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Le parole semplici di una fede profonda

Papa Francesco, nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (125) ci aiuta a valorizzare i segni e le parole semplici della fede. Tante volte, invece, disprezziamo e giudichiamo con superiorità certe devozioni popolari.

Parole chiave: invocazioni (1), preghiera (80), religiosità popolare (2), fede (73)
Le parole semplici di una fede profonda

Penso alla fede salda di quelle madri ai piedi del letto del figlio malato che si afferrano ad un rosario anche se non sanno imbastire le frasi del Credo; o a tanta carica di speranza diffusa con una candela che si accende in un'umile dimora per chiedere aiuto a Maria, o in quegli sguardi di amore profondo a Cristo crocifisso”.

Papa Francesco, nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium” (125) ci aiuta a valorizzare i segni e le parole semplici della fede. Tante volte, invece, disprezziamo e giudichiamo con superiorità certe devozioni popolari. Pur rimanendo sempre attenti a non cadere in atteggiamenti superstiziosi, c’è un linguaggio delle cose e dei gesti che sono espressione dell'umile fiducia che abita il cuore di chi soffre. Il mese di maggio porta con sé una lunga memoria di affidamento a Maria in tante situazioni difficili. È significativo sapere che la più antica preghiera mariana non è l’Ave Maria, di fatto molto recente nella sua formulazione completa, quanto invece una struggente invocazione nata in Egitto attorno al 250 d.C, forse in tempo di calamità o di persecuzione: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.

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