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Il compimento della legge - VI DOMENICA DEL T.O.

Compiere la volontà di Dio è la vera giustizia che il credente è chiamato a vivere

Il compimento della legge - VI DOMENICA DEL T.O.

Il Discorso della montagna, riportato dall’evangelista Matteo, continua a offrire alcune delle coordinate fondamentali per la vita dei credenti di ogni luogo ed epoca.

Sono venuto a dare pieno compimento

Il brano evangelico (Mt 5,17-37) presenta due parti abbastanza evidenti: in Mt 5,17-20 si presentano i principi generali che sostengono tutto il resto del discorso: Gesù non è venuto per abolire la Legge, ma per darle pieno compimento. Ben lungi dall’invitare a un’osservanza “pignola” dei comandamenti, quando afferma che “non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto” (Mt 5,18), sottolinea come anche il più piccolo particolare delle Parole che Dio ha donato all’uomo hanno un senso. Sono i piccoli particolari che rivelano il senso delle parole; come nel caso di un genitore anziano che dice al figlio, molto impegnato con la sua famiglia e il suo lavoro: “Non ti preoccupare per me”. Senza far caso ai tratti del volto e al tono di quella voce (piccoli “particolari”?), chi potrà mai capire il senso di quelle parole? Nella seconda parte del brano (Mt 5,21-37) iI niziamo ad ascoltare quelle che vengono chiamate, forse impropriamente, “antitesi”, a motivo della forma letteraria che si ripete per ben sei volte: “Avete inteso che fu detto degli antichi” … “ma io vi dico” (Mt 5,21-48). Gesù non si oppone a quanto “tramandato dagli antichi”, anche perché si tratta, per la maggior parte, di insegnamenti della Bibbia: piuttosto, egli propone una sorta di “intensificazione”. Non basta “osservare” fedelmente il precetto, ma occorre imparare a coglierne il senso profondo e l’intenzionalità. “Avete inteso che fu detto agli antichi: «Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio». Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio” (Mt 5,21-22). Tra il momento in cui l’uomo lascia spazio all’ira, che sente nascere dentro di sé, e l’evento drammatico che, in qualche caso, può sfociare anche nell’omicidio, c’è spesso lo spazio di molte scelte che possono contribuire a distruggere una relazione e a far del male alla persona verso la quale si prova il sentimento dell’ira. Se è vero che nessuno può essere sottoposto “al giudizio” per un sentimento che nasce in lui
(come l’ira, in questo caso), è altrettanto vero che, o si fa attenzione a come la nostra libertà reagisce fin dall’inizio a tale sentimento, oppure si insinueranno, progressivamente, “libere” decisioni mediante le quali il male potrebbe prendere il sopravvento, fino all’estremo di provocare azioni irreparabili.

I suoi comandamenti ti custodiranno

Merita ancora attenzione un “principio generale” enunciato da Gesù: “Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 5,20). Come già detto, non si tratta di un’osservanza della “lettera” della Legge più rigorosa di quella che i farisei si sforzavano di vivere, quanto piuttosto di una capacità di sintonizzarsi in profondità con la volontà di Dio. Accogliere e compiere la sua volontà è la vera giustizia che il credente è chiamato a vivere; Egli non vuole semplicemente dei “servi” che gli obbediscano, ma dei figli che vivano come tali con lui e tra di loro. Per questo offre indicazioni affinché essi possano vivere più pienamente la propria vita, come constata il saggio Siracide (Sir 15,15-20) e annuncia il sal
mista, proclamando: “Beato” chi cammina nella legge del Signore (Sal 118).

…per coloro che amano Dio

Ne è ben convinto san Paolo che, scrivendo ai cristiani di Corinto, dice che a loro è data una sapienza che “non è di questo mondo”. (1Cor 2,6). “Sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria” (1Cor 2,7). Si tratta del disegno che Dio ha tracciato sulla storia degli uomini per la loro piena realizzazione. Sono “cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo”, ma che “Dio ha preparate per coloro che lo amano” (1Cor 2,10). L’Apostolo delle genti, “conquistato da Cristo Gesù” (Fil 3,21), che in nessuna delle sue lettere propone mai come “comandamento” quello fondamentale dell’amore verso Dio (Cf. Dt 6,4-5), constata, invece, che solo chi vive una relazione di amore con Dio può davvero riconoscere e accogliere il disegno della sua volontà (Rm 8,28): ma l’amore verso Dio può forse essere “comandato”? “Se uno ama Dio è perché si scopre da lui conosciuto” (1Cor 8,3).

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