Chiesa
stampa

L'amicizia offerta e la sequela - III domenica di Pasqua

"Seguimi" è l'ultima parola che Gesù rivolge a Pietro, l'amico ritrovato

L'amicizia offerta e la sequela - III domenica di Pasqua

L’appuntamento in quella regione Gesù Risorto l’aveva dato ai suoi discepoli tramite le donne: “Dite ai miei fratelli che vadano in Galilea, là mi vedranno” (Mt 28,10). Ed ecco sette di loro tornare a pescare nel lago, dove Gesù un giorno li aveva incontrati e chiamati a seguirlo. Ora sono ritornati a fare nuovamente i pescatori di pesci, dimenticando che il Maestro li aveva mandati a pescare uomini. Quella notte non presero nulla. Del resto Gesù l’aveva loro detto: “Senza di me non potete fare nulla”. Eppure, pur avendolo incontrato già due volte dopo la resurrezione, sembra che quell’esperienza non abbia cambiato più di tanto la loro vita. Hanno ripreso vita di un tempo, e dal momento che Gesù non è più con loro come prima bisogna arrangiarsi con le proprie forze. A nessuno è venuto in mente di pensare cosa poteva accadere se ci fosse stato Gesù.

“Dalla parte destra

Ma, sul far del mattino, “mentre lieve l’ombra cede al chiaror nascente – come canta un inno camaldolese - fiorisce la speranza” per i pescatori delusi. Dalla riva, una presenza sconosciuta, li invita a gettare le reti “dalla parte destra”. Che differenza può mai esserci tra il gettarla a destra o a sinistra? È così poca la differenza tra i due lati della barca. Ciò che può apparire quanto meno strano, non è però un dettaglio casuale. “In tutta la Bibbia la “parte destra” indica la parte più onorata, la parte dell’amicizia e anche la parte più potente” (Lepori). Il Signore ci chiede di gettare il nostro impegno “dalla parte destra”, quella dell’intima relazione di fiducia in Lui. Tanta sterilità nel nostro agire non dipende forse dal nostro protagonismo, che non coinvolge Dio nella vita?

Di fronte al sorprendente risultato di una pesca incredibile, il primo a capire come sono andate veramente le cose è il più giovane, è Giovanni che grida: “E’ il Signore”: Non può  essere altro che Lui a sorprenderci dentro quelle situazioni in cui tutto sembra finito. Come il mattino di Pasqua Giovanni è il primo che giunge di corsa al sepolcro vuoto, dopo l’annuncio di Maddalena, così il suo cuore corre e vede e capisce prima della ragione.

Adesso che tutti sono a riva, dove già Gesù aveva preparato loro un anticipo di ristoro, si svolge il più struggente dei dialoghi del Risorto. Non con Giovanni, il discepolo amato, ma con Pietro, il rinnegato. Da Gesù non escono parole di colpevolizzazione o di rimprovero, ma la più umana e coinvolgente delle domande: “Mi ami tu?” Per ben tre volte risuona l’interrogativo, ma non è un interrogatorio. Gesù vuole condurre Pietro alla sorgente di quell’amicizia con Lui che è più profonda dei peccati dell’amico.

“Tu sai che ti amo”

Nel dialogo tra i due ci incanta la delicatezza di Gesù. Nell prime due domande, infatti, il Signore, quando chiede a Pietro se lo ama, usa il verbo “agapao” che indica il vertice dell’amore vissuto come dono. La terza volta Gesù usa invece il vero “philein” che indica l’amore come “amicizia”, mutua comprensione. Ecco manifestarsi il volto sorprendente di un Dio che si fa “mendicante d’amore” e si accontenta della nostra sempre povera capacità d’amare. Pietro lo ha capito e risponde come chi è passato attraverso la grande purificazione del pentimento del suo peccato: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene”. Per tre volte gli aveva dichiaro il suo amore d’amicizia, non osando affermare di esser capace di quell’amore che dimentico di sé si dona totalmente. Pietro ormai si conosce nella sua fragilità, non presume più di sé stesso, sa però quanto il Signore lo ami. Il pescatore di Galilea sa di non essere in grado di ricambiare come dovrebbe o come vorrebbe, ma sa che lui, a Gesù, vuole bene.

Attraverso quella prova, attraverso il suo stesso peccato Pietro è diventato credente, che è ben più e diverso dall’essere un uomo religioso preoccupato di assicurare delle prestazioni religiose. Pietro ha scoperto che Gesù non è venuto a portare un codice di comportamento morale, e neppure un messaggio da studiare e mettere in pratica. Gesù è venuto ad offrire un’amicizia, la stessa amicizia di Dio. Un monaco anziano parlando del suo incontro con Gesù osservava: “Non mi dice: Sii te stesso, ma: Sii con me. Il Cristo non ci dice: Cerca te stesso, e neppure: Segui te stesso, ma: Seguimi”.

“Seguimi” è l’ultima parola che Gesù rivolge all’amico ritrovato. È la parola che ci avvia tutti in un cammino personale e comunitario di santità.

Tutti i diritti riservati
L'amicizia offerta e la sequela - III domenica di Pasqua
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento