Chiesa
stampa

In missione abbiamo respirato l'essenziale

Il racconto del viaggio missionario che i cinque studenti del settimo anno di Teologia del Seminario hanno fatto in Camerun e in Ciad a inizio anno, insieme al rettore, ci fa conoscere più da vicino i luoghi e le persone che hanno incarnato, e ancora sono, la presenza della nostra diocesi dentro il cammino di quelle Chiese particolari
 

In missione abbiamo respirato l'essenziale

Affidandoci al Signore, forti dell’amicizia tra di noi, guidati e accompagnati dal rettore del nostro Seminario, mons. Giuliano Brugnotto, noi del settimo anno di Teologia ci siamo confrontati con l’esperienza missionaria, in una versione caratterizzata dalla dimensione del viaggio.
Esperienza che fin da subito si è rivelata intensa: a contatto con culture e luoghi molto differenti dai nostri, con mille contraddizioni, e con un senso di precarietà e insicurezza alimentato anche dai numerosi spostamenti. Aspetti che hanno contribuito a segnarmi profondamente e che ora, a pochi giorni dal ritorno, non mi permettono di archiviare tutto con qualche semplice considerazione.
Cerco di riordinare le idee partendo dal percorso fatto, dalle comunità - laici, consacrate e sacerdoti - incontrate, e davanti a me prende forma l’immagine di un viaggio davvero ricco, assimilabile, per i vissuti, a un pellegrinaggio.

Da Yaoundé ad Ambam, a Fianga, Tikem e Koupor
Da Yaoundé, capitale del Camerun con quasi due milioni di abitanti, ci siamo spostati al confine sud del Paese, nel mezzo della foresta equatoriale. Lì, con l’aiuto e la presenza del trevigiano padre Silvano Zoccarato - già missionario in questa terra -, abbiamo conosciuto la parrocchia di Ambam, origine cinquant’anni fa del nostro impegno missionario come diocesi di Treviso in collaborazione con il Pime e oggi gestita dal clero locale.
Abbiamo poi percorso le piste (strade sterrate) nella savana dell’estremo nord, nei pressi di Marouà, giovane zona di missione e primo annuncio cristiano, fino a “sconfinare” in Ciad, a Fianga, Tikem e Koupor, luoghi del ministero di don Stefano Bressan e don Silvano Perissinotto, attuali fidei donum della nostra diocesi di Treviso. I soli nomi di queste località precedentemente sconosciute, segnano ora le tappe precise del nostro viaggio, recuperabile per intero nel diario di viaggio pubblicato nella pagina Facebook “Seminaristi Treviso”.
Muovere alcuni passi in un Paese straniero, in un continente così grande e complesso come l’Africa, non permette certo di conoscerlo, ma è stato sufficiente per dare il colpo di grazia a tanti pregiudizi che abitano anche il mio cuore, pur sempre “occidentale”.

Un racconto “difficile”
Mi ritrovo un po’ disorientato a raccontare agli amici del traffico caotico delle città, delle strade tortuose perfettamente asfaltate dai “Paesi ricchi” che in pochi anni si riducono a un pericoloso avvicendarsi di asfalto-ghiaia-buche, dei muretti di fango delle case che richiedono una manutenzione annuale, delle scuole - a pagamento anche se statali - raggiunte dagli studenti dopo svariati chilometri a piedi, dei bambini incontrati nei villaggi mentre sbucano dalle capanne incuriositi dalla presenza dei “bianchi”, mentre si avvicinano prudenti e ci danno la mano per poi lasciarsi andare a larghi e inequivocabili sorrisi.
Nel parlare, però, mi rendo conto dello scarto tra la realtà di quei luoghi e quello che riesco a raccontare, tanto che mi sembra un torto poter restituire solo alcune immagini sbiadite.
Provo, allora, a pensare alla Chiesa che dovrebbe risultarmi famigliare e che si è presa cura di noi durante tutta la nostra permanenza. È una realtà che cambia molto da sud a nord e dal Camerun al Ciad: spostandoci tanto in poco tempo è stato facile apprezzarlo. Per un diacono, orientato verso l’ordinazione sacerdotale, tale contatto con versioni anche molto diverse dell’unica Chiesa è ancora più significativo. Mi costringe ad ammettere di non essere così “famigliare” con essa, a relativizzare molti aspetti “formali” finora appresi e a concentrarmi invece sull’essenziale, per trovarlo nascosto tra le realtà date per “scontate”.

L’essenziale
L’essenziale che si respira in missione è Gesù, la relazione personale con lui e con la comunità. Un Gesù incarnato nelle diverse etnie incontrate, che non corrisponde più all’immagine a noi nota e si presenta con inedite sembianze subsahariane. Sembra un altro, non ha più barba né lunghi capelli, né tantomeno quei lineamenti a noi così familiari. Si fa strada allora la diffidenza verso la diversità e con essa la tentazione di ridurre tutto in termini di superiorità culturale, filosofica e storica pur di non dare voce alla cruciale domanda: “Chi sei Gesù, vero Dio fatto uomo?”.

I sentimenti
Mi affido, infine, alla chiave dei sentimenti e ritrovo la gioia chiaramente percepita nei sorrisi dei bambini, nelle danze dei giovani, nei canti ritmati della comunità intera… è impossibile da ignorare, un’emozione potente, pervasiva, presente nella vita e nelle azioni dei singoli e dei gruppi. È come se la precarietà della vita, la semplicità che sconfina nella povertà e la condizione permanente di bisogno, permettessero alla gioia e alla voglia di vivere di purificarsi diventando sfolgoranti e contagiose.
Ai più sensibili racconto anche l’alternarsi dentro di me di rabbia e imbarazzo, originati dalle ingiustizie e dalle conseguenze così evidenti della corruzione dilagante rispetto alle quali noi, pellegrini di passaggio, possiamo solo limitarci a essere spettatori inermi, se non indirettamente complici. Diventa faticoso confrontarsi con una realtà del genere, sapendo per di più di non partire dallo stesso piano. Come “occidentale”, infatti, posso attingere in ogni momento a risorse cui molti di loro non osano neanche sperare.
Ho voluto condividere una parte di ciò che abbiamo vissuto e di ciò che è entrato nel mio cuore. In quei luoghi ci sono uomini e donne che ho scoperto essere nostri autentici fratelli e come tali vorrei considerarli. In famiglia ho imparato che tra fratelli non siamo uguali, si discute e talvolta si litiga, ma questo non è mai un motivo valido per rompere la comunione e negare l’appartenenza o la dignità di un componente. Dalla vita ho sperimentato che c’è sempre qualcosa da imparare nelle diversità e nella storia delle persone. Eppure, le differenze continuano a suscitare in me una iniziale diffidenza, invitandomi così a rivolgere ancora una volta lo sguardo a Gesù, unico fondamento della famiglia umana.

Tutti i diritti riservati
In missione abbiamo respirato l'essenziale
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento