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"La Chiesa testimonia l’amore indissolubile, ma non dimentica e cura “l’uomo che cade o che sbaglia”. Il Papa apre il Sinodo

Alla messa che dà inizio al Sinodo su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, papa Francesco i paradossi della società globalizzata: “tanta potenza accompagnata da tanta solitudine e vulnerabilità”. Una Chiesa con le porte chiuse "tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera”.

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"La Chiesa testimonia l’amore indissolubile, ma non dimentica e cura “l’uomo che cade o che sbaglia”. Il Papa apre il Sinodo

In un “contesto sociale e matrimoniale assai difficile”, la Chiesa è chiamata a vivere “la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella carità”. Papa Francesco ha tracciato così le piste su cui camminerà il Sinodo che si apre oggi, dal tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. Alla messa presieduta stamane dal pontefice nella basilica di san Pietro, hanno partecipato tutti i membri del Sinodo che inizierà domani i suoi lavori.

Nella sua omelia il papa ha delineato anzitutto le difficoltà in cui vive la società contemporanea, segnata dalla “solitudine, il dramma che ancora oggi affligge tanti uomini e donne”. Fra le persone sole il pontefice elenca anche i “tanti uomini e donne lasciati dalla propria moglie e dal proprio marito” ed evidenzia “il paradosso di un mondo globalizzato dove vediamo tante abitazioni lussuose e grattacieli, ma sempre meno il calore della casa e della famiglia”. E’ “la stessa esperienza di Adamo: tanta potenza accompagnata da tanta solitudine e vulnerabilità; e la famiglia ne è l’icona… L’amore duraturo, fedele, coscienzioso, stabile, fertile è sempre più deriso e guardato come se fosse roba dell’antichità”.

Il paradosso del “potere” accompagnato dalla solitudine e dall’impotenza è ancora più evidente nelle “società più avanzate”, che sono “proprio quelle che hanno la percentuale più bassa di natalità e la percentuale più alta di aborto, di divorzio, di suicidi e di inquinamento ambientale e sociale”.

Ma “Dio non ha creato l’essere umano per vivere in tristezza o per stare solo, ma per la felicità, per condividere il suo cammino con un’altra persona che gli sia complementare… Ecco il sogno di Dio per la sua creatura diletta: vederla realizzata nell’unione di amore tra uomo e donna; felice nel cammino comune, feconda nella donazione reciproca”.

Facendo poi riferimento al vangelo del giorno (27ma domenica per anno, B, Marco 10, 2-16), egli dice che Gesù – davanti a una società “che praticava il divorzio come realtà consolidata e intangibile”  - “riporta tutto all’origine della creazione, per insegnarci che Dio benedice l’amore umano, è Lui che unisce i cuori di un uomo e una donna che si amano e li unisce nell’unità e nell’indissolubilità”.

Da qui, per il papa, nasce il significato della famiglia: “Per Dio il matrimonio non è utopia adolescenziale, ma un sogno senza il quale la sua creatura sarà destinata alla solitudine! Infatti la paura di aderire a questo progetto paralizza il cuore umano”.

Egli fa notare che “l’uomo di oggi – che spesso ridicolizza questo disegno – rimane attirato e affascinato da ogni amore autentico, da ogni amore solido, da ogni amore fecondo, da ogni amore fedele e perpetuo. Lo vediamo andare dietro agli amori temporanei ma sogna l’amore autentico; corre dietro ai piaceri carnali ma desidera la donazione totale”.

Francesco cita (per due volte) papa Benedetto XVI: “..I piaceri proibiti… risultano insipidi perché sono cose finite, e noi, invece, abbiamo sete di infinito”.

“In questo contesto sociale e matrimoniale assai difficile”, la Chiesa vive anzitutto la sua missione nella fedeltà “al suo Maestro come voce che grida nel deserto, per difendere l’amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente”.

Essa vive la missione “nella verità”,  “che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei”.

E infine, la Chiesa vive la sua missione “nella carità”. Essa “insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che… ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati’”.

“Ricordo – ha aggiunto - san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato [...] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978: Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11)”.

Fonte: AsiaNews
"La Chiesa testimonia l’amore indissolubile, ma non dimentica e cura “l’uomo che cade o che sbaglia”. Il Papa apre il Sinodo
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