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Il silenzio e la pazienza di Dio - III domenica di Quaresima

Gesù ci svela un Dio rivestito della capacità di attesa del contadino

Il silenzio e la pazienza di Dio - III domenica di Quaresima

Quando la cronaca irrompe nella nostra vita, con le sue pagine di cronaca nera o di calamità, il nostro rapporto con Dio viene fortemente provocato. Di fonte a tanta malvagità umana o catastrofi naturali, ci chiediamo di chi sia colpa e cosa faccia Dio.
Un giorno accadde che anche Gesù venisse interpellato su dei fatti che avevano scosso l’opinione pubblica: una strage perpetrata per ordine di Pilato nella zona stessa del Tempio, e il crollo di una torre che aveva provocato diciotto morti. Anche se il testo evangelico non riporta il commento degli informatori, risulta evidente la sottintesa domanda circa la responsabilità di Dio nel permettere quanto era accaduto nel Tempio, e le colpe che potevano avere commesso le vittime del crollo per subire un tale morte.
Ancora una volta si evidenzia il rischio di rimanere spettatori esterni e neutri di eventi problematici che sembrano riguardare solo la responsabilità di altri. E’ Gesù stesso a smascherare questa tentazione, mettendo in luce i dubbi e le domande sorte nel cuore dei presenti.
“Uomo, dove sei?”
L’invito di Gesù ai suoi interlocutori, di ieri come di oggi, è quello di non fermarsi ad analisi superficiali e deresponsabilizzanti, ma a penetrare in profondità quanto accade. Se c’è una domanda che dovrebbe risuonare immediatamente in noi non riguarda il comportamento di Dio, quanto piuttosto il nostro. E’ l’interrogativo che porta con sé l’eco della prima domanda rivolta da Dio all’uomo dopo il peccato: “Adamo, dove sei?”.
E’ come se Gesù ci dicesse: “Non perdetevi in analisi politiche, economiche o di altro genere; non impantanavi nella discussione di chi sia la colpa. In ogni evento io, il Signore, ti parlo. In ogni evento negativo accogli l’invito a imprimere una direzione nuova alla tua vita. Se tanto male travolge il mondo è perché gli uomini hanno intrapreso strade che li allontanano dalla sorgente della vita”.
Il poeta Giuseppe Ungaretti, durante la Seconda guerra mondiale, scriveva: “L’inferno s’apre sulla terra/ su misura di quanto/ l’uomo si sottrae, folle, alla purezza della tua passione… Cristo”.
Non si tratta di un disimpegno nel cogliere le cause immediatamente politiche e sociali di certi fatti, “ma di educazione alla sensibilità, la più delicata possibile, in modo che nessuno degli eventi del nostro quotidiano ci lasci indifferenti” (I. Gargano). Rimarrà straordinaria la testimonianza di frère Christian de Chergè, priore dei trappisti uccisi in Algeria nel 1996, nel suo testamento spirituale in cui confessa: “Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimè, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca”.
L’infinita pazienza di Dio
Se siamo chiamati a guardare con verità il nostro comportamento e a riconoscere in noi le radici del male che travolge il mondo, non possiamo però dimenticare che Dio continua a guardare con infinita compassione e pazienza la nostra storia di fallimenti. Gesù ci svela un Dio rivestito della pazienza del contadino, che vuole ancora lavorare attorno al fico sterile, prima di tagliarlo. Il calendario di Dio non conosce anni senza speranza. Anche l’albero di tempi amari e cattivi può coprirsi di frutti buoni. La passione di Dio è che nulla possa andare perduto, che ogni albero del suo giardino, che siamo ciascuno di noi, venga recuperato.
Se avvertiamo nella nostra vita questa infinita pazienza di Dio, chi siamo noi per non dare fiducia e speranza a quanti compiono e vivono scelte sbagliate? La pazienza di Dio è forse il vero volto di ciò che noi scambiamo come il silenzio di Dio.

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