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Intervista al nuovo Vescovo: "Vengo con umiltà e voglia di ascoltare"

"Assieme alla comunità vorrei iniziare un cammino in cui nessuno si senta escluso, oppure non all’altezza o ancora non necessario. Il bene, anche il bene comune, non ha colore e ciascuno può essere protagonista", dice mons. Tomasi, che fa notare l'unione tra le Chiese di Treviso e Bolzano dovuta alla comune venerazione per il beato Enrico, o Arrigo.

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Intervista al nuovo Vescovo: "Vengo con umiltà e voglia di ascoltare"

Sono stati giorni intensi, e non facili, per mons. Michele Tomasi, dal momento in cui ha saputo di essere stato nominato vescovo di Treviso. “Quando mi è stata comunicata la notizia avevo un gran desiderio di dire di no, ma poi ho pensato al significato profondo della vocazione. Da sempre la mia vocazione è stata quella di annunciare il Vangelo e se ora vengo chiamato a farlo a Treviso, allora sono pronto”. Sono state queste le sue prime parole, sabato 6 luglio al momento dell’annuncio a Bolzano.

Nonostante i suoi numerosi impegni, ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande. Una prima occasione per i lettori di “Vita” e per la diocesi tutta per conoscere un po’ meglio il nuovo pastore.

Mons. Tomasi, come ha accolto questa sua nomina da parte del Santo Padre? E come sta preparandosi all’incontro con la sua nuova diocesi?

Ho accolto la nomina con sorpresa, ma sappiamo che Dio si serve degli imprevisti per provocarci. Mi preparo con umiltà e grande voglia di ascoltare, conoscere, vedere e capire la ricchezza di questa Chiesa di Treviso.

Ha mai avuto contatti con la nostra diocesi oppure, da quanto ha sentito o potuto conoscere, che cosa l’ha colpita?

Vengo dall’Alto Adige, la terra del beato Arrigo che unisce la Chiesa di Bolzano-Bressanone con quella di Treviso. E l’esperienza di fede è ciò che rende unite le persone.

Lei proviene da un’altra diocesi e ha esercitato il suo ministero di presbitero in diverse realtà ecclesiali: quali tesori ha ricevuto da queste esperienze?

Il tesoro di una Chiesa irrequieta, nel senso di una Chiesa stimolata dalla Parola di Dio a vivere il Vangelo con umiltà, spontaneità e senza secondi interessi. E poi la capacità di leggere i bisogni di oggi, di dare risposte nuove a problemi nuovi. Anni di intense relazioni in parrocchia, poi tra i giovani seminaristi e infine come vicario per il clero nella diocesi di Bolzano-Bressanone sono stati una lezione quotidiana di apertura alla speranza e al mondo.

Certamente avrà bisogno di un po’ di tempo per entrare nel vivo dei problemi e delle esigenze pastorali della diocesi. Tuttavia, le chiediamo se c’è fin d’ora qualcosa che avrebbe in animo di privilegiare o che le sta particolarmente a cuore come pastore.

Assieme alla comunità vorrei iniziare un cammino in cui nessuno si senta escluso, oppure non all’altezza o ancora non necessario. Il bene, anche il bene comune, non ha colore e ciascuno può essere protagonista.

Lei è uno dei vescovi nominati da papa Francesco. Quali aspetti del suo magistero sente più vicini alla sua sensibilità di cristiano e di sacerdote?

L’attenzione alle persone nelle diverse situazioni di difficoltà è uno degli aspetti del magistero papale che sento più vicini. Oggi questa sensibilità è un’emergenza sociale, ma prima ancora un’esigenza evangelica.

Abbiamo ascoltato dalla voce del vescovo padre Gianfranco Agostino il messaggio che lei ha inviato alla diocesi e che pubblichiamo in questo Numero speciale. Desidera aggiungere qualcosa di particolare per i lettori, promotori e giornalisti del nostro settimanale?

Sono certo che tutti i protagonisti a vario titolo della Vita del Popolo continueranno sulla strada della professionalità, dell’attaccamento e dell’affetto verso la testata: sono le qualità che assicurano la vitalità di un giornale e sono determinanti per svolgere al meglio il suo compito di far conoscere la presenza della Chiesa in ogni tempo e luogo.

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