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In Roraima avviata la nuova missione diocesana

Il vescovo Michele ha accompagnato l'avvio di questa nuova missione, che si trova nell'estremo nord del Brasile. 

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In Roraima avviata la nuova missione diocesana

In questi giorni abbiamo accompagnato l’avvio della nuova missione in Roraima. Don Edy Savietto, don Mattia Bezze (fidei donum della diocesi di Padova), Giorgio Marino  e Cristina Boldrin stanno muovendo insieme i primi passi presso le comunità di quella chiesa di frontiera, fatta di intrecci di popoli e culture diverse, di storie e tradizioni, di aneliti di vita e di futuro.

Don Lucio Nicoletto, fidei donum di Padova e amministratore diocesano di Roraima, così ci scriveva nello scorso Natale in attesa dell’arrivo dei nostri missionari e del vescovo Michele: “In una realtà di frontiera come la nostra, ai confini con altre due nazioni, il Venezuela e la Guyana Inglese, ci puoi trovare tutte le caratteristiche tipiche di ciò che generalmente si definisce «frontiera». Quando sei in frontiera non sei al centro, sotto i riflettori; forse sei anche un po’ dimenticato e, dunque, quando succede qualcosa, ti devi arrangiare, perché non sei famoso, nessuno ti conosce. Quando sei in frontiera sei ai limiti di una realtà. In molte realtà-limite trovi, appunto, le persone «limitate», quelle che non contano nulla, quelle che a volte sono considerate una spesa per lo Stato che guarda più ai numeri, ai dividendi che non alle persone e alla loro dignità. Ogni giorno le persone che incrociano il mio cammino hanno già varcato frontiere... vengono dalle frontiere del mondo, dalle periferie della storia, da quei luoghi che nessuno vorrebbe mai visitare o abitare perché ci ricordano con tutta la nudità possibile e inimmaginabile che le periferie nascondono sempre qualcosa di poco di buono, e sono il grido più forte di un’umanità che sembra essersi abituata al dolore del mondo al punto di considerarlo «normale» o, peggio, necessario se si vuole far avanzare il progresso. Purtroppo qualcuno deve sempre pagare con la vita, possibilmente quella degli altri... Pochi, quasi nessuno, disposti a dare la propria”.

In questo contesto di “frontiera” ora c’è anche la Chiesa di Treviso. La presenza del vescovo Michele non è solo per “accompagnare” i nostri fidei donum e nemmeno solo per “visitare” una Chiesa sorella; aspetti importanti, ma non gli unici.

E’ una presenza che segna anche l’inizio di un cammino in cui sarebbe bello sentirsi coinvolti tutti come Chiesa, la nostra, il cammino di tante persone, dei tanti preti di Treviso insieme alle comunità... tutti consapevoli che essere cristiani significa anche “camminare insieme” con altri fratelli e sorelle, al passo degli ultimi, dei dimenticati, degli esclusi. E insieme metterci all’ascolto di quella Buona Notizia di cui tutti, anche noi, abbiamo bisogno di riascoltare, di riaccogliere, di sentirla ancora una volta proclamata nella nostra vita. 

Non si tratta dunque solo dei primi passi di don Edy, Giorgio e Cristina e don Mattia, ma l’inizio di un cammino che riguarda anche  noi,  chiamati ad andare alle “periferie” per riascoltare la Buona Notizia; se “di loro è il Regno”, dei poveri, allora proprio loro potranno ancora ridirci, annunciarci, farci risentire ancora accessibile e credibile oggi il Regno di Dio, per noi. 

E’ bene, allora, trovare il modo per fare nostro questo cammino di incontro tra Chiese; è bene che alle nostre comunità cristiane sia data la possibilità di conoscere e condividere il cammino di fede con queste Chiese sorelle (in Brasile come in Paraguay o in Ciad) che il Signore ci ha posto accanto e che il vescovo Michele, anche a nome nostro, ha cominciato a conoscere, a frequentare, ad ascoltare.

Così terminava la testimonianza di don Lucio: “Quest’anno, ho avuto l’opportunità di vedere la realtà con occhi diversi... e comincia ad apparire molto più ampia e complessa di quanto si possa pensare o vedere dal di fuori. E più entro nell’intimità delle persone, più mi accorgo di quanto l’annuncio del Vangelo sia frutto di incontri. Dall’incontro all’ascolto, dall’ascolto all’accoglienza, dall’accoglienza la speranza. Più si conosce, più si ama, più si ama più si evangelizza... E la conferma che mi viene più immediata è quando vedo che la Chiesa comincia a non aver più paura di lasciare i centri, i riflettori, i primi posti per andare nelle periferie, alle frontiere dei cuori che hanno perso ogni speranza, che non hanno mai sperimentato la dolcezza di un gesto di amore e di compassione. Papa Francesco ce lo ricorda: «Preferisco una Chiesa accidentata, ferita, sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze»”. 

Buona missione don Edy, don Mattia, Giorgio e Cristina, e buona missione Chiesa di Treviso!

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