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La chiamata e la risposta radicale - III domenica del tempo ordinario

Appena arrivato a Cafarnao, Gesù inizia ad annunciare il Regno e chiama a seguirlo due coppie di fratelli, che lo accolgono con una risposta libera e radicale

La chiamata e la risposta radicale - III domenica del tempo ordinario

Nella terza domenica del Tempo Ordinario ricorre la giornata della Parola di Dio. Istituita da papa Francesco con il motu proprio “Aperuit illis” (30 settembre 2019), vuole essere un’occasione “straordinaria” affinché tutti possano riscoprire il valore “ordinario” che la Parola di Dio riveste – o dovrebbe rivestire – nella vita di ogni credente. L’augurio che il Santo Padre rivolge a ciascuno è che Gesù possa davvero aprirci “la mente per comprendere le Scritture” (Lc 24,45).

Perché si compisse ciò che era stato detto

Il brano evangelico (Mt 4,12-23) è collocato dopo il racconto delle tentazioni nel deserto (Mt 4,1-11). Gesù ha appena sconfitto il tentatore lasciandosi guidare dalla parola di Dio e, dunque, non ha motivo di temere quanto sta capitando a Giovanni, che è stato arrestato ingiustamente; piuttosto, il fatto che il precursore sia stato “consegnato” diventa per lui un indicatore che anche il suo tempo sta ormai per giungere al compimento: non a caso, il verbo greco paradidomi, tradotto in italiano con “arrestato”, è lo stesso che sarà utilizzato nel racconto della passione, sia per dire la consegna che Gesù fa di se stesso, in obbedienza al Padre, sia per descrivere il tradimento di Giuda. Gesù non fugge, ma si predispone a compiere la volontà del Padre, come viene messo ben in evidenza dall’evangelista quando afferma che questo avvenne “perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta”. Il disegno di Dio si realizza, anche se le condizioni esterne sembrano sfavorevoli. Di più: la citazione di Isaia diventa l’occasione per far intuire, fin da subito, che la luce portata da Gesù non riguarderà solo il popolo di Israele, ma anche tutte le “genti”, ossia tutti i popoli pagani che accoglieranno il Vangelo. La scelta di leggere come prima lettura proprio il brano di Isaia citato nel Vangelo (Is 8,23b-9,3), vuole mettere in evidenza questo fatto: anche laddove sembra che tutto remi contro, il Signore è capace di compiere fedelmente le sue promesse, per chi si affida a lui.

Il Regno dei cieli è vicino

L’attenzione del lettore, però, probabilmente oggi si concentra su altri due elementi: l’inizio della predicazione del Vangelo e la chiamata dei primi quattro discepoli.
Appena arrivato a Cafarnao, Gesù inizia ad annunciare: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4,17). La conclusione del brano, poi, ritorna sullo stesso tema, riportando un breve sommario nel quale si conferma che l’attività di Gesù consisteva nell’annunciare il “vangelo del regno” e nell’operare guarigioni (Mt 4,23). Proprio le guarigioni sono il segno più evidente del fatto che il regno dei cieli è ormai entrato nella storia; solo a questa condizione si può pienamente accogliere l’appello alla conversione. Il testo, peraltro, non dice quale sia stata la risposta di quelli che hanno ascoltato tale annuncio, ma si concentra sulla vicenda di due coppie di fratelli che lo hanno accolto con una scelta radicale.
È Gesù che prende l’iniziativa: solo il suo dono preveniente, infatti, permette che si attui la risposta libera dell’uomo. È lui che “vede” Simone, chiamato Pietro, e suo fratello Andrea, mentre lavorano come semplici pescatori; è lui che li chiama a seguirlo; a loro anticipa anche che li renderà “pescatori di uomini”. Colpisce come la chiamata, da una parte, comporti un cambiamento radicale, poiché essi “subito lasciarono le reti e lo seguirono”; d’altra parte, però, essa assume e valorizza ciò che è più caratteristico di coloro che sono “chiamati”: cambieranno infatti i “destinatari” della loro attività, ma rimarranno “pescatori”. Il racconto della seconda coppia di fratelli, Giacomo e Giovanni, mette in evidenza anche la necessità di “lasciare” alcune relazioni importanti (il padre Zebedeo), oltre ai propri averi (la barca). Anche in questo caso – ma i discepoli lo scopriranno solo più tardi – sia le relazioni che le proprietà verranno restituite “moltiplicate” (cf. Mt 19,29): nulla di ciò che è pienamente umano andrà perduto.

Non vi siano divisioni tra voi

Il primo scritto di Paolo ai cristiani di Corinto presenta oggi “la” questione fondamentale (1Cor 1,10-13.17): il problema delle divisioni che si stavano creando all’interno della comunità. Saranno poi molti altri i temi toccati nella lettera, a partire da vari interrogativi che erano stati rivolti a Paolo, ma la sua preoccupazione fondamentale, lungo tutto lo scritto, sarà sempre quella dell’unità. Anche se la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani si conclude il 25 gennaio, non venga meno la preghiera quotidiana per questo dono fondamentale.

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