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La fiducia nell’abbandono al Padre - DOMENICA DELLE PALME anno C

La liturgia non sottolinea solo la sofferenza di Gesù, ma ci introduce alla speranza

La fiducia nell’abbandono al Padre - DOMENICA DELLE PALME anno C

Domenica delle Palme ci introduce nella Passione, facendoci passare in pochi minuti dalle gioiose acclamazioni della folla che accoglie il Messia al dramma di quell’uomo che muore sulla croce gridando “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”

Gesù camminava davanti a tutti

La celebrazione inizia con il racconto dell’ingresso a Gerusalemme; nell’edizione lucana (Lc 19,28-40), l’episodio costituisce l’ultima tappa del lungo viaggio iniziato con la ferma decisione di salire a Gerusalemme (Lc 9,51) ed è immediatamente preceduto dalla parabola delle monete d’oro, chiaro preannuncio da parte di Gesù del rifiuto violento che lo attende (Lc 19,11-17). Subito dopo il brano che la liturgia propone per introdurre la processione con i rami di palma o di ulivo, espressione dell’esultanza della folla, l’evangelista ricorda che Gesù, prima di entrare nel tempio, si ferma lungo la discesa del Monte degli ulivi e piange sulla città “perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata” L (Lc 19,41-44). Si tratta di un cammino impegnativo per il quale nessuno dei suoi discepoli è realmente preparato: si sottolinea, infatti, che era lui a “camminare davanti a tutti”. I discepoli, nel lungo percorso che li ha portati dalla Galilea a Gerusalemme, hanno imparato almeno a “stare dietro” a Gesù, pur nella constatazione delle proprie inadeguatezze e incoerenze.

Gesù, ricordati di me

Tale osservazione ci conduce a uno dei tratti caratteristici della Passione secondo Luca: nel racconto emergono continuamente piccoli o grandi segni di speranza, nonostante tutto (Lc 22,14– 23,56). Anche se molti rifiutano Gesù, per ogni categoria di persone c’è almeno uno capace di cogliere l’occasione che gli viene offerta; in questo senso, anche il lamento e le lacrime su Gerusalemme non indicano tanto un giudizio definitivo di condanna, quanto piuttosto un accorato avvertimento… che qualcuno ha effettivamente accolto. Per illustrare questo dato, basti ricordare che solo il terzo Vangelo ci racconta la vicenda del “buon ladrone”
(cf. Lc 23,39-43). Tutti gli altri evangelisti parlano, più genericamente, di due malfattori, senza alcuna distinzione; invece per Luca, anche in questa “categoria” c’è uno che si riscatta. Nell’ascoltare nessuno può sentirsi escluso, poiché c’è speranza per tutti: tra i soldati, che lo deridevano, si distingue il centurione che alla morte di Gesù dà gloria a Dio dicendo “Veramente quest’uomo era giusto” (Lc 23,47); una parte della folla, che pure aveva gridato a gran voce “crocifiggilo”, dopo la sua morte “se ne tornava battendosi il petto” (Lc 23,48); Giuseppe, uno dei capi del sinedrio, prendendo le distanze dalle scelte degli altri, andò addi
rittura a recuperare il corpo di Gesù per deporlo “in un sepolcro scavato nella roccia” (Lc 23,53); ed è così che anche uno dei due malfattori è talmente “scaltro” da cogliere l’opportunità, meritandosi di essere il primo a “entrare in Paradiso”.

Padre, perdona loro

Ma c’è una seconda particolarità che merita di essere evidenziata. Nei racconti di Matteo e Marco, le ultime parole di Gesù sulla croce riportano un grido che riprende quello del Salmo 22: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, esprimendo l’estrema solidarietà con l’uomo fino al punto di condividere il peso del sentirsi abbandonato da Dio. Luca, invece, mette in evidenza – pur nel dramma di un grido – l’estrema fiducia del Figlio che si consegna nelle mani del Padre: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46). Il tono complessivo della liturgia, dunque, non mira solo a sottolineare la dimensione della sofferenza di Gesù, pur ben presente nei testi riguardanti il servo sofferente (Is 50,4-7), il già citato Salmo responsoriale e forse anche il celebre “inno cristologico” della Lettera ai Filippesi. In quest’ultimo testo l’abbassamento estremo di Gesù fino alla morte – e alla morte di croce (Fil 2,6-8) – indica a quale punto giunga la sua solidarietà con gli uomini; ma il movimento ascendente della seconda parte apre alla prospettiva dell’esaltazione di Gesù, che sarà riconosciuto Signore da parte di tutti, in vista della piena manifestazione della gloria del Padre (Fil 2,9-11). La fiducia e la speranza, dunque, costituiscono il clima complessivo della celebrazione, come risulta evidente dall’altra espressione di Gesù che è riportata solo da Luca nei confronti di chi lo sta crocifiggendo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

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