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L’incontro tra disegno e desiderio - II domenica del Tempo ordinario

La Scrittura ci presenta la chiamata dei primi discepoli e del profeta Samuele. La vocazione è il momento in cui il desiderio dell’uomo e il disegno di Dio si incontrano: allora avviene sempre qualcosa di straordinario

L’incontro tra disegno e desiderio - II domenica del Tempo ordinario

Il racconto giovanneo della chiamata dei primi discepoli e la splendida pagina della vocazione del profeta Samuele evidenziano come tema principale di questa seconda domenica del Tempo Ordinario quello della “vocazione”, ossia del momento in cui il desiderio dell’uomo e il disegno di Dio si incontrano: allora avviene sempre qualcosa di straordinario.

Erano circa le quattro del pomeriggio
L’episodio narrato dal Vangelo si colloca a “Betania, al di là del Giordano” (Gv 1,28) nel “terzo giorno” del ministero pubblico di Gesù (Gv 1,35-42). In verità, per i primi due giorni il protagonista era ancora Giovanni (il Battista), descritto fondamentalmente come colui che “rende testimonianza” a chi sta per manifestarsi. In tre parti ben concatenate, nel brano odierno si descrive ora l’entrata in scena di Gesù. Nella prima si descrive il primo “passaggio del testimone” (vv. 35-37): Andrea, fratello di Simon Pietro, e un altro discepolo di cui non si dice il nome, lasciano il maestro che avevano seguito fino ad allora e, incoraggiati dalle sue stesse parole (Ecco l’agnello di Dio), lo lasciano per porsi sulle orme di Gesù. Nella seconda, avviene l’incontro (vv. 38-39): una domanda del maestro li aiuta a chiarire quale fosse il desiderio che li stava muovendo alla sequela; avendolo seguito, pur senza “garanzie”, trovano risposta alle loro attese più profonde. Non si dice “che cosa” abbiano detto, fatto o visto, nel luogo dove “egli dimorava”, ma appare chiaro che quel “rimanere” con lui è stato fondamentale, tanto che ricorderanno ancora, dopo tanti anni, l’ora precisa dell’evento: “Era l’ora decima (le quattro del pomeriggio)”.

E lo condusse da Gesù
Nella terza scena si constata come la scintilla sprigionata dal primo grande testimone, il Battista, abbia innescato una “reazione” a catena di “testimonianza” (vv. 40-42). Andrea, incontrando suo fratello Simon Pietro, attesta che quel “maestro” che avevano iniziato a seguire è il “Messia” che tutti stavano cercando e attendendo: e lo conduce a quell’incontro che trasformerà la sua vita. Fino ad allora era riconosciuto per le sue origini (figlio di Giovanni), ossia per il suo passato; d’ora in poi ciò che lo identifica sarà la “missione” che Gesù gli affida: “sarai chiamato Cefa”, che significa Pietro. Con ogni probabilità, queste prime vicende sono testimoniate dal “discepolo amato” (l’altro discepolo), autore del Quarto Vangelo, che avrebbe voluto rimanere anonimo, ma che la tradizione ha immancabilmente identificato con l’Apostolo Giovanni. Alla fine di tutta la narrazione evangelica, sarà presentato come il “discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte” (Gv 21,24); ma da tutto il suo racconto si capisce che non sarebbe possibile l’esperienza della fede, dell’incontro con il Signore che stravolge e salva la nostra vita, se non ci fosse “qualcuno” che ci “introduce” e ci “passa il testimone”: c’è sempre bisogno di qualcuno che sia come il Battista per i primi discepoli; come Andrea per Simon Pietro; come il sacerdote Eli per il piccolo Samuele.

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta
L’episodio narrato nella prima lettura è ben noto (1Sam 3,3b-10.19). Quel ragazzino, che era stato “richiesto” con insistenza a Dio da sua madre Anna – che sembrava sterile – era poi stato da lei riconsegnato al Signore, affinché rimanesse a servizio del tempio. Pur avendolo ardentemente desiderato, non lo considerò mai una “sua proprietà”: era un dono del Signore e a lui andava restituito. Quel desiderio così forte di maternità, che aveva trovato finalmente risposta, non poteva non incrociarsi con il “desiderio” di Dio, con il suo progetto su quel bambino. Sua madre, dunque (insieme al padre Elkana, che approva la scelta) è stata capace di lasciare che il figlio si staccasse da lei (un po’ come il Battista) perché potesse scoprire la chiamata di Dio. Ma è stata fondamentale anche la mediazione di Eli. La prontezza del ragazzo nel rispondere, anche nel cuore della notte, dimostra, innanzitutto, che lo aveva educato a una generosa disponibilità: “Mi hai chiamato, eccomi” (1Sam 3,5). Ma è soprattutto nel momento in cui la voce di Dio si fa sentire che il suo intervento di rivela decisivo per aiutarlo a riconoscerne la chiamata. A volte gli appelli del Signore cadono nel vuoto per la mancanza di disponibilità: ciò dipende dalla libertà di chi viene chiamato; ma quante volte la risposta viene meno perché noi, come famiglia e come Chiesa, non siamo capaci di realizzare questa preziosa mediazione?

Dipinto: "Vocazione dei santi Pietro e Andrea" (Caravaggio) - Hampton Court, Royal Collection, Londra

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