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La discesa di Cristo agli Inferi - DOMENICA DI PASQUA

Artista Veneziano “Discesa di Cristo agli inferi” metà sec. XIII, Museo diocesano, Treviso (in copertina)

La discesa di Cristo agli Inferi - DOMENICA DI PASQUA

I Vangeli non raccontano la Resurrezione, ci parlano invece degli incontri che i discepoli hanno con il Risorto. E’ per questo che, nella tradizione antica e in quella orientale, non c’è l’immagine della Resurrezione, ma è sostituita con quella della discesa di Gesù agli inferi, come ad esempio nell’affresco di metà duecento, proveniente dal palazzo vescovile e conservato nel Museo Diocesano di Treviso, scelto come immagine di copertina di questo numero di “Vita del Popolo”.
Gesù vittorioso, portando il vessillo della Croce, scende nell’inferno, ne scardina le porte che giacciono rovesciate ai sui piedi, non si richiuderanno mai più: ormai la morte ha perduto ogni sua preda. Gesù sovrasta Lucifero, dipinto ai piedi dell’immagine come una sorta di demone con tre facce, grottesca imitazione e falsificazione del volto di Dio, facendo così riferimento al mistero della Trinità. E’ questo un particolare che ritroviamo anche nell’inferno dantesco, ragione per cui, in questi giorni, l’affresco è esposto alla villa Farnesina a Roma, in una mostra dedicata proprio all’immaginario di Dante.
Il Signore scende agli inferi per liberare le anime che vi erano tenute prigioniere, alla sua sinistra un gruppo di figure che, nonostante l’abbondante perdita dell’affresco in quell’area, riconosciamo come i giusti dell’Antico testamento; le teste coronate ci fanno pensare a Davide e Salomone, progenitori del Salvatore, mentre la capigliatura arruffata è certamente quella del precursore (Giovanni il Battista). Alla sua destra, invece, un uomo e una donna, Adamo ed Eva, i nostri progenitori, ma attraverso di loro sono rappresentati anche ogni uomo e ogni donna.
Il soccorritore, che estrae una persona sepolta sotto le macerie, sa che non può afferrarla per la mano, la presa non terrebbe e la persona scivolerebbe via, deve afferrarla per il polso, solo così la presa è sicura ed efficace, ma in questo modo lo sforzo è fatto solo da chi libera; chi viene liberato alza la sua mano e accoglie di essere salvato. Per questo Cristo risorto, che sprofonda nella morte per recuperare Adamo, l’umanità sepolta sotto le macerie delle proprie scelte sbagliate, lo afferra per il polso, perché la salvezza è unicamente suo dono, l’uomo semplicemente la invoca e l’accoglie, come Adamo che nell’affresco alza la sua mano. Scendi Signore, anche in questa Pasqua, nelle macerie della storia degli uomini e in quelle che si sono accumulate nei nostri cuori, afferra con forza i nostri polsi perché possiamo ritrovare nella Tua anche la nostra resurrezione. 
Artista Veneziano “Discesa di Cristo agli inferi” metà sec. XIII, Museo diocesano, Treviso (in copertina)

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