Chiesa
stampa

L'ultimo e il servitore di tutti - XXV domenica del Tempo ordinario

Tralasciando il dialogo con Gesù, i discepoli si lasciano coinvolgere in una discussione che evidenzia quanto siano lontani dalla logica di dono espressa dal loro maestro. Ma egli li aiuta a prenderne consapevolezza

L'ultimo e il servitore di tutti - XXV domenica del Tempo ordinario

Continua il cammino di Gesù con i suoi discepoli verso Gerusalemme, quello aveva preso avvio in Alta Galilea, nei dintorni di Cesarea di Filippo, con la professione di fede di Pietro: a questa era seguito il primo annuncio della passione (Mc 8,27-31). E come allora la reazione scomposta di Pietro gli aveva meritato un durissimo rimprovero (Mc 8,32-33), così nel brano odierno l’evangelista ci informa che, dopo il secondo annuncio della passione, anche gli altri discepoli faticano a “sintonizzarsi” con il loro maestro (Mc 8,27-35). Ma l’esperienza di Pietro aveva suggerito un atteggiamento di prudenza. Pertanto, anche se non riuscivano a cogliere il senso di quelle parole, preferivano tacere perché “avevano timore di interrogarlo”. Ma la mancanza di trasparenza dovuta alla paura è sempre un problema nel vivere il discepolato: è meglio una domanda mal posta – anche se dovesse provocare un giusto biasimo – piuttosto che un silenzio carico di ambiguità.

Di che cosa stavate discutendo per la strada?

Tralasciando il dialogo con Gesù, in effetti, i discepoli si lasciano coinvolgere in una discussione che evidenzia quanto siano lontani dalla logica di dono espressa dal loro maestro. Egli, conoscendo tutto questo, li aiuta a prenderne consapevolezza attraverso una semplice domanda: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”. E di fronte al loro silenzio imbarazzato, con infinita pazienza, rivolge un rinnovato invito a raccogliersi attorno a lui. “Siete stati coinvolti nella tentazione di provare a garantirvi il titolo del “più grande”? L’unico “antidoto” è quello di considerarsi l’ultimo di tutti e di farsi concretamente servitore di tutti!”. Questa la risposta di Gesù, seguita da un gesto simbolico semplice ma potente: prende un bambino, lo abbraccia e lo pone al centro del gruppo.

Tendiamo insidie al giusto

La prima lettura porta l’attenzione soprattutto sull’annuncio della passione (Sap 2,12.17-20). Si tratta, in verità, di un prezioso testo della letteratura biblica greca che rivolge ai credenti un messaggio di incoraggiamento e mira a infondere fiducia e costanza. Vivendo “in minoranza” all’interno di un contesto culturale secolarizzato e indifferente – se non ostile – il “giusto” si sente minacciato dagli empi: “per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni; ci rimprovera le colpe […] e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta” (Sap 2,12). Il tono diventa addirittura di “sfida”, con ragionamenti di questo tenore: poiché il “giusto” si ritiene figlio di Dio, vediamo se sperimenterà il suo aiuto, o se rimarrà vittima delle proprie “illusioni”.

Tutta la prima parte del capitolo secondo riporta i pensieri degli empi, introducendoli con le seguenti parole: “Dicono tra loro sragionando” (Sap 2,1). Si tratta di un pensiero che risulta particolarmente attuale e di una situazione che i “giusti” di ogni tempo hanno sperimentato e sperimentano. Non a caso, tale brano è stato riletto – fin dai primi anni della vita della Chiesa – come prefigurazione della vicenda del Cristo: in quel “giusto” si può riconoscere prima di tutto Gesù, Figlio di Dio che, come “Figlio dell’uomo”, “viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà” (Mc 9,31); in quel “giusto”, però, si possono riconoscere i discepoli di ogni tempo: quelli che accettano di rimanere in cammino sulle orme del loro maestro, che non pretendono di indicargli la strada e rinunciano ai primi posti.

Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è ogni sorta di cattive azioni

Le sagge indicazioni della Lettera di Giacomo (Gc 3,16–4,3) – valide universalmente – possono essere considerate anche in collegamento con il brano evangelico odierno, nel quale i discepoli stanno vivendo un iniziale conflitto per la ricerca del “primato”: se ci sono gelosie e spirito di contesa, ne conseguiranno certamente anche tutte le possibili cattive azioni. Il discepolo che sperimenta questo, si è già “di fatto” allontanato – almeno nel sentire e nel pensare – dalla sequela del Maestro: se non si lascerà incontrare dalla voce del Signore che lo ammonisce e lo richiama a sé, certamente ne conseguirà anche un allontanamento nelle scelte concrete. È proprio della “sapienza che viene dall’altro”, invece, provocare la “purezza”, che consiste anche in quella “trasparenza” che il discepolo dovrebbe mantenere nei confronti del Signore; e a questa seguono tutte le altre virtù della sapienza, quelle che rendono possibile la vita comunitaria.

Tutti i diritti riservati
L'ultimo e il servitore di tutti - XXV domenica del Tempo ordinario
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento