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Il legame bello tra preghiera e fede - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La preghiera di invocazione, prendendo spunto dalla parabola della vedova e del giudice ingiusto, viene presentata come segno di una fiducia che non viene mai meno, anche se la risposta del Signore, in qualche caso, sembra farsi attendere

Il legame bello tra preghiera e fede - XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Lungo il cammino verso Gerusalemme Gesù raccomanda in più occasioni l’importanza della preghiera: oggi come allora essa rimane condizione fondamentale per vivere nella fede la vita di ogni giorno.

Sulla necessità di pregare sempre
La parabola proposta dal Vangelo in questa domenica è espressamente presentata con il suo scopo specifico: non bisogna mai stancarsi di pregare; anzi, occorre pregare in maniera quasi incessante. L’esempio della vedova che, nonostante trovi di fronte a sé un giudice ingiusto, riesce comunque a ottenere giustizia grazie alla sua richiesta insistente e instancabile, permette di comprendere che, se così succede con un giudice iniquo, a maggior ragione Dio, che è giudice giusto, non potrà non ascoltare la preghiera di coloro che lo invocano senza stancarsi. La questione è seria, perché la domanda conclusiva posta da Gesù sembra correlare in maniera diretta la perseveranza nella fede alla preghiera: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18,8).
Se domenica scorsa la fede veniva mostrata nel suo legame con la preghiera di lode e ringraziamento (il lebbroso che è tornato a lodare Dio per la sua guarigione), questa settimana anche la preghiera di invocazione viene presentata come segno di una fiducia che non viene mai meno, anche se la risposta del Signore, in qualche caso, sembra farsi attendere, anche per lunghi periodi.
La prima questione, dunque, riguarda la nostra capacità di perseverare nella preghiera di richiesta: continuare a chiedere qualche cosa che non ci viene donato immediatamente accresce in noi la dimensione della fiducia ma, allo stesso tempo, permette di purificare le nostre attese e di aprire il cuore a riconoscere le risposte – spesso inattese e sorprendenti – che Dio sta pensando per noi.

La forza della preghiera comunitaria
La preghiera instancabile, però, è anche una preghiera che continua in ogni momento, come suggerisce l’espressione “pregare sempre”. Ma come è possibile? La vita è segnata da una molteplicità di impegni, tanto che si fa fatica a trovare un po’ di tempo specifico per la preghiera personale o familiare: immaginarsi come si può perseverare nella preghiera al lavoro, a scuola, o nelle diverse situazioni che la vita di ogni giorno ci riserva. Qualche volta, forse, potrà nascere in noi una preghiera spontanea di lode, di fronte a una cosa bella, o a un fatto positivo, come pure può risuonare qualche forma di invocazione allo Spirito, o qualche cosa di simile alla “preghiera del cuore”.
La prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, offre forse una strada per realizzare questa preghiera continua: mentre afferma che la preghiera può realizzare anche ciò che sembra impossibile, conferma pure che una sola persona non potrà mai mantenere un costante atteggiamento di preghiera: non ce l’ha fatta neanche Mosè! Salito sul monte a pregare affinché Giosuè, con il suo piccolo esercito, potesse sconfiggere gli uomini di Amalèk, a un certo momento si trovò a non essere più in grado di tenere le braccia alzate per intercedere. Accadde così che, quando abbassava le braccia, Israele veniva sopraffatto dai nemici: senza l’aiuto di Aronne e Cur, che si misero a sostenere le sue mani, non avrebbe mai potuto perseverare in quella preghiera di intercessione (cf. Es 17,8-13).
Ecco che, in maniera molto semplice, il testo afferma l’efficacia della preghiera di intercessione e la necessità che questa sia vissuta insieme ad altri: solo così potrà realizzarsi una preghiera “continua”, perché la nostra preghiera si prolunga nella preghiera fatta “gli uni per gli altri”, per cui, mentre io non prego, qualcuno sta pregando per me, e viceversa.

Annuncia la Parola
La seconda lettura, con la raccomandazione rivolta da san Paolo a Timoteo, appare particolarmente in sintonia con il messaggio di papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale. L’Apostolo invita il suo giovane collaboratore, incaricato di prendersi cura della comunità di Efeso, a rimanere ancorato alla Sacra Scrittura che, essendo ispirata da Dio, ha la forza di “insegnare, convincere, correggere ed educare alla giustizia” (2Tm 3,16); pertanto, la Parola deve essere annunciata senza paura “al momento opportuno e non opportuno” (2Tm 4,2), con generosità e un cuore disponibile, anche quando fosse necessario esortare, o rimproverare. Così il Papa invita tutti i cristiani a riscoprire, in forza del battesimo ricevuto, la propria personale missione di annunciare con le parole e con la vita il messaggio evangelico.

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