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La “sua famiglia”: il Seminario ricorda don Pierluigi Guidolin

E’ stato educatore fedele, prete generoso, testimone evangelico, scrive il rettore, mons. Giuliano Brugnotto a qualche giorno dalla scomparsa del sacerdote che fino a qualche settimana fa ha guidato il Seminario.

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La “sua famiglia”: il Seminario ricorda don Pierluigi Guidolin

“Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” chiese Gesù alla folla. E girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. Grazie alla relazione con Gesù, tutti coloro che rispondono alla chiamata del Signore per lavorare nel suo Regno, entrano a far parte di una nuova famiglia. Non una parentela fondata su vincoli di sangue, bensì una parentela generata dalla fede nel Signore.
Don Pierluigi ha vissuto con i ragazzi, gli adolescenti e i giovani delle comunità del Seminario per ben 18 anni. Quando venne annunciata la mia nomina a rettore del Seminario, don Pierluigi si trovava all’ospedale. Sapeva di essere malato gravemente. Quando fu dimesso mi ha chiesto di poter rimanere in Seminario per le ultime settimane di vita. Egli desiderava stare vicino a quella che considerava la sua famiglia. Così è stato. Con l’aiuto di alcuni preti, amici e i suoi familiari, si è provveduto all’assistenza. Al mattino di giovedì 7 giugno mi trovavo nella sua camera insieme a don Luca Pizzato, alla sorella Paola e al fratello Michele. È spirato tra le braccia di don Luca e della sorella Paola.
La sera di quello stesso giorno ci siamo riuniti tutti nella chiesa maggiore per pregare intorno alla salma di don Pierluigi: ragazzi, giovani, educatori e professori. Insieme al rosario abbiamo meditato su alcuni brani biblici che don Pierluigi aveva scelto per il suo funerale. Li aveva indicati lo stesso don Pierluigi nel suo testamento scritto nel giorno della trasfigurazione del Signore il 6 agosto 2016. Alcuni ragazzi delle medie piangevano e i giovani della comunità teologica cercavano di consolarli. Al termine della preghiera i ragazzi si sono raccolti spontaneamente attorno alla bara di don Pierluigi per alcuni minuti, presi da profonda commozione. Un giovane mi ha confidato che mai aveva percepito con così grande intensità la “famiglia del Seminario”.
Don Pierluigi ha vissuto la sua malattia lungo quasi due anni, condividendo con i preti e i seminaristi il suo itinerario spirituale. Ha vissuto tutto questo come “una chiamata nella chiamata”. L’anno scorso aveva chiesto l’unzione degli infermi che ricevette durante una celebrazione dei vespri in Seminario maggiore. Disse che, dopo aver risposto alla chiamata al sacerdozio, ora aveva ricevuto una nuova vocazione per esercitare un “ministero speciale”.
Il Seminario è profondamente grato al Signore per la vita di don Pierluigi. È stato un educatore fedele, un presbitero generoso, un testimone evangelico. Ma siamo grati anche per averci fatto vibrare il cuore nel sentirci una famiglia per il dono della fede in Gesù morto per amore e risorto a vita nuova.

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