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Le nozze, il vino e un annuncio - II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C

Il banchetto a Cana di Galilea è la terza “manifestazione” di Gesù

Parole chiave: commento al vangelo (9), nozze di Cana anno C (1)
Le nozze, il vino e un annuncio - II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C

Il Tempo ordinario, dopo la seconda “epifania” costituita dalla festa del Battesimo del Signore, riprende con una terza “manifestazione” dell’identità di Gesù. Il Vangelo di Giovanni ci presenta il primo dei “segni” compiuto da Gesù a Cana.
Uno strano sposalizio
L’episodio si colloca a Cana di Galilea, un villaggio a pochi chilometri da Nazaret. L’evangelista segnala che ciò avviene “il terzo giorno” (Gv 2,1). Potrebbe trattarsi del terzo giorno della settimana, ossia il martedì che, secondo alcune tradizioni ebraiche, è il giorno più adatto per le nozze. Oppure, dopo i primi quattro giorni descritti nel “prologo narrativo” (Gv 1,19-51), dove per quattro volte ritorna l’espressione “il giorno dopo”, si sarebbe qui al “settimo giorno”. La prima settimana della vita pubblica di Gesù, o un’allusione al settimo giorno della creazione? Non si può nemmeno escludere che, come noi, anche i primi cristiani nell’espressione “il terzo giorno”, percepissero un riferimento alla risurrezione.
Il Vangelo di Giovanni offre la possibilità di leggere il testo a diversi livelli: il racconto di una festa di nozze, alla fine della prima settimana di vita pubblica di Gesù, può annunciare il compimento dell’opera della creazione e il punto di arrivo di tutta la sua vicenda: la Pasqua. La narrazione dell’episodio in quanto tale appare quasi “inadeguata”: la sposa non viene neanche nominata e lo sposo, pur interpellato da colui che dirigeva il banchetto, non proferisce parola. Se poi si guarda alla quantità di acqua trasformata in vino, ne risulta una sproporzione assurda: circa seicento litri di vino messi a disposizione, ormai verso la fine della festa, sono davvero tanti!
La tua terra avrà uno sposo
Anche in questo caso, la prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci orienta a riconoscere Gesù come “lo sposo” promesso: “come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te” (Is 62,5). Quello che fa uno sposo a una festa di nozze, infatti, è compiuto da Gesù nel banchetto di Cana: dà ordini ai servi! E questi, riempite le sei anfore di acqua, le portano a colui che dirigeva il banchetto, che rimane stupito per la qualità del vino assaggiato.
E se le parole della madre ai servi (qualsiasi cosa vi dica, fatela), appaiono un incoraggiamento a fidarsi delle richieste di Gesù, la prontezza con cui i servi eseguono l’ordine può significare qualcosa in più. Nel primo capitolo della Genesi, infatti, la Parola di Dio creatore realizza immediatamente quello che dice: “Dio disse: Sia la luce. E la luce fu” (Gen 1,3). Così è ora per Gesù: la sua Parola è efficace e realizza quello che annuncia.
Infine, anche lo strano dialogo tra Gesù e la madre, che nel Vangelo di Giovanni non viene mai chiamata per nome, e alla quale il Figlio si rivolge chiamandola “donna” (cf. Gv 19,26), rimanda ben oltre una risposta che potrebbe sembrare “sgarbata”. Gesù, infatti, coglie l’occasione per annunciare la sua “ora”, quella della croce, che non è ancora giunta, ma si profila chiaramente all’orizzonte. E quella “donna” che lo provoca ad agire a favore dell’umanità intera, non rappresenta solamente la sua madre terrena.
A ciascuno è data una manifestazione dello Spirito
Si può accennare in questa domenica anche al fatto che inizia la lettura semicontinua della Prima Lettera ai Corinzi. La giovane comunità fondata pochi anni prima è caratterizzata da una sovrabbondanza di carismi dello Spirito Santo. Tale ricchezza, però, rischia di costituire pure il problema principale: non sempre, infatti, la diversità garantisce la comunione.
Il percorso che si potrebbe seguire, in ascolto della seconda lettura, è incentrato sulla ricerca dell’unità: i molteplici e differenti doni sono offerti dallo Spirito Santo per l’edificazione della comunione nella comunità. Non a caso tali testi vengono proposti in coincidenza con la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani (18-25 gennaio).
Le divisioni all’interno delle famiglie e delle comunità cristiane, nonché quelle storiche tra le diverse chiese, non avvengono perché ci sono doni e sensibilità diverse, ma perché ciascuno pensa di dover affermare il proprio come “principale”. Preghiamo perché, anche ascoltando i messaggi offerti dall’Apostolo nelle prossime domeniche, ciascuno possa riscoprire la ricchezza costituita dalla diversità, alla ricerca dell’unico disegno di Dio che si realizza mediante la condivisione dei differenti carismi suscitati dallo Spirito.

Le nozze, il vino e un annuncio - II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C
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