Chiesa
stampa

Il dono di un fuoco d’amore - XX domenica del tempo ordinario

Parole dure e appassionate quelle di Gesù

Il dono di un fuoco d’amore - XX domenica del tempo ordinario

Alcune domeniche fa Gesù aveva severamente ripreso il discepolo Giovanni che lo invitava a incendiare un villaggio di samaritani, ostili al loro passaggio. Ora sembra che Gesù stesso sia impaziente di “gettare fuoco sulla terra”, ma non si tratta evidentemente dello stesso fuoco. Dobbiamo però riconoscere che troppo facilmente, nel passato, abbiamo legato l’immagine del fuoco al “castigo di Dio”. Eppure, nella sacra Scrittura il fuoco è immagine di quel calore e di quella luce che è Dio medesimo. È il fuoco ardente della passione per Dio che il profeta Geremia non sapeva trattenere dentro di sé (Ger. 20, 7-9). È quel fuoco che ardeva in petto ai discepoli di Emmaus mentre ascoltavano Gesù lungo il cammino. È il fuoco dello Spirito che nel giorno di Pentecoste si posò sui discepoli, rendendoli ardenti nell’annuncio del Cristo Risorto.

Il suo amore è un fuoco
Ciò che arde in cuore a Gesù è il desiderio di poter incendiare del suo amore il mondo intero. Avverte l’urgenza viva che ciò possa accadere ovunque. C’è troppo freddo nel mondo quando il sole di Dio si spegne, o ci si allontana da esso. Ma “nulla è perduto in Dio - scrive frère Roger di Taizè -, Cristo non viene per annullare l’essere di carne e di sangue. Non è venuto per abolire. Quando la notte si fa densa, il suo amore è un fuoco”.
E’ un fuoco, quello di Cristo, che attende di attaccarsi prima di tutto a ogni suo discepolo. Lo avvertiva con trepidazione san Giovanni Paolo II che, nelle Giornate mondiali della gioventù del 2000, prese in prestito a Caterina da Siena l’esclamazione: “Se foste ciò che dovreste essere, mettereste fuoco in tutto il mondo”.

L’immersione dell’amore
In modo paradossale Gesù unisce l’immagine del fuoco del suo amore a quella di un’acqua in cui essere battezzato, cioè immerso. Che altro è, infatti, l’agire amoroso di Dio se non la sua immersione nel povero, sporco fiume della nostra vita? Quella del Giordano fu solo l’anticipazione simbolica della vera immersione di Cristo nelle acque della morte, per tirarci fuori da ogni “annegamento”. Quelle acque distruttrici non potranno avere il sopravvento perché, come il Cantico dei Cantici esclama: “Le grandi acque non possono spegnere l’amore, né i fiumi travolgerlo”.

Lo spartiacque di Gesù
Le parole, che poi seguono, sembrano, però, contraddire l’affermazione di un tale amore appassionato, pronto a raggiungere tutti. Gesù dichiara, infatti, di non essere venuto a portare la pace, ma la divisione. Di fatto non c’è nessuna contraddizione, bensì un’evidente, dolorosa constatazione: quel fuoco d’amore può essere respinto, e quel dono di salvezza dalle acque del male può essere rifiutato. Gesù è uno spartiacque. C’è un “prima di Cristo” che non è solo temporale, ma esistenziale. C’è un vivere senza di Lui, padroni di noi stessi, preoccupati di realizzare in ogni modo il nostro “io”. C’è un “dopo Cristo” che contraddistingue una vita segnata dal dono di sé a Dio e ai fratelli, non da tutti compresa e accolta già nell’ambito più prossimo di vita.

Tutti i diritti riservati
Il dono di un fuoco d’amore - XX domenica del tempo ordinario
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento