il segno evidente di una attesa vera e appassionata, piena del desiderio di incontrarLo attraverso il Papa. Per incontrare Lui: Cristo, il protagonista della storia. Ci accompagnano nell’attesa la lettura di alcuni brani, i canti che rappresentano ogni nazione, dal cinese allo spagnolo, i video di don Giussani che ripercorrono i momenti più significativi della vita del movimento, fino a far rivedere l’abbraccio tra San Giovanni Paolo II e Don Luigi Giussani avvenuto in quella stessa piazza il 30 maggio del 1998.

Quel dito che indica me

L’arrivo del Papa si intuisce dalle migliaia di mani che si agitano per salutarlo. Il coro intona  “Ho un amico” di Claudio Chieffo. Chi ha portato i bambini (tanti) li solleva e li avvicina per una carezza. In tantissimi tentano di fare una foto. Non ci sono cartelloni né striscioni: solo un popolo che saluta Pietro. Mia moglie mi rimprovera perché le ho dato il mio telefonino per riprendere il momento del passaggio del Papa. Mi dispiace perché quel gesto le ha portato via l’attimo decisivo e non lo ha potuto vedere bene. Ma il nostro settore è tra quelli fortunati e il Papa ripassa: per lei è proprio un dono che commuove, come per molti tra noi.

Dopo il saluto di Carron che interrompe bruscamente un canto popolare argentino, che avevamo imparato tutti per l’occasione, il Papa inizia il suo discorso.

Tutto ciò che ha detto è denso ed è da rileggere in ogni sfumatura. Alcune frasi le ho scritte subito mentre ascoltavo:

“Voi sapete quanto importante fosse per Don Giussani l’esperienza dell’incontro: incontro non con un’idea, ma con una Persona, con Gesù Cristo. Così lui ha educato alla libertà, guidando all’incontro con Cristo, perché Cristo ci dà la vera libertà. Parlando dell’incontro, prosegue il Papa,  mi viene in mente “La vocazione di Matteo”, quel dipinto di Caravaggio davanti al quale mi fermavo a lungo in San Luigi dei Francesi ogni volta che venivo a Roma. Nessuno di quelli che stavano lì, compreso Matteo avido di denaro, poteva credere al messaggio di quel dito che lo indicava, al messaggio di quegli occhi che lo guardavano con misericordia e lo sceglievano per la sequela. Sentiva quello stupore dell’incontro. E’ così l’incontro con Cristo che viene e ci invita.”

Proprio quel Caravaggio, che il giorno prima avevamo rivisto dal vivo, ora veniva descritto e spiegato, quasi come se il Papa sapesse che eravamo andati a vederlo! E non siamo stati gli unici : mai trovata tanta gente nel consueto tour caravaggesco: interi gruppi di famiglie con tutti i bimbi seduti sulla scalinata di S. Agostino, in silenzio ad ascoltare il prete che spiegava gli sguardi tra il Bambinello ed i popolani in ginocchio nella tela della Madonna dei pellegrini.

La carezza della misericordia

“Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato…

…È grazie a questo abbraccio di misericordia che viene voglia di rispondere e di cambiare, e che può scaturire una vita diversa. La morale cristiana non è lo sforzo titanico, volontaristico, di chi decide di essere coerente e ci riesce, una sorta di sfida solitaria di fronte al mondo…

…La morale cristiana è risposta, è la risposta commossa di fronte a una misericordia sorprendente, imprevedibile, addirittura “ingiusta” secondo i criteri umani, di Uno che mi conosce, conosce i miei tradimenti e mi vuole bene lo stesso, mi stima, mi abbraccia, mi chiama di nuovo, spera in me, attende da me. La morale cristiana non è non cadere mai, ma alzarsi sempre, grazie alla Sua mano che ci prende”.

Il fiore di mandorlo

“…la strada della Chiesa è proprio quella di uscire dal proprio recinto per andare a cercare i lontani nelle “periferie” dell’esistenza; quella di adottare integralmente la logica di Dio», che è quella della misericordia. Anche la Chiesa deve sentire l’impulso gioioso di diventare fiore di mandorlo, cioè primavera come Gesù, per tutta l’umanità”.

Cristo è il centro

Ma come è possibile oggi questo? Come rendere incontrabile Cristo? Prima dell’arrivo del Papa don Carron nell’introduzione ci aveva detto: “Questo non è accaduto solo nel passato. Noi lo abbiamo visto nel presente… e citando Giussani: «…ma per tanta gente non è incontrato, non è realmente sperimentato come presente; mentre Cristo si è imbattuto nella mia vita, la mia vita si è imbattuta in Cristo proprio perché io imparassi a capire come Egli sia il punto nevralgico di tutto, di tutta la mia vita. È la vita della mia vita, Cristo»…

Attraverso don Giussani l’avvenimento di Cristo ha raggiunto anche a noi, poveracci. «Man mano che maturiamo, siamo a noi stessi spettacolo e, Dio lo voglia, anche agli altri. Spettacolo, cioè, di limite e di tradimento, e perciò di umiliazione, e nello stesso tempo di sicurezza inesauribile nella Grazia che ci viene donata e rinnovata ogni mattino» (don Giussani).

Quella Grazia ha cominciato a penetrare nel mondo attraverso la Madonna. E oggi arriva anche a noi per riempire l’anfora vuota del nostro cuore.

E’ la stessa Grazia citata dal Papa e che ha permesso a Pietro di rispondere “Si” alla domanda di Gesù: “Mi ami tu?”

“…era quel “primerear”, - dice il Papa - quel precedere della Grazia. Questa fu la scoperta decisiva per s. Paolo, per s. Agostino, e tanti altri santi: Gesù Cristo sempre è primo, ci primerea, ci aspetta, Gesù Cristo ci precede sempre; e quando noi arriviamo, Lui stava già aspettando. Lui è come il fiore del mandorlo: è quello che fiorisce per primo, e annuncia la primavera.”

Per questo al termine dell’incontro il Papa ci indica la strada per continuare a tenere vivo il carisma: “Tenete vivo il fuoco della memoria di quel primo incontro e siate liberi!”

“Così, centrati in Cristo e nel Vangelo, voi potete essere braccia, mani, piedi, mente e cuore di una Chiesa “in uscita”. La strada della Chiesa è uscire per andare a cercare i lontani nelle periferie, a servire Gesù in ogni persona emarginata, abbandonata, senza fede, delusa dalla Chiesa, prigioniera del proprio egoismo.” E’ questo l’unico modo per non cadere nella tentazione di vivere una spiritualità di etichetta e nella trappola dell’autoreferenzialità.

Le due citazioni finali di don Giussani fatte dal Papa sono significative ed indicano la strada per restare fedeli al carisma rinnovandosi:

«Il cristianesimo non si realizza mai nella storia come fissità di posizioni da difendere, che si rapportino al nuovo come pura antitesi; il cristianesimo è principio di redenzione, che assume il nuovo, salvandolo» (Porta la speranza. Primi scritti, Genova 1997 - una citazione del 1967).

«Non solo non ho mai inteso “fondare” niente, ma ritengo che il genio del movimento che ho visto nascere sia di avere sentito l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare agli aspetti elementari del cristianesimo, vale a dire la passione del fatto cristiano come tale nei suoi elementi originali, e basta» (Lettera a Giovanni Paolo II, 26 gennaio 2004, in occasione dei 50 anni di Comunione e Liberazione).

L’ incontro volge rapidamente al termine ma il Papa si ferma a lungo con un gruppo di detenuti di Padova che nel carcere hanno incontrato l’esperienza di Comunione e Liberazione. Alcuni passaggi del discorso sembrano fatti apposta per loro. Quel “siate liberi” è perché, attraverso la Misericordia, essi possano sperimentare nell’incontro con Cristo la vera libertà, come traspare dai loro volti.

La sera in giro per Roma ci si incontra ancora tra amici: chi ha organizzato una festa in università, chi si ritrova a cena con persone che non vede da tempo, chi ha già fatto ritorno a casa. Ma il giorno dopo siamo in molti di nuovo in piazza per l’Angelus: una miriade di zainetti verdi  Ed alla fine ancora a far festa: come i ragazzi di Cremona che, come il giorno prima, suonano le trombe in piazza, radunando dopo il saluto del Papa gli ultimi rimasti, come avevano fatto anche la sera prima in giro per Roma.

Un nostro amico di Spinea, Fausto, mi ha scritto che prima di partire era andato a tagliarsi i capelli ed il barbiere, chiacchierando, gli aveva chiesto quale occasione particolare ci fosse. Fausto gli ha risposto: “Devo andare dal Papa”. “Quando sarai lì prega anche per me!” E’ di questa misericordia che il Papa ci ha parlato e della Grazia che permette tutto. Per quel fiore di mandorlo che preannuncia la primavera.

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