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La fedeltà di Dio è un sussurro di vita

La domanda rivolta a Elia è anche per noi oggi: “Che cosa c’è di buono per ciascuno di noi in questo tempo?”. Proviamo a dare una risposta con le nostre parole e i nostri gesti, nella convinzione che questo non sia solo un tempo di prova, ma anche abitato dallo Spirito.

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La fedeltà di Dio è un sussurro di vita

La coincidenza tra l’emergenza sanitaria e il tempo della Quaresima per qualcuno ha fatto coincidere questo tempo sacramentale con la quarantena richiesta a coloro che si sono ammalati o a coloro che sono entrati in contatto con loro, o comunque con le limitazioni richieste a tutti. Tanto che il desiderio ricorrente e legittimo, che tutto finisca al più presto, in riferimento alla data del 13 aprile, rischia per alcuni di essere l’unico pensiero in questi giorni di Pasqua.

Ma questo tempo non è soltanto un tempo di prova, è un tempo visitato dallo Spirito; un tempo certamente difficile e sofferto per la malattia, la solitudine, il lutto e le tante privazioni non scelte, eppure è anche un tempo in cui il Signore non manca di donarci quel pane che ci è necessario per il cammino di ogni giorno. Eravamo soliti programmare e scegliere occasioni e iniziative per raccogliere l’invito forte alla conversione che caratterizza la preparazione alla Pasqua, ma quest’anno non è stato possibile farlo come gli anni scorsi, abbiamo l’impressione di essere stati travolti dall’emergenza, molte cose ci sono state imposte, ma non per questo lo Spirito è stato inoperoso o non ha provocato la nostra fede, anzi.

 

L’esperienza di fede di Elia

A questo proposito mi pare utile lasciarci provocare alla fine di questa Quaresima dall’esperienza del profeta Elia (1Re 19), anche Lui costretto ad entrare nel deserto per cercare di salvare la sua vita.

Elia è uno dei personaggi più citati nel Nuovo Testamento. Normalmente di lui ricordiamo lo scontro contro i sacerdoti di Baal e l’invocazione del fuoco dal cielo come segno della potenza ed unicità del Dio di Israele, eppure per lui il momento più alto della rivelazione di Dio si dà alla fine dei quaranta giorni passati nel deserto.

È in quel contesto, nel quale il profeta vive una profonda desolazione fino quasi a lasciarsi morire, che il Signore lo visita e fa risuonare nel suo cuore la domanda: “Che cosa c’è per te qui, Elia?”. Una domanda che segna una profonda trasformazione nella vita del profeta in ordine alla consapevolezza della effettiva presenza di Dio anche quando tutto sembra andar male e pare di essere irrimediabilmente soli, senza un futuro. Il brano precisa che il rivelarsi Dio non avviene nel vento impetuoso, nel terremoto o nel fuoco, bensì “nel sussurro di una brezza leggera”.

 

Il sussurro leggero di Dio

Molto interessante è la proposta di lettura che il pastore valdese Giorgio Tourn fa del brano: “Quella tempesta che Elia sente scatenarsi attorno a sé nel mondo e da cui viene raggiunto nella sua stessa interiorità sono le vicende drammatiche dell’epoca…, l’urto delle potenze in cui allora si pensava agissero le divinità”. Dio passa, cioè è presente in queste vicende, ma non si identifica con esse, non c’è da cercare un nesso di causa ed effetto, perché il luogo in cui lo si incontra veramente è un altro. Quale? Un “sussurro” che parla di futuro, di un Dio fedele che non viene meno alle sue promesse, nella scoperta di molti altri che lo riconoscono, gli sono fedeli e pronti a servirlo per il bene di tutti.

La domanda rivolta due volte ad Elia viene rivolta anche a noi oggi: “Che cosa c’è di buono per ciascuno di noi in questa esperienza, in questo tempo?”.

Proviamo a dare una risposta con le nostre parole e i nostri gesti in questo tempo in cui l’impossibilità a celebrare la Pasqua come desideravamo ci può aiutare a cogliere in modo diverso i segni di risurrezione e di vita che il Signore ci sta donando.

Non credo che siamo arrivati alla celebrazione della Pasqua meno pronti degli anni scorsi, e comunque sono certo che il Signore con il suo “sussurro leggero” sta già indicando a ciascuno cosa sarà importante custodire e condividere con gli altri nel momento in cui potremo tornare ad incontrarci.

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