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La scelta tra avere e donare - XVIII domenica del Tempo ordinario

All'uomo, chiuso nella presunzione di avere tutto sotto controllo, sfugge la più elementare delle verità, che la vita è dono. Non l'abbiamo acquistata noi con le nostre ricchezze, con i nostri meriti. Noi siamo un dono di Dio

La scelta tra avere e donare - XVIII domenica del Tempo ordinario

Due fratelli che litigano per l’eredità, un uomo ricco che muore d’infarto, dopo aver progettato l’ampliamento dei magazzini dove ammassare l’abbondante raccolto. Ecco, tra tanti, due fatti di cronaca ordinaria raccolti da Gesù. Non si comprende il Vangelo senza il giornale in mano, o meglio non si possono leggere i fatti del giornale se non alla luce del Vangelo.
Una fame insaziabile
Il nocciolo delle parole di Gesù ci riconduce a quella che è la continua tentazione della nostra vita: mettere la nostra sicurezza nei beni, dimenticando che “la nostra vita non sta nei beni, ma in Colui che li dona” (Silvano Fausti). Quando pensiamo che una vita riuscita debba dipendere da ciò che accumuliamo, ci ritroviamo sempre inquieti e mai soddisfatti. L’altro sarà sempre qualcuno che ha ciò che io non ho, per cui devo fare di tutto per entrarne in possesso. Si giunge così al punto da scomodare Dio stesso, perché faccia giustizia nei confronti di chi penso stia portando via la parte che mi spetta.
Gesù, invece, ci invita a fare attenzione e a tenerci lontani da ogni cupidigia. Quante volte, infatti, se la nostra vita si pone sul piano inclinato dell’avere, avvertiamo un’insaziabile fame che nulla potrà soddisfare. Più hai e più vorresti avere.
Per quanto riguarda l’uomo ricco della parabola, sembra piovere sul bagnato, a motivo di quell’abbondante, inatteso, raccolto. Più fortunato di così!
Un problema, però, ce l’ha anche lui: dove conservare tanto ben di Dio? Ed eccolo, subito, a progettare una nuova sistemazione degli ambienti. E’ un uomo che sa tenere in mano la situazione, non gli sfugge nulla. Infatti, lui ha ben chiaro che cosa fare dei “suoi” averi; più volte si rivolge a se stesso dicendo: “I miei raccolti, i miei magazzini, i miei beni, la mia anima”.

Avere o donare?
Una cosa, però, sfugge a questo povero ricco: il fatto che tutto ciò che ha non è suo. Ce lo ricorderà san Paolo: “Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto?” (1 Cor.4,7). All’uomo, chiuso nella presunzione d’aver tutto sotto controllo, sfugge la più elementare delle verità, che la vita è dono. Non l’abbiamo “acquistata” noi con le nostre ricchezze, meriti, decisioni...
L’uomo ricco si trova prigioniero dell’inganno più terribile: credere che la vita dipenda dall’avere, mentre essa si realizza solo nel dono. Il vero dilemma non è tra “avere o essere”, ma tra “avere e donare”. Tu sei ciò che doni. Tu sei un dono di Dio, e la tua vita si realizzerà sempre più nella misura in cui ti scoprirai figlio di un Padre che dona tutto ai suoi figli, come il padre misericordioso della parabola.
Gesù sa che, oltre a tanti discorsi persuasivi sul retto uso dei beni, il discorso più diretto e brutale viene dalla vita stessa, posta di fronte alla morte: “E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Papa Francesco più volte ricorda di “non aver mai visto dietro l’auto funebre il camion dei traslochi!”.

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