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La semplice profondità del gesto della Veronica

C’è una profonda verità in Veronica che va oltre il particolare episodio, ed è la verità giornaliera di infiniti gesti di gratuità, di amore, che nessun giornale e telegiornale registra, neppure il foglietto parrocchiale, ma che non per questo non avvengono. Pur essendo maschi i quattro evangelisti non hanno potuto tacerlo: accanto a Gesù nelle sue ultime ore rimasero solo le donne.

Parole chiave: veronica (1), buongiorno di speranza (59), via crucis (24), venerdì santo (12)
La semplice profondità del gesto della Veronica

“Se Cristo, lungo la sua via dolorosa, non avesse incontrato una sola persona capace di compiere il gesto di Veronica - un fazzoletto passato furtivamente su un volto ingrommato di sudore, sangue, sputi - allora, veramente mi vergognerei del nome di uomo” (A. Pronzato). Eppure, c'è chi vorrebbe togliere Veronica dalle stazioni della Via Crucis, perché in nessuno dei quattro vangeli si parla di lei. Si vorrebbe ridurla a pia tradizione che ricorda il volto di Gesù impresso sul fazzoletto della donna come una “vera icona”, da cui il collegamento con il nome stesso di Veronica. Ma a difendere Veronica e la sua verità più profonda fu un santo del nostro tempo che ben conobbe la via dolorosa: papa Giovanni Paolo II. Nella Via Crucis del grande Giubileo del 2000, scritta da lui stesso, parlando di Veronica applica a lei le parole che Gesù usò per difendere la donna che aveva versato sui suoi piedi l’olio profumato: “Perché infastidite questa donna! Essa ha compiuto un'azione buona verso di me” (Matteo 26,10-12). C’è una profonda verità in Veronica che va oltre il particolare episodio, ed è la verità giornaliera di infiniti gesti di gratuità, di amore, che nessun giornale e telegiornale registra, neppure il foglietto parrocchiale, ma che non per questo non avvengono. Pur essendo maschi i quattro evangelisti non hanno potuto tacerlo: accanto a Gesù nelle sue ultime ore rimasero solo le donne. Il teologo amico di papa Wojtyla, von Baltashar, la chiama “la chiesa delle donne, la chiesa dell'amore”. E’ quella chiesa che si è resa visibile i questi giorni di passione, in tanti piccoli gesti di bontà. E’ la chiesa ricca di quella fantasia d’amore che vince sulla fredda professionalità. E’ quella chiesa che sa sempre trovare “un fazzoletto” di tenerezza che rende umana l'ora del dolore. E’ la chiesa di quel bambino a cui la maestra domandò perché veniva all'asilo sempre con due fazzoletti: “Uno per soffiarmi il naso - rispose - e l’altro per asciugare le lacrime dei miei compagni quando piangono”.

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