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Il Vescovo alla messa del Crisma: “La Parola, i sacramenti, il servizio al popolo di Dio al centro del nostro ministero”

Una rappresentanza dei sacerdoti diocesani, dei diaconi e i vescovi emeriti Gardin e Magnani il Giovedì Santo mattina si sono stretti attorno al vescovo Tomasi per la bella celebrazione della Messa crismale. Presenti anche alcuni religiosi e religiose, consacrati e consacrate e fedeli laici residenti all’interno del Comune di Treviso.

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Il Vescovo alla messa del Crisma: “La Parola, i sacramenti, il servizio al popolo di Dio al centro del nostro ministero”

Una rappresentanza dei sacerdoti diocesani, dei diaconi e i vescovi emeriti Gardin e Magnani il Giovedì Santo mattina si sono stretti attorno al vescovo Tomasi per la bella celebrazione della Messa crismale. Presenti anche alcuni religiosi e religiose, consacrati e consacrate e fedeli laici residenti all’interno del Comune di Treviso. Molti i sacerdoti collegati in diretta streaming, in comunione con il Vescovo e i confratelli. Una celebrazione importante, durante la quale i sacerdoti rinnovano le loro promesse e il Vescovo consacra l’olio chiamato “crisma” e benedice l’olio dei catecumeni e degli infermi.

All’inizio della celebrazione mons. Tomasi ha salutato tutti i presenti e coloro che erano collegati da casa. In particolare ha voluto salutare i suoi predecessori e i vescovi che non hanno potuto essere presenti, mons. Bottari De Castello e mons. Daniel, i sacerdoti presenti e quelli “che condividono a distanza fisica, ma in piena partecipazione, questo momento di comunione, in particolare agli ospiti della Casa del Clero assieme al direttore, i preti “fidei donum” e tutti i sacerdoti che l’anno scorso e quest’anno hanno celebrato importanti giubilei sacerdotali”.

Mons. Tomasi ha commentato la pagina del Vangelo secondo Luca, nella quale Gesù proclama e attualizza in una breve e incisiva “omelia” le Scritture, che trasformerà poi in Parola di Dio con tutta la sua vita. “Gesù riesce a dire nella sinagoga del suo paese qualcosa di assolutamente inedito, di sconvolgente: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. L’«oggi» di Nazareth, della vita quotidiana di Gesù, ha ricordato il Vescovo, “diviene nella sua predicazione autorevole il tempo in cui si dispiega l’agire di Dio, si compiono le antiche profezie di liberazione e di grazia, si compie l’aspirazione profonda dell’uomo alla liberazione e alla grazia, al dono gratuito dell’amore. Quella che possiamo definire l’omelia di Gesù è composta di poche parole e la Scrittura intera si compie. Il compimento sarà tutta la sua esistenza, saranno le opere e i giorni del Signore, il suo annuncio, i suoi incontri, i suoi prodigi. La sua Passione e la sua Risurrezione. Ogni pagina dei Vangeli mostrerà come il Signore ha vissuto la sua missione”.

“La storia cambia nella sostanza e irrevocabilmente. Quell’«oggi» è il tempo di Cristo, ma è anche il tempo della Chiesa. È, carissimi fratelli e sorelle, il nostro tempo, il nostro «oggi».  Sì, l’«oggi» di Nazareth è anche l’«oggi» qui a Treviso e in tutte le comunità della diocesi in cui ci stiamo ritrovando ora perché non abbiamo ancora potuto radunarci tutti insieme”. Un tempo difficile e a tratti smarrito, di fronte al quale, si è chiesto il Vescovo, “riusciamo a sentire quella Parola potente e necessaria che sa leggere il nostro tempo come l’«oggi» di un compimento? Come facciamo a riconoscere e a ricevere in dono questo tempo ferito e sconvolto, in cui sono state scosse fin nelle fondamenta le nostre certezze più salde? Saremo così arditi da osare di viverlo davvero come l’«oggi» del compimento delle promesse di Dio al suo popolo, e per mezzo suo a tutta l’umanità? Riusciamo a credere alla possibilità di questo compimento?”.

Questo e non altro è il compito che il Signore Gesù Cristo affida alla sua Chiesa, ha ribadito il Vescovo. “È il compito che affida a tutti noi il Suo popolo santo, noi il suo Corpo vivente nel tempo, qui ed ora”.

“Il primo passo in questo cammino – ha ricordato – è saper riconoscere ed accettare il servizio della Parola che ci viene donato, affidato e richiesto. Nella nostra esperienza quotidiana – che in questo tempo di pandemia più che mai assume i tratti esigenti e sconcertanti di un “passaggio d’epoca” – sappiamo ancora scrutare le Scritture come viandanti bisognosi di una traccia nel deserto del tempo, necessaria e vitale, come Parola che nutre ed alimenta?”.

“Un ulteriore passo – suggerisce il vescovo – è quello di accogliere come reale ed operante per noi «oggi» l’incarnazione nella vita della Parola ricevuta dalle Scritture. La vita sacramentale della Chiesa non è un insieme per quanto prezioso e consolante di pratiche che accompagnano le varie fasi della vita. È – in profondità – l’esperienza viva del reale dispiegarsi «oggi» delle opere e dei giorni di Gesù Cristo, il Vivente. È la possibilità di vivere con tutto lo spessore della nostra umanità la novità di un tempo in cui Egli ha vinto la morte ed il male e si fa presente nella storia con il suo Corpo che è la Chiesa. Credere nella presenza di Cristo nel Sacramento di salvezza che è la Chiesa e nei Sacramenti che celebrano e realizzano la sua azione creatrice e redentrice tra noi e per noi, è il servizio più grande e decisivo che possiamo offrire a questo nostro mondo. Affidarci ai Sacramenti significa riconoscere che Gesù agisce «oggi». È il gesto più «rivoluzionario» e più «politico» possibile. È rispondere con il nostro assenso al «sì» che il Signore Gesù ha detto in maniera definitiva ed irrevocabile all’umanità intera donandosi fino in fondo sul legno della Croce. Riusciamo a vivere e a testimoniare che i Sacramenti sono il nostro «sì» celebrato e vissuto al «sì» tenace e perseverante di Dio all’umanità?”.

Il terzo passo è quello di abbattere la barriera che in molti casi abbiamo costruito, e che separa la vita celebrata dalla fede vissuta, il servizio della Parola e della vita dal servizio e dalla cura del Cristo nella carne del piccolo, del povero, del debole” ha ricordato il Vescovo. “Ma se noi, se le nostre comunità cristiane non si fanno docile e coraggioso strumento di questo passo, chi lo farà al nostro posto? Cari fratelli nell’episcopato, nel presbiterato e nel diaconato. Noi siamo stati chiamati e tratti dal Popolo di Dio per vivere la radicalità della Sua sequela al servizio indiviso e totale al popolo stesso e alla sua missione. Questa è la vocazione profonda, il significato e la missione del ministero ordinato – di Vescovi, Presbiteri e Diaconi in forme differenti, ma assieme”.

“Si manifesterà però sempre di più in noi questa realtà sacramentale se ci lasceremo trasformare dalla Parola che ascoltiamo e che trasmettiamo, e se ci sapremo affidati alla Parola prima ancora che suoi dispensatori; se ci lasceremo plasmare dai Sacramenti che celebriamo, vivendo in essi la partecipazione piena al dono di Cristo sulla Croce con il dono di noi stessi nella vita; se sapremo mostrare nei fatti l’urgenza e la priorità del servizio ai piccoli e ai poveri. In questo tempo difficile, frammentato ed esigente, saremo fedeli alla missione della Chiesa se crederemo con tutte le nostre forze che si apre per noi un anno di grazia del Signore che Lui realizza in questo tempo, non in un altro, nelle nostre condizioni storiche e non in quelle che magari desidereremmo o di cui sentiamo nostalgia. Il Signore opera con forza e con amore «oggi». La Parola del Crocifisso Risorto diventi vita «oggi». La celebrazione dei sacramenti ci renda conformi a Cristo, e se ne possano accorgere con stupore e gioia i poveri che incontreremo”.

“Abbiamo scoperto in questo tempo di pandemia che è necessario prenderci cura gli uni degli altri. È il Risorto presente tra noi che ce ne fa capaci. È Lui che ce lo chiede. È Lui che ci apre la strada. Con Lui possiamo incontrarci e collaborare per costruire reti di solidarietà e di dono reciproco, di vicinanza, di responsabilità, di amore. Lo faremo – ha annunciato il Vescovo – anche con il progetto di solidarietà ed inclusione dal titolo “Sta a noi. Per un patto di comunità” che verrà presentato ufficialmente nei giorni dopo Pasqua e che si sostanzierà nella costituzione di un fondo di comunità e in progetti di microcredito. A questo fine destineremo anche la colletta per il Giovedì santo di quest’anno”.

Durante la preghiera eucaristica sono stati ricordati tutti i sacerdoti e i diaconi mancati durante l’ultimo anno.

Una celebrazione, questa mattina, che l’anno scorso non si è svolta, a causa della pandemia. Per mons. Tomasi, dunque, si trattava della prima messa crismale dopo il suo ingresso a Treviso, così come quella dei giovani sacerdoti ordinati negli ultimi due anni. Una circostanza che il Vescovo ha voluto ricordare al termine dell’omelia: “Dal Pontificale Romano per la benedizione degli oli, la Messa crismale che stiamo celebrando “è considerata una delle principali manifestazioni della pienezza del sacerdozio del vescovo e un segno della stretta unione dei presbiteri con lui”. Carissimi confratelli, cari fratelli e sorelle: finalmente la celebro per la prima volta con Voi tutti: finalmente «oggi» sono arrivato del tutto tra voi e per voi. Dal profondo del cuore ne ringrazio il Signore”.

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