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La fede nella risurrezione - V domenica di quaresima

Il dramma della morte di Lazzaro, il dolore delle sorelle e il suo ritorno alla vita

La fede nella risurrezione - V domenica di quaresima

Nella V domenica di Quaresima, detta “di Lazzaro”, il dramma della morte e la speranza nella risurrezione costituiscono il centro di tutta la liturgia. Il discreto “rimprovero” delle sorelle del morto a Gesù e il suo pianto struggente per la perdita dell’amico, risuonano di un’attualità impressionante.

Signore, se tu fossi stato qui

I primi versetti del racconto giovanneo presentano i protagonisti: Lazzaro di Betania, gravemente ammalato, e le sue sorelle Maria e Marta. Appare inspiegabile l’indugiare di Gesù presso il Giordano per ben due giorni, dopo aver saputo della situazione critica dell’amico (11,1-6); ma quando finalmente decide di andare in Giudea e, in particolare, a Gerusalemme, lo fa con la consapevolezza di chi “cammina di giorno”: è evidente che Gesù sta realizzando il disegno di Dio senza lasciarsi spaventare dalle minacce di morte ricevute dai Giudei, ma anche senza lasciarsi “distrarre” dal dramma che si stava consumando a Betania. Non è “indifferente” verso le situazioni di lutto e di dolore che – oggi più che mai – continuano a segnare la vita degli uomini: solo che continua a portare avanti un progetto “più grande”. Quando finalmente giunge presso Betania, il dialogo con Marta è centrato sul tema della fede nella risurrezione finale; ma nell’incontro con Maria il pianto di Gesù esprime il suo personale dolore e la sua partecipazione a quello dei presenti: tutt’altro che “indifferente”! Di fronte a Maria che gli ripete: “Signore, se fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”, nelle lacrime appare tutta la ricchezza della sua umanità. E mentre alcuni dei presenti notano quanto amasse quel giovane, altri si chiedono perché lo abbia lasciato morire. Il racconto della risurrezione di Lazzaro dimostra che Gesù ha il potere di far passare dalla morte alla vita, ma non offre risposta alle domande più drammatiche: Perché la morte? Perché Gesù permette la sofferenza? Perché, invece di eliminarla, sceglie di condividerla con gli uomini? Proprio quest’ultima è l’unica risposta certa: il Figlio di Dio ha scelto di condividere questa condizione con ogni uomo.

Vi farò riposare nella vostra terra

Circa sei secoli prima, mentre il popolo di Israele sperimentava le conseguenze dei propri comportamenti irresponsabili, mediante il profeta Ezechiele Dio aveva fatto una duplice promessa: “vi faccio uscire dalle vostre tombe” e “vi riconduco nella terra d’Israele”. Quel “fare uscire dalle tombe”, che appare un anticipo di quanto realizzato da Gesù, all’epoca del profeta doveva sembrare piuttosto una “immagine” per esprimere l’intervento straordinario di Dio; la promessa del ritorno nella “terra”, invece, doveva risuonare in maniera molto più concreta, per un popolo che viveva l’esilio. Alla luce della risurrezione di Cristo, le prospettive sono rovesciate: la promessa di “uscire” dai sepolcri si presenta ormai come una realtà, anche se sarà sperimentata solo alla fine; l’assicurazione di poter “riposare nella vostra terra”, per contro, è immagine efficace di ciò che potremo sperimentare: il riposo in una terra che ci fa sentire a casa.

Lo Spirito di Dio abita in voi

Il periodo ipotetico su cui si regge il passaggio centrale del brano proposto come seconda lettura (Rm 8,8-11) invita a guardare attentamente alla premessa, per poter credere a quanto indicato nella conseguenza: “se lo Spirito di Dio… abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Quel “se” non è di tipo dubitativo; si potrebbe anzi tradurlo così: “poiché lo Spirito di Dio… abita in voi…”. Per l’apostolo non c’è alcun dubbio sulla verità di tale premessa. Egli invita piuttosto ogni credente a riconoscere l’azione dello Spirito Santo nella propria vita per sostenere la fede nella risurrezione. La vita dopo la morte, infatti, possiamo solo sperarla e attenderla nella fede; l’azione dello Spirito Santo in noi, invece, possiamo constatarla già al presente. Possiamo riconoscere la presenza dello Spirito in noi quando ci accorgiamo che non ci lascia ricadere nella “paura”, ma ci fa vivere la relazione con Dio con una confidenza da figli. Invochiamo con insistenza, specie in questo tempo di prova, il dono dello Spirito: chiediamo la grazia di saperlo accogliere, poiché certamente ci è già stato donato in abbondanza, in modo che per suo mezzo anche noi “gridiamo: Abbà! Padre!” (Rm 8,15).

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