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La scelta radicale dell'amore - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù ha ripreso il cammino verso Gerusalemme e una folla numerosa lo sta seguendo. Egli si ferma e, voltandosi indietro, pronuncia parole che sembrano voler scoraggiare chi lo segue

La scelta radicale dell'amore - XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù spalanca le porte a tutti, eppure si mostra molto esigente con chi sceglie di seguirlo: non solo l’attaccamento alle cose materiali può essere un ostacolo, ma anche un certo modo di vivere le relazioni più importanti.
Una folla numerosa andava con Gesù. Il Vangelo di domenica scorsa ci aveva presentato Gesù invitato a pranzo presso la casa di uno dei capi dei farisei. In quell’occasione, Gesù aveva proposto una parabola a tutti gli invitati e una seconda a colui che lo ospitava; una terza, non proclamata nella liturgia, era stata raccontata da Gesù in risposta all’esclamazione spontanea di uno dei presenti: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!” (Lc 14,15b). Il regno di Dio è presentato come un grande banchetto: gli invitati, però, sono “affaccendati” e non partecipano alla festa; di fronte al rifiuto, il padrone di casa non reagisce chiudendo le porte ma, al contrario, le spalanca per tutti, anche per coloro che non se ne sentono degni, o mai avrebbero pensato di poter entrare in quella casa.
Il racconto continua con un episodio che non sembra collegato con il precedente: Gesù ha ripreso il cammino verso Gerusalemme e una folla numerosa lo sta seguendo (Lc 14,25-33). Egli si ferma e, voltandosi indietro, pronuncia parole che sembrano voler scoraggiare chi lo segue. Al lettore attento non sfugge il nesso: i molti che lo seguono potrebbero essere presi da un entusiasmo un po’ troppo facile a causa della parabola precedente che si chiudeva con l’invito ad accogliere tutti dalle “strade e lungo le siepi” (Lc 14,23) per farli entrare alla festa.
Chi non rinuncia, non può essere mio discepolo. Le parole rivolte da Gesù alla folla richiamano, innanzitutto, al distacco dagli “affetti”, ossia al secondo dei motivi per cui gli invitati della parabola avevano opposto un rifiuto. L’ultima versione della Cei, opportunamente, ha scelto di tradurre il verbo “misei” non più con “odiare” (il padre, la madre…), come faceva la precedente, ma con “amare” (padre, madre, moglie…) “più di me”: ciononostante, la richiesta di Gesù rimane esigente.
Innanzitutto, si tratta di preferire lui a tutte le altre relazioni – per quanto possano essere in sé buone – ed essere disposti a portare la propria croce. Le parabole che seguono presentano la sequela mediante due immagini: la costruzione di un edificio e una battaglia. Nel primo caso, si tratta di valutare la disponibilità di risorse per costruire una torre: sarà meglio considerare le possibilità reali fin dall’inizio, per non trovarsi poi a dover lasciare la costruzione incompiuta. Nel secondo caso, dovendo affrontare un nemico in battaglia, si raccomanda di calcolare le forze del proprio esercito e, nel caso non siano adeguate, di cercare un accordo di pace. Anche se le immagini proposte dalle due parabole non sembrano del tutto pertinenti, il senso risulta comunque chiaro: è necessario valutare attentamente prima di prendere la decisione di seguire Gesù.
La conclusione, poi, richiama chiaramente i primi due motivi di rifiuto degli invitati alla festa: “Ho comprato un campo… ho comprato cinque paia di buoi…” (Lc 14,19.20): “Così, chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo” (Lc 14,33). L’interrogativo viene dunque rivolto al lettore: “Sono disposto a lasciare i miei affetti e le mie cose? Che cosa mi potrà spingere a fare una scelta così radicale?”.
Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Il testo evangelico non presenta le “motivazioni” per scelte così impegnative, ma sembra suggerire che ciascuno si lasci interpellare personalmente: chi accetterà la sfida troverà, lungo il cammino di sequela, la sua personale risposta. Non è mai stato facile capire la logica dei disegni di Dio sulla vita degli uomini, come testimonia anche il Libro della Sapienza nel passo proposto come prima lettura. Con quattro diverse formulazioni Salomone (che qui rappresenta il saggio per eccellenza, dal momento che lo scritto risale forse a pochi decenni prima di Cristo) si pone il medesimo interrogativo: “Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?” (Sap 9,13b). La risposta è unica: nessuno “avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza dall’alto” (Sap 9,17). Solo rimanendo in cammino dietro a Gesù, dunque, e accogliendo progressivamente la sua sapienza mediante lo Spirito, si potrà riconoscere il disegno di Dio sulla vita di ciascuno di noi. In preparazione alla prossima domenica, si consiglia di leggere il brano di Lc 14,34-35.

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