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Il Regno, un tesoro prezioso e nascosto - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

E’ necessario “lasciare” ciò a cui si era attaccati per gustare la gioia del regno dei cieli, ma per fare ciò occorre riconoscere che si tratta di “un tesoro”. Né il tesoro “nascosto”, né la perla “preziosa” si trovano facilmente, ma il loro valore è evidente

Il Regno, un tesoro prezioso e nascosto - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Altre tre parabole concorrono a descrivere le caratteristiche del Regno dei cieli, ossia del modo in cui Dio agisce efficacemente nella storia, ma anche delle dinamiche che nascono in chi accoglie la logica evangelica.
Pieno di gioia vende tutto. Queste parabole “del regno” iniziano sempre allo stesso modo: “Il regno dei cieli è simile a…” (Mt 13,44-46). Ma, pur essendo simili, presentano importanti cambiamenti di “soggetto”. Nella prima, il regno è simile a “un tesoro nascosto nel campo”; nella seconda, è simile a “un mercante”; nella terza, è simile a “una rete gettata nel mare”.
La prima e la seconda, dunque, sono unite dallo stesso messaggio di fondo: chi trova un tesoro (una perla preziosa) farà di tutto per ottenerlo, decidendo senza indugio di vendere “i suoi averi” (Mt 13,44.46); ma nella loro specifica formulazione evidenziano elementi distinti: è certamente necessario “lasciare” ciò a cui si era attaccati per gustare la gioia del regno dei cieli, ma per fare ciò è necessario riconoscere che si tratta di “un tesoro”. Né il tesoro “nascosto”, né la perla “preziosa” si trovano facilmente, però il loro valore è evidente: come mai molti cristiani sembrano incapaci di apprezzare il valore della vita evangelica? Perché spesso rimaniamo meravigliati (non ammirati, come sarebbe giusto) di fronte a chi fa scelte di vita radicali di donazione di sé, rinunciando ad altre opportunità di vita a motivo del Vangelo?
L’ultima parabola riguarda il tempo della fine, quando avverrà, senza ombra di dubbio, il giudizio definitivo: lo strumento sarà una “rete” secondo la “logica” del regno dei cieli, che raccoglie “ogni genere di pesci”, ossia tutti, nessuno escluso. Il regno dei cieli non esclude nessuno, nemmeno dal giudizio! Una volta raccolti tutti gli uomini, gli angeli separeranno i cattivi dai buoni.
Concedi al tuo servo un cuore docile. La domanda che conclude il brano odierno si riferisce a tutte le parabole ascoltate fin dall’inizio del capitolo tredicesimo: “Avete compreso tutte queste cose?” (Mt 13,51). La risposta dei discepoli è affermativa, senza tentennamenti. E Gesù, che non vuole mortificare la loro buona volontà, piuttosto che mettere in dubbio la loro capacità di comprensione, preferisce offrire un ulteriore stimolo, tramite un’ultima immagine che pure chiede di essere interpretata: probabilmente, chi comprenderà tale riferimento sarà vicino a una corretta interpretazione delle parabole. L’immagine dello “scriba divenuto discepolo del regno dei cieli”, infatti, potrebbe essere indirizzata a membri della comunità di Matteo che provenivano dal giudaismo e conoscevano bene la Legge mosaica: se scoprono la “delicata potenza” del regno di Dio, sapranno riconoscere che si tratta di una “novità” presente fin dai tempi “antichi” in quel “tesoro” della Scrittura che Dio ha consegnato all’umanità tramite l’esperienza del popolo di Israele.
Non a caso, la prima lettura (1Re 3,5.7-12) presenta il re Salomone, simbolo della sapienza dell’Antico Testamento, esattamente nel momento in cui, pur potendolo fare, non chiede per sé ricchezze, potere e onore, ma un cuore docile al Signore e perciò saggio, capace di rendere giustizia al popolo, di distinguere il bene dal male e di governare adeguatamente coloro che gli sono affidati. Questo re presenta, anche nella sua azione concreta, i tratti del regno dei cieli che Gesù è venuto a portare in pienezza. Nella stessa linea di recupero dal “tesoro della Scrittura” delle “cose nuove e cose antiche” si trova anche la proposta del Salmo responsoriale (Sal 118, di tipo “alfabetico”, qui preso nella parte che inizia con la lettera “het”). “Meravigliosi sono i tuoi comandamenti: per questo li custodisco”. Chi parla in questo modo non sente la legge di Dio come un vincolo che priva della libertà, ma come una possibilità che apre alla pienezza della vita.
Tutto concorre al bene per coloro che amano Dio. Possiamo fare solo un accenno alla lettera ai Romani, che continua a offrire passi di intensità straordinaria, sempre tratti dal capitolo ottavo (Rm 8,28-30). Per coloro che amano Dio, ossia per coloro che si sono scoperti amati da Lui profondamente e senza riserve, “tutto concorre al bene”: non c’è alcuna situazione che possa farci veramente del male, da quando Gesù ha preso su di sé il dolore, il peccato e addirittura la morte. Chi, anche nelle situazioni appena nominate, scopre di avere vicino a sé Gesù crocifisso, riconosce proprio in tale vicinanza quel “bene” che è capace di vincere ogni male.

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