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L’audacia dei passi del samaritano - XV domenica del Tempo ordinario

Gesù per primo si china sulla nostra umanità ferita per versarvi l’olio della consolazione e il vino della speranza

L’audacia dei passi del samaritano - XV domenica del Tempo ordinario

Tutto si svolge sulla strada. Del resto è così per gran parte degli eventi del Vangelo. Ma quella strada che da Gerusalemme scende a Gerico è una delle più inquietanti di tutto il Vangelo. Strada di autentiche imboscate, e basta solo ascoltarla per avvertire che, ogni volta, non ne usciamo illesi. Non ne erano usciti illesi il sacerdote e il levita, che per non fermarsi a soccorre un povero malcapitato caduto nelle mani dei briganti, hanno così messo in evidenza come si può essere persone osservanti della religione e nello stesso tempo ben lontani dall’amore che è Dio stesso. A vedere come si sono svolti i fatti, i due erano ben lungi dal meritare dei rimproveri, perché tutti sapevano che gli addetti al culto non potevano contaminarsi con il sangue, pena il rimanere esclusi per un certo tempo dalle funzioni religiose che competevano loro, avendo contratto impurità legale.
Un nemico compassionevole
Chi si ferma, invece, senza farsi domande e senza nessuno scrupolo, è nientemeno che il nemico dell’uomo ferito e abbandonato sulla strada: un samaritano.
Casomai questi avrebbe potuto rallegrarsi nel vedere così conciata una persona che gli era avversa. Invece, quel samaritano, appena lo vide ne provò compassione e gli prestò tutte le cure possibili in quel momento, utilizzando il “pronto soccorso” di un viaggiatore per pulire e curare le ferite: vino e olio.
Ma non passiamo troppo in fretta davanti al motivo che fece decidere al samaritano di soccorre quel pover’uomo: la compassione. Gli altri due che avevano fatto, invece? Erano giunti sul luogo dove era stata commessa una violenza, avevano registrato il problema, ne avevano fatto la diagnosi e avevano lascito il povero disgraziato com’era. Quante volte accade così... Sappiamo denunciare il male, diagnostichiamo le responsabilità di chi lo sta compiendo, ma il cuore rimane freddo. Manca la compassione. Una parola, questa, che è un abisso di luce sul mistero di Dio, perché non indica un vago sentimento umano, ma allude all’immensa tenerezza di Dio per ogni uomo.
Nel cuore del samaritano è Dio stesso che agisce. Lo spiega bene papa Benedetto XVI nella lettera enciclica Deus Caritas est: “Dio non ci ordina un sentimento che non possiamo suscitare in noi stessi. Egli ci ama, ci fa vedere e sperimentare il suo amore. Da questo “prima” di Dio, può come risposta spuntare l’amore anche in noi”.

Il vero “buon samaritano”: Dio
Non dimentichiamolo mai: prima di dire che anche noi dobbiamo essere come il buon samaritano, siamo chiamati a riconoscere nel suo volto e nel suo cuore il volto e il cuore di Dio stesso. Facendosi uomo in Gesù di Nazareth, Dio ha percorso e continua a percorrere ogni strada della nostra condizione umana ferita e destinata alla morte, versandovi “l’olio della consolazione e il vino della speranza”.
Quando anche noi, feriti da quel male di egoismo che lacera il nostro cuore, sapremo scorgere il volto mite e umile di Gesù che, colmo di compassione, si china sulla nostra povera esistenza, versandovi l’olio risanante dello Spirito e il vino del suo sangue versato per amore, ci sarà dato di ritrovare l’audacia per compiere i passi del samaritano. Gesù ci donerà i suoi occhi “per vedere le necessità e le sofferenze dei fratelli” e trasformerà il nostro cuore di pietra in un cuore di carne.
Nel discorso di chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, san Paolo VI si chiedeva che cosa fosse successo in quell’evento: “L’antica storia del buon samaritano - fu la sua risposta - è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa per l’umanità lo ha tutto pervaso”.

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