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L’incontro che trasforma l’esistenza - DOMENICA DI PASQUA - anno C

Quali conseguenze ha l’annuncio pasquale per un cristiano? Quali sono i “frutti” della Risurrezione di Cristo nella vita della comunità?

L’incontro che trasforma l’esistenza - DOMENICA DI PASQUA - anno C

Maria di Màgdala è la protagonista delle scene che animano i racconti giovannei della Risurrezione: con lei Simon Pietro e il Discepolo amato conducono chi ascolta fin sulle soglie della fede.

Quando ancora era buio, già vide

Dopo che nella solenne Veglia Pasquale è stato proclamato il racconto del sepolcro vuoto nell’edizione di Luca, nelle celebrazioni del mattino si inizia ad ascoltare la narrazione del capitolo ventesimo del Quarto Vangelo, suddiviso in due parti composte di più scene distinte.

Nella prima parte (Gv 20,1-18) tre scene si collocano presso il sepolcro nel quale non è più presente il corpo di Gesù (non è del tutto corretto dire “vuoto”, in quanto vi rimangono due segni molto importanti). Nella prima si descrive Maria che “va” verso il sepolcro e, mentre è ancora buio, riesce a vedere che la pietra era stata spostata: perciò corre a riferire la cosa che sembra più ovvia: “Hanno portato via il Signore” (vv. 1-2). Nella seconda scena, su cui si chiude la lettura evangelica nella liturgia, Simon Pietro e il discepolo “che Gesù amava”, sono presentati in atto di correre, entrare, vedere e credere: ma rimane qualche dubbio sulla loro reale comprensione dell’accaduto (vv. 3-10). La terza scena, proposta dalla liturgia nel martedì dell’Ottava di Pasqua, vede ancora protagonista Maria, rimasta presso il sepolcro: dopo aver riconosciuto il Risorto, “va” ad annunciare per prima: “ho visto il Signore” (vv. 11-18).

Nella seconda parte (Gv 20,19-29), che verrà proclamata nell’Ottava di Pasqua, altre due scene si collocano in un luogo chiuso (probabilmente il cenacolo), nella sera di Pasqua e otto giorni dopo: co-protagonista – nel bene e nel male – sarà Tommaso, prima assente (vv. 19-23), poi presente d fronte al Risorto e capace di una straordinaria professione di fede (vv. 24-29).

L’evento della risurrezione è così grande che non basta un’unica celebrazione eucaristica per descriverlo in maniera adeguata: perciò la liturgia, seguendo la scansione del racconto giovanneo “a puntate”, propone che lo si ascolti e mediti nell’arco di un’intera settimana.

Raccontaci, Maria, che cosa hai visto?

Nella prima tappa del percorso, la mattina di Pasqua, si passa dal “vedere” umano di Maria, in un “buio” che non è legato solo all’ora del giorno, al “vedere e credere” del Discepolo Amato, che però non muove ancora all’annuncio della buona notizia: il testo della liturgia, infatti, tralascia il v. 10 che ricorda come “I discepoli, perciò, se ne tornarono a casa loro”. Si dovrà attendere il “vedere” della Maddalena che, solo quando si riconosce chiamata per nome (Gesù le disse: “Maria”, Gv 20,16), vive l’incontro che provoca la prima “missione” cristiana.

La Sequenza Pasquale sottolinea il ruolo di questa donna. Nella prima strofa presenta l’agnello innocente mediante il cui sacrificio siamo stati riconciliati “noi peccatori con il padre”. Nella seconda racconta di un prodigioso duello – che nessuno ha potuto vedere – tra la vita e la morte: solo l’incontro con il “Signore della vita” dimostra che la vita ha avuto la meglio. Nella terza strofa tutti i credenti sono invitati a mettersi in dialogo con Maria per ascoltare il suo annuncio di speranza: di conseguenza può nascere, nell’ultima parte, la gioiosa professione di fede di tutta l’assemblea: “Sì, ne siamo certi, Cristo è davvero risorto”.

Siete risorti con Cristo?

Ma quali conseguenze ha questo annuncio per un cristiano? La lettura di Atti degli Apostoli nel Tempo Pasquale vuole evidenziare quali siano i “frutti” della Risurrezione di Cristo nella vita della comunità credente. Nel giorno di Pasqua, dopo aver ascoltato nella Prima Lettura come Pietro dopo la Pentecoste sia ormai divenuto capace di presentare il senso della vicenda terrena di Gesù, compresa la morte e risurrezione, si proclamano alternativamente come Seconda Lettura due testi paolini. Entrambi sottolineano che non si tratta solo di una “ricorrenza storica”: è un evento che cambia l’esistenza. Nella Lettera ai Colossesi, l’invito a uno stile di vita orientato “alle cose di lassù” trova senso solo “se” si riconoscere di essere realmente “risorti con Cristo”, ossia se l’incontro con lui ha davvero trasformato l’esistenza. Nella Prima lettera ai Corinzi, similmente, recuperando l’immagine del lievito, centrale nella Pasqua Ebraica, ritorna l’invito a riconoscere la novità portata da Cristo, agnello immolato: il cambiamento è reale, ma può essere sciupato dal “lievito vecchio” costituito da “malizia e perversità”, a cui si devono opporre “sincerità e verità”.

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