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Invio in missione - 1. Per don Edy Savietto "un dono enorme"

La testimonianza del sacerdote diocesano, finora parroco di Olmi e Cavrié, che a gennaio 2023 partirà per il Brasile come fidei donum della diocesi di Treviso. "La mia prima reazione nell'apprendere il mandato dal vescovo Michele, è stata di immensa felicità. Parto con tanta passione, cercherò di mettermi alla scuola di chi incontrerò, parto perché inviato con la Parola e la potenza della croce del Risorto". 

Parole chiave: Roraima (4), don Edy (4), Cavrié (7), missione (64), Brasile (53), Olmi (14)
Invio in missione - 1. Per don Edy Savietto "un dono enorme"

"Sono don Edy Savietto e negli ultimi anni sono stato felicemente parroco ad Olmi e Cavriè; a gennaio 2023 partirò per il Brasile come fidei donum della diocesi di Treviso. 

Quando, il 5 luglio scorso, il vescovo Michele mi ha chiamato per chiedermi gentilmente la disponibilità di partire per la missione in Brasile, ho avuto la profonda sensazione che qualcosa fosse andato al proprio posto.

Mio papà Antonio (Tony) prima di sposarsi con mia mamma Maria è stato per anni in missione con una associazione francese che curava progetti di sviluppo sociale nella Repubblica Centroafricana. A fronte di questo, assieme ai miei fratelli, Oscar e Cristian, abbiamo sempre respirato a casa quest’aria che “soffiava” mondo, accoglienza, apertura, colori diversi, frati cappuccini, spazi più grandi, voglia di partire, scoprire e servire... Non so come dire, ma quando il vescovo Michele ha pronunciato la parola “Missione” è come se tutto questo avesse ripreso consistenza, fosse ritornato in vita, se tutto avesse un senso, una direzione. Per questo, la prima reazione è stata di immensa felicità perché non nego che, fin dall’ordinazione sacerdotale, il fatto di partire per la missione, è stato sempre un desiderio profondo che ho manifestato più di una volta, ma che per varie ragioni non aveva avuto continuità, tanto che a un certo punto l’avevo messo via senza tanti patemi.

Invece, ora mi trovo, a pochi mesi dalla partenza per il Brasile, consapevole di un dono enorme affidatomi dalla Chiesa. Sto per andare in una Chiesa (Roraima) di cui non sapevo nemmeno l’esistenza; andrò a condividere la vita con un popolo che conoscevo soprattutto per il nome di alcuni calciatori famosi; sarò chiamato a inserirmi in un contesto diverso e  carico di sfide e di tensioni, ma, come lascia intendere papa Francesco,  “specchio del nostro mondo” per le dinamiche che si vivono (il fenomeno migratorio specie proveniente dal Venezuela, l’incontro con i popoli nativi e il pluralismo culturale, le complesse questioni legate alla cura dell’ambiente e della foresta amazzonica con l’urgenza di un’ecologia integrale, un’evangelizzazione inculturata e il cammino di una Chiesa con diversi volti e ministeri…). 

Parto con tanta passione, ma soprattutto con la consapevolezza di mettermi alla scuola di chi incontrerò, nell’ascolto di questa cultura millenaria che nelle tribù degli Yanomani ancora parla di connessioni profonde con il Creato, con la madre terra. Parto perché inviato con la Parola e la potenza della croce del Risorto. Parto sereno, perché sarò assieme a Giorgio e Cristina e con don Mattia, il prete di Padova con cui vivrò, che è già lì da un anno e mi ha molto rassicurato. Sono felice, perché avrò la possibilità di collaborare e di vivere con preti e laici di altre diocesi (Padova e Vicenza) nella consapevolezza di poter vivere uno stile di missione che dice “mai più da soli”. Per questo, ringrazio di cuore la mia classe di ordinazione (nella foto) per le tante esperienze di fraternità vissute in questi anni, che hanno allenato profondamente l’attitudine alla collaborazione e alla fraternità, al di là delle circostanze.

La seconda reazione alla proposta del Vescovo è stata invece opposta, ho subito pensato che avrei dovuto lasciare le parrocchie in cui da anni ho la fortuna enorme di vivere. Tanti volti, storie, esperienze, progetti, fatiche, gioie, di tutto e di più. Non so come ringraziare Dio per quanto ho ricevuto e mi è stato permesso di dare. A Olmi e Cavriè ho cominciato a comprendere cosa voglia dire paternità.  Non è facile lasciare per partire, ma ho sempre detto Sì alle chiamate che, attraverso il Vescovo, la Chiesa mi ha proposto e questo mi ha permesso di incontrare meraviglia su meraviglia, nella consapevolezza che tutto è dono. 

Parto da questo punto di vista triste per dover lasciare Olmi Cavriè, ma consapevole di aver incontrato due comunità pazzesche, cariche di carismi e di voglia di essere comunità, con i propri difetti e mancanze, ma dove abbiamo tentato di vivere il Vangelo dell’accoglienza e del servizio. Parto proprio perché sono stato a Cavriè e Olmi e tutto quanto abbiamo condiviso assaporava già di pane e missione in loco. 

Sono don Edy Savietto, un privilegiato, e spero di non sprecare questo tesoro di poter partire per la missione e di poterlo condividere con tutto me stesso. Parto per il Brasile ma non partirò da solo, andrò con tutti e tutto ciò che in questi anni di ministero mi è entrato nella carne, nel cuore, nella testa e nell’animo, per questo parto forte ed entusiasta".

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