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L'ingresso di mons. Tomasi: una liturgia ricca di gesti e di parole

Domenica 6 ottobre il vescovo Michele celebrerà la Messa in cattedrale: siamo invitati a partecipare, direttamente o seguendo la diretta su Telechiara, a questo importante momento che segna l’inizio del suo ministero pastorale fra noi.Il Rito d’ingresso è segnato da gesti e parole significativi.

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L'ingresso di mons. Tomasi: una liturgia ricca di gesti e di parole

Secondo un’antica tradizione il Vescovo eletto diviene pastore della sua Chiesa dopo che l’ha convocata per la prima volta nella sua chiesa Cattedrale e ha presieduto la Celebrazione eucaristica. Domenica 6 ottobre il vescovo Michele celebrerà la Messa in cattedrale: siamo invitati a partecipare, direttamente o seguendo la diretta su Telechiara, a questo importante momento che segna l’inizio del suo ministero pastorale fra noi.

 

Il bacio del crocifisso

Il Rito d’ingresso nella Cattedrale è segnato da gesti e parole significativi. Alla porta della cattedrale, mons. Giuseppe Rizzo, presidente del Capitolo della cattedrale, porge al bacio del nuovo Vescovo il crocifisso. È il segno dell’affetto nell’Amore crocifisso e risorto, che dona salvezza, espresso anche dal canto d’inizio. Sempre alla porta della cattedrale mons. Gianfranco Agostino Gardin, Amministratore apostolico, si rivolge ai presenti introducendo il gesto dell’aspersione, che compirà il nuovo Vescovo su se stesso e sui fedeli: «memoria della comune vocazione battesimale». L’antifona proposta dal Pontificale, musicata per quest’occasione dal maestro Michele Pozzobon, direttore del Coro della Cattedrale, così recita: «Se uno vuol essere il primo sia l’ultimo e il servo di tutti» e ben si adatta al tema biblico-liturgico del giorno. Infatti le Letture della XXVII domenica del Tempo ordinario - C sono quanto mai pertinenti: richiamano alla necessità della fede e alla nostra identità di servi… inutili! La vera fede non è sicura e spavalda, ma “un granello”, la cui forza sta nell’avere sempre bisogno del Signore. I servi sono “inutili” non perché non servono a niente, ma perché non cercano il proprio “utile”. La loro gioia è servire gli altri, scommettere sulla gratuità, custodire con tenerezza coloro che sono loro affidati. Servi, come Gesù, che ha scelto per sé il nome di Servo.

 

Il benvenuto e la lettura della Bolla

Raccolti attorno all’altare, mons. Gianfranco Agostino rivolge parole di benvenuto al nuovo Vescovo e consegna al Cancelliere, mons. Fabio Franchetto, la Bolla Pontificia, con la quale il Santo Padre Francesco ha nominato mons. Tomasi Vescovo di Treviso; questi, dopo averla esibita al Collegio dei consultori e all’assemblea, ne dà lettura. L’acclamazione Jubilate Deo esprime la lode al Signore che non manca di prendersi cura del suo popolo. L’annuncio di mons. Gardin, «Fratelli e sorelle in Cristo, per grazia di Dio e designazione della Sede Apostolica, da questo momento il vescovo Michele Tomasi è pastore della santa Chiesa di Treviso», ne decreta l’insediamento.

 

La cattedra

Mons. Gardin accompagna il nuovo Vescovo a sedersi sulla Cattedra, finora rimasta significativamente vuota. La cattedra su cui siede il Vescovo, da cui prende il nome la chiesa Cattedrale, non è un trono, ma la sede del suo servizio come pastore e maestro della Chiesa. Egli ci ricorderà continuamente il legame con le altre Chiese sparse nel mondo, e il riferimento alla tradizione e al depositum fidei, che i vescovi custodiscono e trasmettono, come gli anelli di una lunga catena che ci riporta fino agli Apostoli e quindi a Gesù. Sulla Cattedra, tenendo in mano il pastorale, dono della nostra diocesi, mons. Michele è il pastore che si dedica al piccolo gregge di Cristo, che è la Chiesa di Treviso.

 

Il segno della Comunione ecclesiale

Per questo una rappresentanza dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e religiose, dei consacrati e consacrate, dei laici nelle diverse condizioni di vita e un rappresentante per Vicariato, si portano davanti al nuovo Vescovo per esprimergli un gesto di filiale obbedienza. E’ il segno della comunione ecclesiale: il Vescovo, che resta pur sempre un figlio, ci viene mandato dal Signore perché lo accogliamo come padre. Porgono un gesto di fraterna comunione anche il parroco della Chiesa ortodossa rumena, padre Marius Kociorva, e il parroco della Chiesa ortodossa moldava, padre Ion Ciobanu. L’unica Chiesa di Gesù Cristo cammina insieme, nel rispetto delle diversità e nella ricchezza dei carismi. Il Coro accompagna questo momento con un Mottetto del XVI secolo, per la festa di San Liberale, Fulget Tarvisina civitas. L’intercessione dei nostri fratelli e sorelle della Chiesa celeste si espliciterà nel canto delle Litanie dei Santi e Beati della nostra Diocesi e della cattedrale.

 

Offerte e scambio della pace

Alcuni rappresentati delle nostre comunità sono chiamati a compiere altri due gesti significativi: la presentazione delle offerte e lo scambio della pace. In particolare alcuni ammalati, accompagnati dai volontari dell’Unitalsi, metteranno nelle mani del Successore degli apostoli, insieme ai doni, anche le loro sofferenze. Queste, unite alle sofferenze di Gesù nella sua passione, insieme alle offerte raccolte per il “Progetto pozzi per il Ciad”, dove operano i nostri fidei donum e i padri del Pime, potranno diventare forza di vita per molti perché trasfigurate dall’Amore generoso. Un altro segno di comunione è dato dalla composizione del coro che anima la celebrazione: al coro della cattedrale si sono uniti diversi operatori liturgico-musicali della nostra Diocesi (direttori di coro, organisti, musicisti…) per la preparazione dei canti.

Terminata la benedizione il Vescovo e tutti si rivolgono verso l’immagine di Maria Immacolata, raffigurata sul fondo dell’abside per il canto del “Salve Regina”. Così vogliamo affidare alla materna intercessione della Madre di Dio il cammino della nostra Chiesa, insieme al suo nuovo Pastore.

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