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Il compimento del “patto” di Dio - CORPUS DOMINI

Le letture dell’anno B riferite alla solennità portano l’attenzione sul valore del “sangue”

Il compimento del “patto” di Dio - CORPUS DOMINI

La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, più nota come Corpus Domini, nel ciclo liturgico dell’anno B suggerisce di portare l’attenzione sul valore del “sangue”. La prassi celebrativa infatti – per motivi evidenti – pone la centralità sul “corpo”, al quale più facilmente i fedeli possono accedere, tanto durante la Comunione, quanto nell’Adorazione Eucaristica.   

Questo è il mio sangue dell’alleanza

Nel suo resoconto dell’Ultima Cena (Mc 14,12-16.22-26) l’evangelista Marco induce a pensare che si sia trattato di una vera e propria cena pasquale, anche se poi, nella descrizione dell’evento, non presenta i passaggi fondamentali previsti dal Seder Pasquale. Storicamente, in effetti, appare più probabile l’informazione offerta da Giovanni, secondo il quale la Pasqua ricorreva quell’anno in giorno di sabato: pertanto, l’ultimo momento di intimità di Gesù con i suoi, pur essendo nel contesto delle celebrazioni pasquali, non è stato vissuto durante la cena rituale che, nella tradizione ebraica, ricorda l’uscita dall’Egitto (Es 12,17-20). L’apparente imprecisione storica di Marco non appare casuale ma, anzi, evidenzia un’intenzionalità teologica (che è anche di Matteo e di Luca): Gesù, in quella stanza al “piano superiore”, vuole “mangiare la Pasqua” con i suoi discepoli, per rivivere con loro – portandolo a compimento – l’intero cammino iniziato da Dio con il suo popolo. Il pane azzimo ricorda l’umiliazione della schiavitù patita dal popolo, ma anche la rapidità con cui gli Ebrei, dopo l’ultimo grande segno compiuto dal Signore, avevano lasciato quella terra di prigionia, portando con sé solo pane non lievitato: nel gesto di Gesù il pane diventa segno della consegna di se stesso: “Prendete, questo è il mio corpo”. L’espressione utilizzata nel presentare il calice del vino, invece, non trova luce sufficiente nel racconto di quella “notte” di liberazione. Dicendo “Questo è il mio sangue dell’alleanza”, Gesù non sembra riferirsi solamente al sangue posto “sui due stipiti e sull’architrave delle case” (Es 12,7) che ha preservato gli Israeliti dal “flagello di sterminio” riservato all’Egitto (Es 12,13): rimanda piuttosto, e in maniera più ampia, al “patto di alleanza” tra Dio e il suo popolo che è stato siglato presso il Monte Sinai.

Ecco il sangue dell’alleanza

La prima lettura, in effetti, porta l’attenzione proprio sul “sangue” (Es 24,3-8). Il libro dell’Esodo descrive la celebrazione del patto tra Dio e il suo popolo che comprende la consegna e la lettura del “libro dell’alleanza”. Mosè riferisce tutte le parole e i comandamenti del Signore al popolo, il quale “a una sola voce” dichiara: “Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo” (Es 24,3.7). Con queste parole si esprime il senso dell’offerta fatta da Dio e accolta liberamente dal popolo. Segue un “segno” che era il modo nel quale – all’epoca – si poneva una sorta di “firma” su un “contratto” tra due parti. Dopo aver ucciso alcuni animali come “sacrifici di comunione”, ossia per esprimere una relazione di intesa tra Dio e il suo popolo, se ne sparge il sangue sull’altare e poi, con lo stesso sangue, si asperge tutto il popolo, a indicare l’impego delle parti a non venir meno all’alleanza siglata. I capitoli successivi, purtroppo, mostreranno come il popolo, fin dall’inizio, si riveli incapace di rimanere fedele agli impegni presi. Mentre Mosè si attarda sul monte per ricevere la Tavole della Legge, nella valle il popolo si costruisce un “vitello di metallo fuso”, perché “a Mosè, non sappiamo che cosa sia accaduto” (cf. Es 32). E si tratta solo della prima forma di infedeltà vissuta dal popolo eletto lungo la sua storia: ciononostante, Dio non è venuto meno alla sua Parola, ma ha costantemente rinnovato la sua fedeltà (Es 34; Ger 31,31-34) fino a quando Gesù, nella sua “umanità”, con il dono totale di sé ha reso finalmente l’uomo capace di rispondere all’alleanza offerta da Dio.

Il sangue di Cristo purificherà la nostra coscienza

Nel sangue di Cristo viene ora siglata un’alleanza nuova, nella quale Dio rinnova il suo impegno – che non è mai venuto meno – mentre l’uomo viene abilitato a entrarvi per rimanervi stabilmente. La Lettera agli Ebrei, che presenta Gesù come “Sommo Sacerdote misericordioso e degno di fede” (Eb 2,17), nel brano odierno (Eb 9,11-15) sottolinea come solo l’offerta del sangue di Gesù sia capace di “purificare la nostra coscienza dalle opere di morte” che la appesantiscono, rendendoci capaci di vivere la relazione di alleanza.

 

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