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Il Papa indica a Napoli la via del riscatto

Accoglienza dei migranti, lavoro, legalità sono alcuni dei temi toccati da Francesco nella sua visita nel capoluogo campano. Toccante incontro con i detenuti di Poggioreale.

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Il Papa indica a Napoli la via del riscatto

"Trovare nella misericordia di Cristo, che fa nuove tutte le cose, la forza per andare avanti con speranza, la forza per tante esistenze, tante famiglie e comunità". In queste parole, pronunciate durante la messa, c'è il senso che papa Francesco vuole dare alla sua visita di oggi, sabato 21 marzo, a Napoli, principale città dell'Italia meridionale, bellissima, ma tormentata da mancanza di lavoro, criminalità organizzata e povertà.

Temi affrontati già in mattinata, in particolare nella visita al quartiere periferico di Scampia, particolarmente malfamato. Qui, nella piazza dedicata a Giovanni Paolo II, che in questo quartiere venne nel 1980, Francesco ha ascoltato rappresentanti del mondo della cultura, della legalità, dei professionisti, del mondo del lavoro, degli emarginati e dei migranti.

La prima tappa nella "periferia" a Scampia

"Ho voluto incominciare da qui - le prime parole del Papa - da questa periferia, la mia visita a Napoli. Saluto tutti voi e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Davvero si vede che i napoletani non sono freddi". "Voi appartenete a un popolo dalla lunga storia, attraversata da vicende complesse e drammatiche. La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste! È questa la vostra grande risorsa. Il cammino quotidiano in questa città, con le sue difficoltà e i suoi disagi e talvolta le sue dure prove, produce una cultura di vita che aiuta sempre a rialzarsi dopo ogni caduta, e a fare in modo che il male non abbia mai l'ultima parola. E' questa è una sfida bella: non lasciare mai che il male abbia l'ultima parola. È la speranza, lo sapete bene, questo grande patrimonio, questa 'leva dell'anima', tanto preziosa, ma anche esposta ad assalti e ruberie. Lo sappiamo, chi prende volontariamente la via del male ruba un pezzo di speranza, guadagna qualcosina ma ruba speranza a sé stesso, agli altri, alla società. La via del male è una via che sempre ruba speranza e anche la ruba alla gente onesta e laboriosa, e anche alla buona fama della città, alla sua economia".

Francesco ha quindi risposto alle domande postegli da un'immigrata filippina, da un lavoratore e da un magistrato. "Vorrei parlare - ha detto - alla sorella che ha parlato a nome degli immigrati e dei senza fissa dimora. Lei ha chiesto una parola che assicuri che i migranti sono figli di Dio e che sono cittadini. Ma è necessario arrivare a questo? I migranti sono umani di seconda classe? Dobbiamo far sentire ai nostri fratelli e sorelle migranti che sono cittadini, che sono come noi, figli di Dio, che sono migranti come noi, perché tutti noi siamo migranti verso un'altra patria, eh? E magari arriveremo tutti, eh? E nessuno si perda per il cammino! Tutti siamo migranti, figli di Dio: figli di Dio che ci ha messo tutti in cammino, tutti. Non si può dire: 'Ma i migranti sono così...Noi siamo...'. No! Tutti siamo migranti, tutti siamo in cammino, tutti. E questa parola non è scritta su un libro, che tutti siamo migranti; è scritta nella carne nostra, eh? Nella carne nostra, nel nostro cammino di vita, che ci assicura in Gesù che tutti siamo figli di Dio, figli amati, figli voluti, figli salvati. Pensiamo a questo! Tutti siamo migranti nel cammino della vita. Nessuno di noi ha dimora fissa in questa terra! Tutti ce ne dobbiamo andare. E tutti dobbiamo andare a trovare Dio! Uno prima, l'altro dopo o come diceva quell'anziano, quel vecchietto furbo: 'Sì, sì, tutti! Andate voi, io vado per ultimo!'. Tutti, tutti, tutti dobbiamo andarci".

"Poi c'è stato l'intervento del lavoratore. E ringrazio anche lui, perché naturalmente volevo toccare questo punto, che è un segno negativo del nostro tempo. In modo speciale lo è la mancanza di lavoro per i giovani. Ma voi pensate che giovani dai 25 anni in giù, più del 40 per cento non ha lavoro! Ma questo è grave! Cosa fa un giovane senza lavoro? Che futuro ha? Che strada di vita sceglie? E questa è una responsabilità non solo della città, non solo del Paese, ma del mondo! Perché? Perché c'è un sistema economico che scarta la gente e adesso tocca a turno, ai giovani, a essere scartati, cioè senza lavoro. E questo è grave! Perché? - 'Ma padre, ci sono le opere di carità, ci sono i volontariati, c'è la Caritas, c'è questo centro, c'è quel club, che dà da mangiare...'. Ma il problema non è mangiare, il problema più grave è non avere la possibilità di portare il pane a casa, di guadagnarlo! E quando non si guadagna il pane, si perde la dignità! E questa mancanza di lavoro ci ruba la dignità. Dobbiamo lottare con questo, dobbiamo difendere la nostra dignità di cittadini, di uomini, di donne, di giovani. E questo è il dramma del nostro tempo. Non dobbiamo rimanere zitti. E anche il lavoro a metà. Cosa voglio dire con questo?  Lo sfruttamento delle persone nel lavoro! Alcune settimane fa, una ragazza che aveva bisogno di lavoro, ne ha trovato uno in una ditta turistica e le condizioni erano queste: 11 ore di lavoro, 600 euro al mese senza nessun apporto per la pensione. 'Eh, ma è poco, 11 ore! Se non ti piace, guarda la coda di gente che sta aspettando il lavoro!'. Questo si chiama schiavitù, questo si chiama sfruttamento, questo non è umano, questo non è cristiano. E se quello che fa questo si dice cristiano è un bugiardo, non è vero, non è cristiano. Anche lo sfruttamento del lavoro in nero, che tu lavori e ti do senza contratto, senza niente, e ti pago quello che io voglio: questo è sfruttamento delle persone. Senza l'apporto della pensione, senza l'apporto  per la salute: 'Ah, a me non interessa'. Io ti capisco bene, fratello, ti capisco bene e ti ringrazio per aver detto questo che hai detto. Dobbiamo riprendere la lotta per la nostra dignità che è la lotta per cercare, per trovare, per ritrovare la possibilità di portare il pane a casa!  Questa è la lotta nostra!".

Rispondendo infine al giudice. "Lui ha usato una bella espressione 'percorso di speranza' e ricordava un motto di san Giovanni Bosco: 'buoni cristiani e onesti cittadini', rivolto ai bambini e ai ragazzi. Il percorso di speranza per i bambini, questi che sono qui e per tutti è prima di tutto quello dell'educazione, ma una vera educazione, il percorso per educare per un futuro, e questo previene e aiuta ad andare avanti. Ma ha detto una parola di passaggio che io vorrei riprendere, una parola che si usa molto oggi, il giudice ha detto 'corruzione', 'corruzione'. Ma, ditemi, se noi chiudiamo la porta ai migranti, se noi togliamo il lavoro e la dignità alla gente, come si chiama questo? Si chiama corruzione! Si chiama corruzione e tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti, nessuno di noi può dire: io mai sarò corrotto. No! E' una tentazione, è uno scivolare, lì, lì, lì, verso gli affari facili, verso la delinquenza, verso i reati, verso lo sfruttamento delle persone. Quanta corruzione c'è nel mondo. E' una parola che se noi la studiamo un po', è brutta, eh? Perché una cosa corrotta è una cosa sporca, eh! Se noi troviamo lì un animale che è morto e si corrompe, è corrotto, è brutto. Ma anche 'spuzza', la corruzione 'spuzza'! E la società corrotta puzza! Un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, puzza! Capito? La mia presenza vuole essere un impulso a un cammino di speranza, di rinascita e di risanamento già in corso. Conosco l'impegno, generoso e fattivo, della Chiesa, presente con le sue comunità e i suoi servizi nel vivo della realtà di Scampia; come pure la continua mobilitazione di gruppi di volontari, che non fanno mancare il loro aiuto. Incoraggio anche la presenza e l'attivo impegno delle Istituzioni cittadine, perché una comunità non può progredire senza il loro sostegno, tanto più in momenti di crisi e in presenza di situazioni sociali difficili e talvolta estreme. La 'buona politica' è un servizio alle persone, che si esercita in primo luogo a livello locale, dove il peso delle inadempienze, dei ritardi, delle vere e proprie omissioni è più diretto e fa più male. La buona politica è una delle espressioni più alte della carità, del servizio, e dell'amore. Fate una buona politica, ma fra voi: la politica si fa fra tutti! Fra tutti si fa una buona politica!".

La giornata napoletana di Francesco era iniziata prima delle 8, con una sosta al santuario mariano della vicina Pompei. Qui, dopo una sosta silenziosa davanti all'immagine di Maria, il Papa ha rivolto alla Madonna una preghiera, dicendo tra l'altro: "Madre e modello della Chiesa, tu sei guida e sostegno sicuro. Rendici un cuor solo e un'anima sola, popolo forte in cammino verso la patria del cielo. Ti consegniamo le nostre miserie, le tante strade dell'odio e del sangue, le mille antiche e nuove povertà e soprattutto il nostro peccato. A te ci affidiamo, Madre di misericordia: ottienici il perdono di Dio, aiutaci a costruire un mondo secondo il tuo cuore".

Ultimo appuntamento della mattina, la messa celebrata in una piazza del Plebiscito gremita da quasi centomila persone, dove è arrivato in auto tra due ali di folla festante che ne ha accompagnato l'intero percorso.

Qui, in una omelia dedicata alla "potenza" della parola di Gesù, il Papa ha esortato a non lasciarsi rubare la speranza e invitato i delinquenti alla conversione. "Cari napoletani - ha detto - non lasciatevi rubare la speranza! Non cedete alle lusinghe di facili guadagni o di redditi disonesti. Reagite con fermezza alle organizzazioni che sfruttano e corrompono i giovani, i poveri e i deboli, con il cinico commercio della droga e altri crimini. La corruzione e la delinquenza non sfigurino il volto di questa bella città! Ai criminali e a tutti i loro complici la Chiesa ripete: convertitevi all'amore e alla giustizia! Lasciatevi trovare dalla misericordia di Dio! Con la grazia di Dio, che perdona tutto, è possibile ritornare a una vita onesta. Ve lo chiedono anche le lacrime delle madri di Napoli, mescolate con quelle di Maria, la Madre celeste invocata a Piedigrotta e in tante chiese di Napoli. Queste lacrime sciolgano la durezza dei cuori e riconducano tutti sulla via del bene".

"È - ha concluso - tempo di riscatto per Napoli: questo è il mio augurio e la mia preghiera per una città che ha in sé tante potenzialità spirituali, culturali e umane, e soprattutto tanta capacità di amare. Le autorità, le istituzioni, le varie realtà sociali e i cittadini, tutti insieme e concordi, possono costruire un futuro migliore. E il futuro di Napoli non è ripiegarsi rassegnata su sé stessa, ma aprirsi con fiducia al mondo. Questa città può trovare nella misericordia di Cristo, che fa nuove tutte le cose, la forza per andare avanti con speranza, la forza per tante esistenze, tante famiglie e comunità. Sperare è già resistere al male. Sperare è guardare il mondo con lo sguardo e con il cuore di Dio. Sperare è scommettere sulla misericordia di Dio, che è Padre e perdona sempre e perdona tutto".

La messa in piazza Plebiscito

La misericordia e le Beatitudini: è questa, per il Papa, la “forza che cambia il mondo”. Lo ha detto nell’omelia della Messa celebrata oggi in piazza Plebiscito, in un bagno di folla. La “voce della verità”, ha esordito Francesco, “risuona” negli “uomini semplici”, e “la parola del Signore, ieri come oggi, provoca sempre una divisione - la parola di Dio divide sempre - tra chi la accoglie e chi la rifiuta. A volte un contrasto interiore si accende anche nel nostro cuore; questo accade quando avvertiamo il fascino, la bellezza e la verità delle parole di Gesù, ma nello stesso tempo le respingiamo perché ci mettono in discussione, ci mettono in difficoltà, e ci costa troppo osservarle”. “Oggi sono venuto a Napoli per proclamare che Gesù è il Signore”, ha rivelato il Papa: “Ma non voglio farlo da solo, voglio farlo insieme a voi”, ha aggiunto a braccio invitandola folla a dire “Gesù è il Signore”. “La parola di Cristo è potente”, ha ricordato il Papa: “Non ha la potenza del mondo, ma quella di Dio, che è forte nell’umiltà, anche nella debolezza. La sua potenza è quella dell’amore: un amore che non conosce confini, un amore che ci fa amare gli altri rima di noi stessi. La parola di Gesù, il Santo Vangelo, insegna che i veri beati sono i poveri in spirito, i non violenti, i miti, gli operatori di pace e di giustizia. Questa è la forza che cambia il mondo!”. 

Al carcere di Poggioreale

La mattinata del Papa, che resterà nel capoluogo campano fino al tardo pomeriggio, si è conclusa con la visita al carcere di Poggioreale.

“Sono contento di trovarmi in mezzo a voi in occasione della mia visita a Napoli”, ha detto il Papa pranzando con i detenuti. Il discorso è stato consegnato e non letto. Il Papa era seduto ad un tavolo con 12 commensali e aveva di fronte a sé un detenuto argentino e il capo del Provveditore alle Carceri, “A volte capita di sentirsi delusi, sfiduciati, abbandonati da tutti”, le parole di Francesco: “Ma Dio non si dimentica dei suoi figli, non li abbandona mai! Egli è sempre al nostro fianco, specialmente nell’ora della prova; è un Padre ricco di misericordia, che volge sempre su di noi il suo sguardo sereno e benevolo, ci attende sempre a braccia aperte. Questa è una certezza che infonde consolazione e speranza, specialmente nei momenti difficili e tristi”. “Anche se nella vita abbiamo sbagliato, il Signore non si stanca di indicarci la via del ritorno e dell’incontro con Lui”, ha assicurato Francesco: “L’amore di Gesù per ciascuno di noi è sorgente di consolazione e di speranza. È una certezza fondamentale per noi: niente potrà mai separarci dall’amore di Dio! Neanche le sbarre di un carcere. L’unica cosa che ci può separare da Lui è il nostro peccato; ma se lo riconosciamo e lo confessiamo con pentimento sincero, proprio quel peccato diventa luogo di incontro Lui, perché Lui è misericordia”. “Conosco le vostre situazioni dolorose: mi arrivano tante lettere - alcune davvero commoventi - dai penitenziari di tutto il mondo”, si legge nel discorso consegnato dal Papa. “I carcerati - la denuncia di Francesco - troppo spesso sono tenuti in condizioni indegne della persona umana, e dopo non riescono a reinserirsi nella società”. “Ma grazie a Dio - prosegue il testo - ci sono anche dirigenti, cappellani, educatori, operatori pastorali che sanno stare vicino a voi nel modo giusto. E ci sono alcune esperienze buone e significative di inserimento”. “Bisogna lavorare su questo, sviluppare queste esperienze positive, che fanno crescere un atteggiamento diverso nella comunità civile e anche nella comunità della Chiesa”, l’invito del Santo Padre, secondo il quale “l’amore può sempre trasformare la persona umana. E allora un luogo di emarginazione, come può essere il carcere in senso negativo, può diventare un luogo di inclusione e di stimolo per tutta la società, perché sia più giusta, più attenta alle persone”. “Il futuro è nelle mani di Dio!”, scrive il Papa raccontando ai carcerati la speranza: “Anche in mezzo a tanti problemi, anche gravi, non perdiamo la nostra speranza nella infinita misericordia di Dio e nella sua provvidenza”. A Poggioreale il Papa ha salutato i detenuti uno per uno. 

Fonte: AsiaNews
Sir
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