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La misericordia rimette in cammino - V domenica di Quaresima

Gesù risolleva la donna adultera e ribalta la richiesta dei suoi accusatori

La misericordia rimette in cammino - V domenica di Quaresima

Ci volle il Concilio di Trento (1545-1563) per ritenere definitivamente autentico il brano evangelico di Gesù e la donna adultera. In molte comunità cristiane questo racconto destava scandalo, per l’accondiscendenza che Gesù sembra avere con il grave peccato di adulterio e per il silenzio sul pentimento della donna. Per questo veniva censurato.
“Miseria et Misericordia”
Ma questo scandalo è stato definitivamente assorbito dalla comunità cristiana? Non parrebbe, di fronte a certe reazioni contro il “buonismo” di papa Francesco. Eppure rimane sempre “suprema” la sintesi di S. Agostino: “Miseria et Misericordia!”; “Miseria mia, misericordia di Dio”, come scriveva Papa Paolo VI nel suo “Pensiero alla morte”. In quelle due parole, Agostino, il “figlio di tante lacrime” della madre Monica, riassumeva quella che rimane una delle pagine più provocanti di tutto il Vangelo. Anche Agostino, come l’adultera, aveva conosciuto l’abisso della “miseria” e come lei aveva sperimentato la sorprendente “misericordia” guaritrice del Signore.
Tutto si svolge nel luogo più sacro: il tempio, dove la santità di Dio non tollera il peccato dell’uomo. Tutto inizia con la soddisfazione malsana di scribi e farisei che possono dire d’aver finalmente trovato qualcuno che si è comportato molto male, in modo incontestabile: una donna colta in flagrante adulterio. Nessuno può obiettare sull’evidenza di quel peccato. Non stanno giudicando le intenzioni di una persona. Quello è un peccato, e basta. Un peccato che merita la morte di chi l’ha commesso.
Eppure Gesù, anche davanti all’evidenza del male compiuto, si rivela “il Signore”, colui che ribalta ogni volta le nostre convinzioni religiose e le nostre rigidità. Anzitutto, non dà ascolto alla richiesta di esprimersi sulla possibilità di lapidare o no quella donna peccatrice, come la legge prevedeva. Non si mette a livello dei suoi interlocutori e lo dimostra anche fisicamente, chinandosi a terra, e scarabocchiando con il dito sulla polvere.
Quante volte anche noi ci siamo messi davanti al Signore puntando il dito contro chi ruba, uccide, non crede, compie scelte immorali… nella speranza di ottenere una conferma al nostro sicuro giudizio. E intanto, segretamente nel cuore, ci rallegravamo di non essere come loro. Gesù, però, non rimane solo indifferente all’accusa nei confronti di quella donna, ma fa ben di più, ribalta la richiesta: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Nessuno si è preoccupato del fatto che se quella donna “stava compiendo un adulterio, con lei c’era una maschio altrettanto adultero” (Vivian).
Tutti bisognosi di misericordia
Si guarisce dalla “superbia spirituale”, che è il più grave dei peccati, solo riconoscendo la nostra colpevole lontananza dal Signore. E’ una consapevolezza che, lungi dal renderci facili a giustificare il peccato, ci rende, invece, capaci di sederci con umiltà “alla mensa dei peccatori”(Teresa di Gesù Bambino) e di dire: “Abbi pietà di noi, poveri peccatori”.
I padri del deserto osservavano che “colui che conosce i propri peccati è più grande di chi risuscita un morto con la preghiera. Chi piange su se stesso per un’ora è più grande di colui che contempla gli angeli”. Allora le pietre cadono dalle nostre mani, lasciandole vuote e aperte ad accogliere il perdono di Dio
Intanto Gesù, che è venuto “ad occupare il posto più basso, che nessuno potrà mai togliergli” (C. De Foucauld), continua a rimanere chino a terra. Una posizione dalla quale non sta a guardarci “dall’alto in basso”, come, invece, pensiamo Dio debba fare con noi. Come davanti a Zaccheo, appollaiato sull’albero, o come ai piedi dei discepoli nell’ultima cena, il Signore rimane sempre più in basso, pronto a mettersi a livello di chi ha bisogno di misericordia, però deciso a snobbare quanti si ritengono giusti.
Due volte Gesù si alza in piedi: per chiedere agli accusatori se avevano la… “fedina penale” pulita, loro così pronti a condannare la donna, e per risollevare la donna all’altezza della sua infinita misericordia.
Non c’è condanna sulle labbra di Gesù, c’è solo un fiducioso invito a non continuare a smarrirsi sulla via del male. La misericordia rimette in cammino, segna sempre l’ora di nuovi inizi.
Frère Roger di Taizè scrisse un giorno: “Chiesa, divieni ciò che sei nel profondo: terra di riconciliazione, terra di semplicità.
Non ci sarà mai un vasto risveglio della fede se i cristiani non vivono riconciliati”. In questo tempo di terribili lacerazioni, sappiamo rimanere accanto alle tante miserie umane con infinita misericordia?

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