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L’attesa dell’incontro di salvezza - XIX domenica del Tempo ordinario

Chi spera nel Signore, confidando nella sua fedeltà, ne attende la venuta con gioia

L’attesa dell’incontro di salvezza - XIX domenica del Tempo ordinario

La fede è l’atteggiamento di chi vive in “attesa” della realizzazione di una promessa: Dio è fedele alla Parola data e vale la pena rischiare la vita per Lui.
Anche voi tenetevi pronti
Dopo aver richiamato i discepoli a non accumulare tesori per sé, ma ad arricchirsi davanti a Dio (Lc 12,21), Gesù rivolge loro un invito a non preoccuparsi del proprio futuro, confidando nella “Provvidenza” di Dio: Egli sa di che cosa l’uomo ha veramente bisogno; come si prende cura degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, così non farà mancare l’essenziale a chi confida in Lui. Tutto quanto l’uomo deve fare è cercare il Regno di Dio: il resto verrà donato in aggiunta (Lc 12,21-31). Questa parte del racconto lucano non è proposta per esteso dalla liturgia, ma viene richiamata implicitamente dalle parole di incoraggiamento con cui si apre il brano evangelico odierno: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno”. Si può dare in elemosina senza timore tutto quanto si possiede, perché il nostro vero tesoro – e con esso il nostro cuore – possa essere in cielo (Lc 12,32-34). Seguono tre parabole, collegate tra loro dall’unico tema del ritorno del Signore.
La parabola del padrone che torna dalle nozze e si mette a servire i suoi servi (Lc 12,35-38) sottolinea come il Signore sia un padrone estremamente generoso con coloro che vivono tutta la propria vita nel dono di sé e nella ricerca della volontà di Dio.
Con l’immagine del ladro che arriva nell’ora più inaspettata, Gesù invita a farsi trovare sempre pronti: non si può conoscere in alcun modo il tempo nel quale il Signore verrà (Lc 12,39-40). Certo, la figura del ladro che viene per scassinare la casa non è particolarmente accattivante, ma è probabilmente l’immagine più adeguata a dire come sarà percepita la venuta del Signore da coloro che stanno sprecando la propria vita.
L’ultima parabola, quella dell’amministratore che si fa trovare pronto al ritorno del padrone, è provocata dalla domanda di Pietro e, dunque, riguarda soprattutto gli apostoli, ossia chi ha qualche compito di responsabilità (Lc 12,41-48). Ciascuno risponde in relazione a quanto gli viene affidato: ci sono servi che non possono sapere con certezza quanto il Signore chiede loro e, pertanto, nel momento del suo ritorno, non potranno essere considerati pienamente responsabili degli eventuali errori commessi; al contrario, coloro che hanno responsabilità sugli altri, dovrebbero conoscere meglio anche la “consegne” del padrone e coordinare il lavoro dei servi sottoposti: costoro dovranno rispondere per sé e per quelli che erano loro affidati.
In attesa della salvezza dei giusti
Non è immediato il legame tra il Vangelo di questa domenica e la prima lettura (Sap 18,6-9). Si tratta di una meditazione poetica sulla notte della Pasqua, in cui il popolo è stato liberato dalla schiavitù d’Egitto. Secondo il saggio autore del Libro della Sapienza, scritto in lingua greca non molti decenni prima di Cristo, il popolo in quella notte era in attesa della “salvezza dei giusti” e della “rovina dei nemici” (Sap 18,7). La Pasqua, infatti, viene celebrata ancora oggi da Israele come un evento di salvezza, come l’intervento più importante di Dio a favore del suo popolo; eppure, quel medesimo evento ha causato la rovina per gli Egiziani che opprimevano ingiustamente gli Israeliti. Questo potrebbe essere il legame con il tema centrale del testo evangelico: la venuta definitiva del Signore è da attendersi senza timore, come un momento di liberazione definitiva per “i giusti”, per i quali sarà certamente apportatrice di gioia e pienezza di vita; per chi, invece, sta vivendo una vita in contrasto con il progetto di Dio, la venuta del Signore potrebbe costituire una minaccia e condurre alla rovina definitiva.
La fede è fondamento di ciò che si spera
La lettura di una parte molto bella della Lettera agli Ebrei che inizia con questa domenica (Eb 11,1-2.8-19) potrebbe essere adeguatamente collegata alla prima lettura e al Vangelo. Il tema, infatti, è quello della fede, che consiste esattamente nel continuare a sperare ciò che ancora non si possiede: chi spera nel Signore, confidando in quanto fino ad oggi è riuscito a sperimentare della sua fedeltà, vive certamente l’attesa della sua venuta con grande gioia e desiderio.
Il commento ai testi della liturgia sarà sospeso per le prossime due settimane, a causa della chiusura estiva del settimanale. Si suggerisce di leggere, in questo tempo, i testi di Lc 12,49-19 e Lc 13,1-35.

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